Terra e Sole nella Galassia

Nebulosa del Velo

La visione del cielo stellato, in una limpida notte senza Luna, costituisce uno dei più straordinari spettacoli offerti dalla Natura. Dinnanzi al brulichio di mille luci scintillanti, alcune più splendide, altre più fioche e lontane, quasi impercettibili all’occhio, l’uomo ancora oggi non sa sottrarsi a un intimo senso di smarrimento, alla sensazione di trovarsi quasi sperduto nel mondo sconfinato e ignoto aperto davanti ai suoi occhi. E gli capita talvolta di fantasticare sul significato dell’Universo, su ciò che esso rappresenta (se pure ha senso parlarne) nei confronti dell’uomo, sull’origine del Cosmo, sul suo divenire. Problemi non nuovi, che si presentarono all’uomo molti millenni fa, quando sottratto ormai alle esigenze primordiali della pura sopravvivenza, fu spinto dalla curiosità di conoscere la ragione delle cose ed il mondo intorno a sé. Allora ogni fenomeno naturale trovava la più facile spiegazione nell’intervento delle forze soprannaturali. Un’eclisse di Sole o di Luna, l’apparizione di una cometa, lo schianto di un fulmine erano interpretati come segni del malumore degli dei ed il cielo, le stelle e i pianeti costituivano per così dire una tavola magica dove erano segnati, in geroglifici misteriosi, i destini degli uomini. Non mancava però chi voleva rendersi conto, in maniera meno semplicistica, delle cose del Cielo e in particolare dei movimenti di insieme del firmamento e del moto dei pianeti, del Sole e della Luna tra le stelle supposte fisse. Nacquero così alcuni sistemi del mondo che, pur ponendo la Terra al centro dell’Universo e immobile, e gli astri rotanti attorno ad essa, riuscivano con modelli più o meno ingegnosi a render conto della maggior parte delle apparenze. Per le stelle fisse non si incontrarono difficoltà, ma per spiegare il complicato moto apparente dei pianeti, considerati eterni, incorruttibili, perfetti, fu necessario ideare dei modelli estremamente complicati, con sfere cristalline omocentriche, con circoli deferenti ed epicicli. La concezione geocentrica di Ipparco e Tolomeo che rendeva conto di quasi tutte le apparenze celesti, benché fondamentalmente errata nei suoi principi, fu accolta con favore e ci vollero più di 17 secoli perché fosse sostituita da quella eliocentrica di Copernico, col Sole al centro del sistema planetario e la Terra ridotta al rango di pianeta. In tale concezione i pianeti perdevano ogni privilegio: non più enti perfetti, emananti luce propria, ma corpi materiali, oscuri, del tutto simili alla Terra e come questa dotati di un duplice moto, di rivoluzione attorno al Sole e di rotazione intorno a se stessi. Ma la scoperta più importante venne da Galileo nel 1610: la scoperta di quattro stelle erranti, i quattro satelliti che orbitano intorno a Giove. Davanti ai suoi occhi stava un Sistema Solare in miniatura, in cui era chiaramente individuabile il centro di rivoluzione. Un minuscolo Sistema Solare che è in aperto contrasto con la concezione aristotelica-tolemaica secondo cui la Terra è al centro di ogni moto che avviene nell’Universo. Queste evidenze osservative di Galileo dei satelliti Medicei di Giove insieme alle fasi di Venere causarono al caduta del sistema tolemaico a favore di quello copernicano. La legge fisica che più ha influenzato lo sviluppo complessivo della scienza è sicuramente la “Legge di Gravitazione Universale” di Newton. E’ infatti grazie ad essa che per la prima volta la scienza poté estendere il raggio della propria azione ben oltre i confini limitatissimi della Terra, scoprendo che quel che si impara nei laboratori può essere applicato a qualunque parte dell’Universo, acquisendo così una fiducia quasi illimitata in tutte le altre leggi fisiche. Nel secolo scorso, con la collocazione in posizione periferica del Sole all’interno della Galassia e con il giusto dimensionamento delle scale cosmiche, ogni presunta supremazia della nostra Galassia sulle altre, ogni residua traccia di preteso antropocentrismo veniva a scomparire nell’armonica omogeneità di scenario offerta dall’Universo. Questo secondo decentramento, dopo il primo decentramento della Terra al Sole con la caduta del sistema tolemaico, per opera di Copernico, Keplero e Galileo, non comportò particolari problemi religiosi o istituzionali, come invece era successo con Galileo, anche se incontrò delle difficoltà nel cedere il posto ad una visione più realistica e consona ai fatti. Le evidenze osservative furono meno ovvie e dirette di quelle che si ebbero con Galileo, nel momento in cui egli puntò il suo cannocchiale su Giove e scoprì un Sistema Solare in miniatura. L’intelletto umano dovette non solo lottare contro i propri pregiudizi e assunti errati ma molto di più contro una serie di apparenze concrete che sembravano architettate in modo da creare quell’illusione che effettivamente la nostra stella fosse al centro della Galassia.

