Come la fisica si applica alla medicina

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Quando pensiamo alla fisica la prima immagine che abbiamo è quella di una materia difficile, complicata, con i tipici esercizi del circuito elettrico o della pallina che rotola sul piano inclinato, delle forze vettoriali, della corrente elettrica. La fisica ha, in realtà, delle applicazioni pratiche che entrano nel nostro quotidiano e nella nostra salute.

Ce lo racconta a Tutti Dentro, nella puntata numero 28, Simonetta Salviato, fisico sanitario del Servizio Sanitario Nazionale che attualmente lavora presso l’Ospedale di Mestre, Venezia.

“La prima impressione che la gente comune e lo stesso studente medio-alto hanno della fisica è quella di una materia, anche se non proprio “asettica”, in qualche modo specifica tanto da diventare “di parte”, poco propensa al sapere comune. Invece, la fisica ha tutta una serie di applicazioni, fra le quali quelle di cui io mi occupo e cioè nell’ambito medico. Per questo motivo, sarebbe necessario che la ricerca si rivolgesse non solo alla medicina diretta, intesa come Telethon per fare un esempio, ma anche alla fisica, alla chimica, all’ingegneria biomedica, in modo che, col supporto di queste materie interdisciplinari, la medicina possa effettivamente crescere”.

“Noi fisici sanitari non siamo in diretto contatto col paziente e questo è quello che ci distingue dal medico vero e proprio. Veniamo di solito definiti “sanitari non medici”: è una brutta dizione che alla maggior parte dei miei colleghi non piace, perché anteporre ad una parola il NON ha sempre un valore negativo. Noi siamo tecnici che lavorano con le macchine dietro il paziente: quando la macchina va in applicazione diretta sul paziente, vuoi per la terapia, vuoi per l’esame, ci sono altre figure che ci sostituiscono e che possono essere i medici oppure i tecnici deputati al funzionamento o all’applicazione della macchina sul paziente”.

“Per capire meglio, possiamo fare un esempio di applicazione: quello della radioterapia, che è l’ambito di mio interesse. La radioterapia si avvale di macchine molto grandi: i cosiddetti acceleratori lineari che eseguono le terapie vere e proprie. Il medico radioterapista esamina il caso e decide qual è la dose necessaria perché vi sia beneficio di cura. Spetta al fisico interessarsi di come la dose raggiunge i tessuti, attraverso quali metodiche e quali strumenti. Nella fattispecie, il fisico decide le “energie”, che noi chiamiamo fasci di elettroni o fotoni (e che nel prossimo futuro saranno di altra natura fisica). Questo è il secondo passaggio. Il terzo e ultimo passaggio, che spetta ai tecnici, è l’applicazione vera e propria che consiste nel centrare il paziente e fargli la terapia (che in alcuni casi può durare anche trenta giorni).

In definitiva, sono tre le figure che si possono individuare per un trattamento radioterapico.

La maggior parte della gente alla quale racconto che sono un fisico sanitario mi scambia per “fisiatra” oppure confonde il mio lavoro per un’altra materia attinente ma solo per assonanza del nome. Una specialità come questa ha due versanti: la mia che è quella dello studioso (colui che si applica) e la seconda quello del paziente, che ha tutti i diritti di conoscere come viene costruita la terapia che gli arriva. Allo stesso modo, in astronomia o in qualunque altra applicazione scientifica, c’è la parte dello studioso e la parte del pubblico o ascoltatore (che nel mio caso è invece il paziente): se quest’ultimo capisce che esistono queste “figure” capisce anche che esiste il doppio versante: da una parte lo studio e dall’altra l’applicazione diretta. Per questo motivo il pubblico non solo capirà come la ricerca arriverà ad esso in maniera diretta ma sarà anche più propenso nel dare più soldi alla ricerca stessa.

Noi studiosi di materie scientifiche abbiamo una rispondenza direttamente specifica e facilmente comprensibile dalla gente. Il problema è che non ci viene dato nemmeno lo spazio per poter parlare a tutti di questa applicabilità diretta. Manca la comunicazione”.

E non possiamo che essere d’accordo con lei.

La puntata è disponibile sul sito http://www.tuttidentro.info .

 

Sabrina

Informazioni su Sabrina Masiero

Ricercatore Astronomo (Tecnologo III livello) presso INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo-Gal Hassin, Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche di Isnello, Palermo. In precedenza: Borsista presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie.
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2 risposte a Come la fisica si applica alla medicina

  1. Enzo dice:

    Ciao a tutti,
    ho letto con molto interesse l'intervista al fisico sanitario:
    spesso non ci rendiamo neanche conto di quante persone operano dietro le quinte e rimangono sconosciute pur essendo indispensabili perché il lavoro dei colleghi che sono a diretto contatto con i pazienti vada a buon fine.
    Credo che un ringraziamento vada anche a Sabrina che ha curato l'ottima trascrizione delle interviste, infatti grazie al suo lavoro possiamo leggere le informazioni in maniera gradevole e veloce.

  2. "Feynman" dice:

    Buongiorno!
    Finalmente su segnalazione di Sabrina riesco a visitare questo bellissimo blog! Ragazzi, state facendo un bellissimo lavoro, complimenti!
    Spero proprio che abbiate un po' di visitatori, dal canto mio cercherò di pubblicizzarvi un po'.
    Voi pero', mi raccomando, siate assidui con gli interventi: almeno uno a settimana 🙂

    Per concludere una frase di Feynman (il Fisico a cui sono molto legato e di cui ho scelto il nome come nick in rete) legata al ruolo dello Scienziato:
    "LA NOSTRA FANTASIA E' TESA AL MASSIMO, MA NON COME NELLE NORMALI STORIE FANTASTICHE PER PENSARE A QUALCOSA CHE NON ESISTE, MA PROPRIO PER COMPRENDERE E RAPPRESENTARE MEGLIO CIO' CHE CI CIRCONDA…"

    Buon tutto!
    Andrea Macco (Genova)