La fisica medioevale al tempo di Copernico

Aristotele_Platone 

Al tempo di Copernico, la fisica medioevale faceva una netta distinzione tra corpi terrestri e corpi celesti. Secondo quella teoria, tutta la materia terrestre, cioè quella fisicamente accessibile all’uomo, era formata da una miscela di quattro elementi: Terra, Acqua, Aria e Fuoco. Questi però, non erano identici alle sostanze reali da cui prendevano il nome: per esempio, l’acqua comune era considerata una miscela di tutti e quattro gli elementi, in cui prevaleva l’elemento Acqua.
Ognuno dei quattro elementi aveva un suo luogo naturale nella regione terrestre: il più elevato spettava al Fuoco, al di sotto veniva l’Aria, poi l’Acqua e infine, nel luogo più basso, la Terra. Ogni elemento tendeva al suo luogo naturale: il Fuoco, spostato al di sotto del proprio luogo, risaliva verso di esso attraversando l’Aria, l’Aria doveva salire attraverso l’Acqua, mentre la Terra tendeva a cadere attraverso l’Acqua e l’Aria. Il moto di un corpo qualsiasi dipendeva dalle proporzioni in cui i quattro elementi entravano nella sua composizione e dalla sua posizione rispetto ai luoghi naturali degli elementi stessi. Per esempio, nell’acqua in ebollizione, all’Acqua si aggiungeva l’elemento Fuoco che, avendo un luogo naturale più elevato, costringeva la miscela a salire, sottoforma di vapore. Invece, una pietra, essendo formata in prevalenza dall’elemento Terra, cadeva appena lasciata andare, attraversando Fuoco, Aria e Acqua, fino a fermarsi al suolo, suo luogo naturale.
Gli studiosi medioevali credevano che le stelle, i pianeti e gli altri corpi celesti fossero diversi, per composizione e comportamento, dagli oggetti posti sulla Terra o nelle vicinanze: i corpi celesti non contenevano alcuno dei quattro elementi che formavano la materia ordinaria, ma erano formati solo da un quinto elemento, la Quintessenza o Etere. Per i corpi formati da questo elemento il moto naturale non era né l’ascesa né la caduta, ma un moto di perenne rivoluzione su orbite circolari attorno al centro della Terra. Pur movendosi, questi corpi restavano sempre nel loro luogo naturale, e ciò li rendeva del tutto diversi dai corpi terrestri, che presentavano un moto spontaneo solo quando spostati dal loro luogo naturale tendevano a ritornarci. Si riteneva, infatti, che la perfezione avrebbe potuto esistere solamente nei Cieli, poiché erano tanto lontani dalla Terra ed erano, inoltre, il regno degli Dei. Come i moti nei cieli dovevano essere eterni e perfetti, così gli incorruttibili oggetti celesti non avrebbero potuto essere composti da elementi che normalmente si ritrovavano sulla Terra o vicino ad essa.

Fine prima parte

Sabrina

Informazioni su Sabrina Masiero

Ricercatore Astronomo (Tecnologo III livello) presso INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo-Gal Hassin, Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche di Isnello, Palermo. In precedenza: Borsista presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie.
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