Non esistono domande stupide

Carl Sagan
“Il mondo infestato dai demoni – La scienza e il nuovo oscurantismo”
Baldini & Castoldi, Milano, 2001

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“Di tanto in tanto io ho la fortuna di insegnare in un asilo infantile o in una prima elementare. Molti di questi bambini sono scienziati-nati, anche se hanno una forte propensione verso il meraviglioso e se sono molto meno orientati verso lo scetticismo. Sono curiosi, pieni di energia intellettuale, pongono domande stimolanti e intelligenti, e manifestano un enorme entusiasmo. Non si accontentano mai della prima risposta e non sanno che cosa sia una «domanda stupida». Quando invece parlo a studenti delle scuole superiori, trovo una situazione molto diversa. Essi sono abituati a memorizzare «fatti». In generale, però, hanno perso la gioia della scoperta, si lasciano sfuggire la vita che è dietro a quei fatti. Hanno perso gran parte del senso del meraviglioso e guadagnato ben poco in scetticismo. Si preoccupano di non fare domande «stupide»; sono disposti ad accettare risposte non adeguate; difficilmente continuano a fare domande quando hanno avuto una risposta; molto spesso si guardano intorno per accertarsi se hanno o no l’approvazione dei loro compagni. Vengono in classe con le domande già scritte su pezzi di carta che esaminano di nascosto, aspettando il loro turno e trascurando di seguire le discussioni in cui i loro compagni sono impegnati in quel momento. Qualcosa è accaduto fra la prima elementare e l’ultimo anno delle scuole secondarie superiori, e non è solo la pubertà. Io penso che il cambiamento sia la conseguenza di molti fattori, fra cui i seguenti: la pressione dei compagni a non eccellere (eccezion fatta per gli sport); il fatto che la società insegni a ricercare gratificazioni a breve termine; l’espressione che la scienza o la matematica non siano molto utili quando il proprio obiettivo è l’acquisto di una macchina sportiva; il fatto che ci si attenda assai poco dagli studenti; inoltre la scarsità delle remunerazioni o dei modelli di ruolo per discussioni intelligenti di scienza o tecnologia, o anche per l’apprendimento in generale. Quei pochi che rimangono interessati alla scienza sono gratificati di epiteti come «secchioni» o «sgobboni». Ma c’è anche qualcos’altro: io trovo che molti adulti sono evasivi quando i bambini piccoli fanno loro domande scientifiche. “Perché la Luna è rotonda?” domandano i bambini. “Perché l’erba è verde?”, “Che cos’è un sogno?”, “Quanto si può andare in profondità scavando un buco?”, “Quand’è il compleanno del mondo?”, “Perché abbiamo le dita dei piedi?”. Troppi insegnanti e genitori rispondono con irritazione o sarcasmo, o passano rapidamente a qualcos’altro. “Che cosa ti saresti aspettato, che la Luna fosse quadrata?”. I bambini si rendono conto ben presto che questo tipo di domande infastidisce gli adulti. Dopo un po’ di esperienze come questa, la scienza perde un altro bambino, futuro possibile adepto. Non riesco a capire perché mai gli adulti dovrebbero fingere di essere onniscienti davanti ad un bambino di sei anni. Che cosa c’è di sbagliato nell’ammettere che non sappiamo qualcosa? La nostra autostima è così fragile?”

Fine prima parte.

 

Enghish Version

No Such Thing as Dumb Question (Part I)


Carl Sagan
“The Demon Haunted World – Science as a Candle in the Dark”, 1996
Headline Book Publishing, London, First edition in 1996


“Every now and then, I’m lucky enough to teach a kindergarten or first-grade class. Many of these children are natural-born scientists- although heavy on the wonder side and light on scepticism. They’re curious, intelectually vigorous. Provocative and insightful questions bubble out of them. They exhibit enormous enthusiasm. I’m asked follow-up questions. They’re never heard of the notion of a “dumb question”.

But when I talk to high school seniors, I find something different. They memorize “facts”. By and large, though, the joy of discovery, the life behind those facts, has gone out of them. They’ve lost much of the wonder, and gained very little scepticism. They’re worried about asking “dumb” questions: they’re willing to accept inadequate answers; they don’t pose follow-up questions; the room is awash with sidelong glances to judge, second-by-second, the approval of their peers. They come to class with their question written out on pieces of paper, which they surreptitiously examine, waiting their turn and oblivious of whatever discussion their peers are at this moment engaged on.
Something has happened between first and twelfth grade, and it’s not just puberty. I’d guess that it’s partly peer pressure not to excel (except in sports); partly that the society teaches short-term gratification; partly the impression that science or mathematics won’t buy you a sports car; partly that so little is expected of students; and partly that there are few rewards or role models for intelligent discussion of science and technology – or even for learning for its own sake. Those few who remain interested are viliefied as “nerds” or “geeks” or “grinds”.

But there’s something else: I find many adults are put off when yor children pose scientific questions. Why is the Moon round? the children ask. Why is grass green? What is a dream? How deep can you dig a hole? When is the world’s birthday? Why do we have toes? Too many teachers and parents answer with irritation or ridicule, or quickly move on to something else: What did you expect the Moon to be, square?” Children soon recognize that somehow this kind of question annoys the grown-ups. A few more experiences like it, and another child has been lost to science. Why adults should pretend to omniscience before 6-year-olds. I can’t for the life of me understand. What’s wrong with admitting that we don’t know something? Is our self-esteem so fragile?”

Informazioni su Sabrina Masiero

Ricercatore Astronomo (Tecnologo III livello) presso INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo-Gal Hassin, Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche di Isnello, Palermo. In precedenza: Borsista presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie.
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