E la cometa arrivò

 cometa

La notte di Natale del 1758 riemerse dalle tenebre come un pallido punto nebuloso. Non lo scoprì un astronomo, ma un agricoltore di Prohlis, vicino a Dresda, appassionato di astronomia di nome Jahannn Palitzsch, che la trovò col suo cannocchiale di 8 piedi. La predizione si rivelò esatta, ed è bello pensare che questo ritorno così importante per la storia dell’umanità, previsto e calcolato da scienziati, sia confermato per primo da un amante dell’astronomia: un astrofilo, l’appassionato mediatore tra chi esplora l’Universo per professione e tutti gli altri uomini.
Ma di questo non tutti furono contenti. Tutte le credenze e le superstizioni che avevano dominato per secoli furono smentite con un solo colpo. Ormai era chiaro che le comete non erano fenomeni collegati al suolo terrestre e circoscritti al mondo sublunare ma corpi celesti che si lanciavano nei più ampi circuiti cosmici allora conoscibili. Era facile pensare, infatti, come aveva già detto Halley, che se una cometa era sicuramente periodica, anche altre potevano esserlo.
Come potevano essere dunque, “segni del cielo” o “messaggi divini” corpi che apparivano solo quando il loro moto li portava nelle vicinanze della Terra, indipendentemente da ciò che stava accadendo o per accadere in quel momento sul nostro pianeta?
Oltre alla teoria teologica veniva spazzata via anche quella fisica. Sapendo che le comete sono corpi celesti distanti, non si poteva più pensare che fossero dannose come le esalazioni terrestri e i vari fenomeni connessi. Ciò diede all’uomo una maggiore tranquillità e tolse insulse pastoie anche al progresso della medicina. Molto di coloro che credevano che le comete fossero cause di epidemie, pestilenze e guerre erano medici.
L’astro fu seguito dagli astronomi. Alla metà del febbraio scomparve nei raggi del Sole, passò al perielio il 13 marzo, riapparve all’inizio di aprile, ben visibile a tutti seguita da una coda che, nei momenti di massimo sviluppo e nei luoghi dai quali fu osservata meglio, fu stimata lunga quasi 50 gradi. Poi si indebolì e, ai primi di giugno scomparve.
Il calcolo dell’orbita eseguita dalle osservazioni condusse agli elementi orbitali trovati da Halley: il passaggio al perielio si era verificato entro il limite di incertezza calcolato e annunciato da Clairaut. Non c’era più alcun dubbio: si trattava della stessa cometa apparsa nel 1531, nel 1607 e nel 1682 che, ancora una volta, era tornata a passarci vicina. La scienza trionfava tra la gioia di chi aveva tanto lavorato e sofferto alla ricerca della verità e lo stupore degli altri.

Fine
Sabrina

Informazioni su Sabrina Masiero

Ricercatore Astronomo (Tecnologo III livello) presso INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo-Gal Hassin, Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche di Isnello, Palermo. In precedenza: Borsista presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie.
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Una risposta a E la cometa arrivò

  1. Sabrina dice:

    Vorrei riportare la testimonianza di Carl Sagan, uno dei più grandi astronomi e divulgatori del secolo scorso, quando studente di dottorato ebbe un’indimenticabile esperienza con le comete… E con chi le osservava.

    Una certa confusione di idee sulle comete c’è anche ai nostri giorni. Nel 1957 ero studente del dottorato di ricerca allo Yerkes Observatory dell’Università di Chicago. Ero solo all’osservatorio una notte quando sentii il telefono trillare con insistenza. Quando risposi, una voce che tradiva un avanzato stato di ubriachezza disse: “Fammi pare a un ‘stronomo”. “Posso esserle utile?” chiesi. “Beh, vedi, abbiamo una festa in giardino qui a Wilmette e c’è qualcosa nel cielo. Ma se la guardi, va via. Ma se non la guardi, c’è”. La parte più sensibile della retina non è al centro del campo visivo. Potete vedere stelle deboli e altri oggetti se non li fissate. Sapevo che appena visibile in quel momento nel cielo v’era una cometa scoperta da poco chiamata Arend-Roland, così gli dissi che stava probabilmente vedendo una cometa. Ci fu una lunga pausa, seguita dalla domanda: “Cos’è ‘sta cometa?”. “Una cometa” replicai, “è una palla di neve grossa un miglio”. Ci fu una pausa più lunga, poi il tizio richiese: “Fammi parlare con un vero ‘stronomo”.