Sotto le stelle di Springfield

“I Simpson sono un capolavoro assoluto di letteratura e di cinema nel panorama della produzione mondiale”. Così esordisce Marco Malaspina, giornalista scientifico dell’INAF, l’Istituto Nazionale di Astrofisica italiano, invitato a Tutti Dentro nella dodicesima puntata.

“C’è di tutto nei Simpson: politica, religione, la nostra vita, la scienza e anche l’astronomia. Occupandomi per lavoro di scienza e di comunicazione della scienza, l’ho rintracciata nei Simpson attraverso la tv, le videocassette e le registrazioni di alcuni miei amici; in un secondo momento l’ho catalogata, ho dato una forma sistematica alla presenza della scienza facendone un libro”.

Edito da Sironi Editore, “La scienza dei Simpson”, recentemente ristampato per la quarta volta in Italia, è ora in procinto di varcare il confine e sbarcare in Francia.

Come mai la scienza in un cartone animato come i Simpson?

“Due sono i motivi principali: il primo, più originale, sta nella squadra degli sceneggiatori dei Simpson (circa un centinaio): una buona parte di loro proviene da facoltà scientifiche, in particolare dall’Università di Harvard; sono ricercatori di matematica o fisica, sono ingegneri e chimici. “Mai una trasmissione televisiva ha avuto una tale squadra di scienziati tra i suoi sceneggiatori” (da un’intervista a David Cohen). L’altro motivo è che i Simpson sono un cartone animato estremamente realistico e riconoscono meglio di quanto non lo sanno fare le redazioni dei nostri telegiornali, quale ruolo ha la scienza in senso lato, comprendendo quindi anche la salute e l’ecologia, nelle nostre vite. Ce n’è tanta e quindi, lasciano parecchio spazio alla scienza. Uno dei tanti esempi, è il caso degli psicofarmaci dati ai bambini. Di questo medicinale, che va sotto il nome di “Ritalin” se ne è parlato e se ne parla moltissimo anche in Italia: è usato per curare l’ADHD, il disturbo da deficit dell’attenzione con iperattività. Nei Simpson c’è un’intera puntata dedicata a questo farmaco: lo presentano nel loro modo incantevole, dissacrante, ma al tempo stesso puntuale, facendone vedere i pro e i contro, gli effetti indesiderati nei bambini, ma soprattutto (e questa è la caratteristica principale della scienza nei Simpson), cosa accade quando la scienza entra in famiglia. Nel mio libro la chiamo “la scienza da cucina”, perché è quella che sperimentiamo tutti i giorni, in particolare alla sera quando la famiglia si ritrova a cena e capita che alla tv si parli di una nuova cura, di una nuova medicina, di un nuovo ritrovato o di una nuova scoperta. La scienza ha un impatto sulle nostre vite quotidiane, che è diverso da quello che si legge sui giornali, o quello che può avere sulla politica, sull’economia, sull’università. E’ un impatto molto intimo che va a ribaltare le relazioni. Come reagisce un bimbo quando gli si dice: “Guarda, per aiutarti, per farti star meglio, da domani dobbiamo darti questa pillolina”. A me incuriosisce sapere come reagisce un bambino. Questo di solito non lo si ritrova nei giornali dove appare solo il parere di politici, medici, insegnanti o delle famiglie, ma non quello dei bimbi. I Simpson, invece, lo fanno vedere”.

“L’astronomia è la materia preferita dai bimbi di Springfield, come lo è del resto per molti ragazzini italiani. Lisa è una patita dell’astronomia: nell’episodio “E le stelle stanno a guardare” organizza una raccolta di firme per presentare una petizione al Sindaco di Springfield contro l’inquinamento luminoso; Bart scopre una cometa, tra l’altro pericolosissima, come si scoprirà ben presto, che sta per distruggere Springfield.

L’esempio senza dubbio più realistico legato allo spazio è nell’episodio “Homer nello spazio profondo”. E’ la storia di un lancio spaziale. La NASA è seriamente preoccupata per un motivo in effetti curioso anche se molto aderente alla realtà: sono crollati gli indici di ascolto dei lanci dello Shuttle, in parole povere la gente non li guarda più.

Lo stesso Homer appena ne vede uno in televisione esclama irritato: “Oh, no! Ancora uno di quei noiosissimi lanci spaziali! Cambia canale, cambia canale!”.