Sabrina

Informazioni su Sabrina Masiero

Ricercatore Astronomo (Tecnologo III livello) presso INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo-Gal Hassin, Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche di Isnello, Palermo. In precedenza: Borsista presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie.
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3 risposte a Terra e Sole nella Galassia

  1. Giovanni dice:

    Effettivamente, per l'Umanità è stato piuttosto difficile accettare di non essere al centro del Cosmo, poiché la nostra posizione perifereica sembra favorire l'opinione di chi ritiene che la Vita non sia che un incidente, capitato per caso tra le pressocché infinite possibilità dell'Universo. Senza entrare nel merito della questione delle origini, però, ritengo necessario precisare che, in base alle scoperte scientifiche citate ed agli studi seguenti, se l'Univesro ci ha scalzati dal centro, non per questo ci ha tolto dei privilegi. A ben guardare, infatti, i centri dei sistemi astrofisici sono posti tutt'altro che piacevoli!
    Pensiamo al Sistema Solare: il Sole ha una temperatura che va dai 15 milioni di gradi stimati al centro fino ai 5870 K = 5597 °C medi di quella che ci appare come la sua superficie (scusate se ho usato la scala Kelvin… deformazione professionale). Oltre a ciò, quand'anche al centro volessimo proprio un posto pacifico ed ospitale come la Terra, bisogna ricordare che tutto ciò che fa parte del Sistema Solare è attratto dal suo centro. Pertanto, tra comete ed asteroidi, prenderemmo più sventole di un pallino in un campionato di bocce!
    Anche con la Galassia non si scherza: avete idea di cosa sia un buco nero pesante quanto 3 milioni di volte il Sole? Personalmente l'idea di essere a 24000 anni luce di distanza da lì (stima grossolana) non mi dispiace troppo.
    E che dire dei sistemi di galassie? Per fortuna la nostra non è al centro di nulla, perché è proprio il luogo dove le galassie vivono le loro storie più tormentate, attivando fenomeni che sterilizzano lo spazio con radiazioni nocive per decine di migliaia di anni luce tutt'attorno.
    A ragionarci bene, il nostro angolino di periferia è molto più privilegiato di qualsiasi centro. Io credo che faccia bene pensare che l'Universo abbia costituito in particolari luoghi dei veri e propri nidi, dove la Vita ha attecchito prontamente. Non so dire in quanti luoghi possa essere accaduto un fatto simile, ma sento di poter affermare che nulla di ciò che esiste è inutile. A che serve tanto spazio, allora? Non so se potremo mai esplorarlo, ma di sicuro è uno stimolo alla nostra iniziativa e una valida protezione del nostro ambiente.

  2. Monica dice:

    Il nostro Universo, osservato da sotto l'atmosfera, nella nostra casa quiete, sembra un posto terribilmente tranquillo. Le emormi distanze tra i vari corpi celesti permettono di "attenuare" quanto accade se osservassimo i singoli processi molto da vicino. Penso al Sole, a cosa significherebbe avvicinarsi ad esso, penso al buco nero della nostra Galassia… Neppure a me dispiace starmene 24000 anni luce di distanza, Giovanni!

  3. Amedeo dice:

    Ciao Sabrina. In questi giorni ho avuto modo di riflettere su alcuni aspetti, quali il senso della vita, della morte, noi nell'Universo, dopo l'improvvisa mancanza di un papà di un mio amico, a cui ero legato. Leggendo ieri questo post le domande dei giorni scorsi sono ritornate, in forma leggermente ampliata: non più solo su di noi, sulla nostra vita, ma sull'Universo e la sua esistenza: quanto ancora tutto esisterà in questa forma? La fine del Sole sarà una catastrofe tale da portare la solitudine nell'Universo senza altre forme di vita?
    Un pensiero è andato anche ai nostri antenati, che si ponevano di sicuro domande simili, la consapevolezza di esistere non mancava loro, come la curiosità e la voglia di conoscenza anche se avevano meno mezzi di noi per esplorare il cileo e osservare i pianeti, interpretare le leggi di Natura.
    Rimane per me affascinante come in ogni epoca ci sia stato sempre l'interesse di conoscere il modo in cuii fenomeni avvengano, cercando di dare loro una spiegazione plausibile.
    Forse domani troveremo risposte alle molteplici domande di oggi. E forse anch'io riuscirò a osservare la perdita delle persone care con occhi diversi.