L’arrivo di Halley

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 Il 23 agosto 1682 era stata vista una cometa nella Francia meridionale. Halley ne calcolò gli elementi orbitali con l’approssimazione parabolica già usata da Newton. Calcolò anche gli elementi di qualche altra cometa, e confrontandoli tutti tra loro, cominciò a sospettare che la cometa del 1682 fosse già apparsa nel nostro cielo: per confermarlo gli erano necessarie altre osservazioni. Così, il 28 settembre 1695 scriveva a Newton:
“I must entreat you to procure for me of Mr. Flamsteed what he has observed of the Comett of 1682 particularly in the month of September, for I am more and more confirmed that we have seen that Comett now three times, since ye yeare 1531…”
Mi raccomando di procurare per me ciò che osservò Mr. Flamsteed della cometa del 1682 soprattutto nel mese di settembre, perché io sono più convinto che al momento attuale abbiamo visto quella cometa tre volte, fin dall’anno 1631…


Ma non poté ultimare rapidamente quella ricerca. Halley era un uomo assai impegnato e fu ripetutamente distolto da quel lavoro, anche per i moltissimi viaggi intorno al mondo.
Nel 1705 poté finalmente presentare alla Royal Society la sua Astronomiae Cometicae Synopsis che venne poi pubblicata nella “Philosophical Transactions”. La nota, composta di venti pagine, delle quali la metà comprendenti tavole ed esempi di calcolo, era stata frutto di “una prodigiosa quantità di calcoli”. Attraverso questi, Halley aveva potuto ricavare gli elementi orbitali di 24 comete apparse tra il 1337 e il 1698, per le quali era riuscito a raccogliere un numero adeguato di osservazioni abbastanza precise. Il sospetto che aveva avuto una decina di anni prima si dimostrò ben fondato: la cometa del 1682 doveva essere già apparsa altre volte. Ma lasciamo che ci racconti la scoperta lo stesso Halley:

E certamente molte cose mi persuadono a credere che la cometa dell’anno 1531, osservata ad Apiano, fosse la stessa descritta da Keplero e Longomontano nell’anno 1607, e che io stesso vidi e osservai nuovamente al suo ritorno nel 1682. Tutti gli elementi concordano, tranne il fatto che c’è una disuguaglianza dei periodi: ma questa non è tanto grande da non potere essere attribuita a cause fisiche. Per esempio, il moto di Saturno è così disturbato dagli altri pianeti, e specialmente da Giove, che il suo tempo di rivoluzione è incerto, fino all’arco di diversi giorni. Quanto più esposto a tali perturbazioni sarà una cometa che si allontana fino a una distanza circa 4 volte maggiore di quella di Saturno, e nella quale un piccolo aumento della velocità potrebbe cambiare la sua orbita da un’ellisse in una parabola? L’identità di queste comete è confermata dal fatto che nell’estate dell’anno 1456 fu vista una cometa, che passò in direzione retrograda tra la Terra e il Sole, pressoché nella stessa maniera: e benché non fosse stata osservata astronomicamente, dal suo periodo e dal modo di passare ritengo che non fu diversa da quelle già nominate. Posso dunque predire con fiducia il suo ritorno nell’anno 1758. Se questa predizione si avvererà, non ci sarà più motivo di dubitare che debbano ritornare anche le altre comete.

Con questa ricerca, che sul momento non fece scalpore, Halley affrontava la sua svolta decisiva nella conoscenza delle comete. Era come se stesse facendo un esperimento iniziato molto prima della sua nascita e del quale si sarebbe saputo l’esito dopo la sua morte.

Continua …
Sabrina

Informazioni su Sabrina Masiero

Ricercatore Astronomo (Tecnologo III livello) presso INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo-Gal Hassin, Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche di Isnello, Palermo. In precedenza: Borsista presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie.
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Una risposta a L’arrivo di Halley

  1. Amedeo dice:

    Colpisce come l’astronomia al tempo di Halley stia allargando i propri orizzonti con lo studio sulle comete e le loro orbite. Anno dopo anno, si aggiunge un tassello alla conoscenza del cosmo, se ne sa sempre più man mano che si studia. Come se il cosmo, con Halley, avesse un segreto in meno.