Se scende l’audience scendono pure i finanziamenti per i voli spaziali. Per questo motivo la NASA, seriamente preoccupata, decide di portare avanti una ricerca di marketing: “Come fare per interessare la gente allo spazio?” E il risultato che ne emerge è che la gente è stanca di astronauti perfetti, di bravi ingegneri e di grandi piloti. C’è bisogno di una persona comune, una persona nella quale identificarsi. Così la NASA decide di prelevare Homer, il prototipo di operaio zoticone, dal suo divano per sistemarlo sul sedile dello Shuttle. In orbita, si può ben immaginare, il nostro eroe ne combina di tutti i colori. In realtà, questo ci fa vedere come la comunicazione della scienza, e in questo caso l’aspetto mediatico, finisca per condizionare la scienza stessa.

Posso citare due frasi al volo: ad un certo punto il comandante della missione si rivolge ai tecnici e chiede: “Come sta andando il lancio?” e la risposta è immediata: “Non lo sappiamo, perché tutti i computer sono dedicati a misurare gli indici di ascolto”.

Non siamo poi così lontani dalla realtà: forse non tutti sono stati attenti alle ultime missioni spaziali americane ma una maestra è andata in orbita proprio nell’estate 2007. Pochi anni prima dell’episodio dei Simpson, il 28 gennaio 1986, le immagini del disastro dello Shuttle Challenger nella fase di lancio, erano ancora ben impresse nella mente di tutti, comprese quelle degli sceneggiatori. Sei erano astronauti, la settima una maestra, Christa McAuliffe, lanciata in orbita chissà per quale motivo…”.

Senza ombra di dubbio, i Simpson sono una seconda famiglia per moltissimi di noi: è facile immedesimarsi, dato che fanno quello che facciamo noi. Guardano la tv.

“E’ anche vero che vengono definiti “la famiglia più disfunzionale d’America, un’etichetta che si portano addosso da moltissimi anni. In realtà, è una famiglia che funziona benissimo: spesso si tende a considerarne solo l’aspetto sarcastico, la parodia dell’uomo moderno e dei tratti peggiori della vita attuale. Se ci pensiamo bene, in realtà, i Simpson sono una famiglia dove per esempio non si sta mai da soli, di sera si discute, se esce di casa un membro della famiglia si preoccupano tutti finché non rientra”.

“Alcuni mesi fa un sociologo fece un’indagine chiedendo ad un gruppo di bambini: “Chi è il vostro modello di papà?”. Molti risposero “Homer Simpson”. E la preoccupazione del sociologo aumentò quando ricevette la stessa risposta dal figlio. Dall’indagine emerse che Homer è padre ideale perché alla sera sta sempre a casa in compagnia dei figli”.

Oltre ad acquistare un cannocchiale per loro e a farsi una birra con Stephen Hawking.

Sabrina

Informazioni su Sabrina Masiero

Ricercatore Astronomo (Tecnologo III livello) presso INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo-Gal Hassin, Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche di Isnello, Palermo. In precedenza: Borsista presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie.
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2 risposte a Sotto le stelle di Springfield

  1. Vis dice:

    Sono arrivato qui non ricordo cercando cosa…e ho letto qualcosina…

    Volevo lasciare semplicemente i complimenti per i vari articoli, tutti molto interessanti…commento questo qui senza nessun motivo particolare, li commenterei tutti (quelli che ho letto) ma diventerei noioso… 🙂

    …venendo all'articolo, diciamo che ci sono tanti altri 'contro' da analizzare prima di definire questa famiglia perfetta (Homer in primis)…ma sono sicuro che per ogni 'contro' che chiunque si prenda la briga di trovare ce ne sarà sicuramente qualcun altro (e io mi schiero con loro^^) che si prenderà la briga di trovare almeno un paio di 'pro'…insomma, anche io tifo Homer^^

    Complimenti 🙂

    P.s. Cerca 'Guida Intergalattica per Autostoppisti' potrebbe interessarti 😉

  2. Sabrina dice:

    Il tuo suggerimento è graditissimo, Vis.
    Ho scoperto infatti, che la "Guida Intergalattica per Autostoppisti" è nata come serie radiofonica di fantascienza, cosa che mi interessa molto.

    Homer è unico… Ti offrirebbe una birra!
    Ciao, grazie infinite!
    Sabrina