L’Universo infinito e l’infinità dei mondi

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Successivamente, l’Universo venne ritenuto infinito con infiniti mondi: senza inizio né fine. Se la Terra è un pianeta che gira attorno al Sole, le stelle che si vedono nelle notti serene e che gli antichi immaginarono attaccate all’ultima parete del mondo, non potrebbero essere tutte, o almeno in gran parte, immobili Soli circondati dai rispettivi pianeti? Per cui l’Universo, anziché essere composto da un sistema unico, il nostro, non potrebbe ospitare in sé un numero illimitato di stelle-Soli, disseminate nei vasti spazi del firmamento e centri di rispettivi mondi?
Di fronte a questi interrogativi, Giordano Bruno, pur ammettendo che “non è che l’abbia osservato” (De Infinito Universo et Mondi, in Opere, p. 334) conclude razionalmente che “Sono dunque soli innumerabili, sono terre infinite, che similmente circuiscono quei soli, come veggiamo queste sette circuire questo sole a noi vicino” (ivi, p. 336).
Tuttavia, questa convinzione, sebbene tragga la sua forza dal copernicanesimo, viene immediatamente trasportata dal piano astronomico a quello metafisico. Infatti, nella mente di Bruno, immaginazione, astronomia e filosofia formano un tutt’uno, da cui scaturisce la medesima conclusione dell’infinità dell’Universo, che viene dedotta dal principio teologico, secondo cui il mondo, avendo la sua causa in un Essere infinito, deve per forza essere infinito. In altre parole, la creazione, per essere perfetta e degna del Creatore deve essere, essa stessa, infinita e straripante di vita. Da questa asserzione di Bruno deriva in nuovo quadro dell’Universo.
In questo contesto, il Principio Copernicano afferma che la posizione dell’uomo nell’Universo è del tutto casuale nello spazio e nel tempo, che non siamo al centro dell’Universo e che i mondi abitati possono esistere, ed essere esistiti, ovunque.

Sabrina

Informazioni su Sabrina Masiero

Ricercatore Astronomo (Tecnologo III livello) presso INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo-Gal Hassin, Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche di Isnello, Palermo. In precedenza: Borsista presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie.
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3 risposte a L’Universo infinito e l’infinità dei mondi

  1. flavio dice:

    Le teorie cosmologiche di Giordano Bruno furono complementari a quelle metafisiche, nel senso che la sua cosmologia fu una conseguenza della sua visione metafisica e viceversa. Infatti, la concezione dell'universo si ritrova negli stessi dialoghi segnalati per la metafisica, ossia “De l'infinito universo e mondi”, “De la causa, principio e uno”, a cui bisogna aggiungere “La cena delle ceneri” in cui espose in maniera chiara e decisa la sua nuova visione cosmologica. Il pensiero cosmologico di Giordano Bruno ha avuto un'indiscussa importanza storica poiché con esso nacque sicuramente quell’universo infinito, senza limiti e senza confini che successivamente anche la scienza fisica ed astronomica fece proprio. Bruno andò oltre Cusano, un filosofo a cui sicuramente egli si ispirò, in quanto affermò che il cosmo era da considerare senz'altro infinito, mentre il pensatore tedesco aveva sostenuto che non fosse possibile parlare ne' di finitezza ne' di infinità dell'universo, in quanto il cosmo risultava inconoscibile da questo punto di vista. Giordano Bruno, prendendo posizione contro la tradizione aristotelico-tolemaica e assumendo come punto di partenza la rivoluzione di Copernico, andò ben oltre lo stesso Copernico, il quale era rimasto prigioniero della sua mentalità geometrica che lo aveva indotto a credere ancora nell'idea di un cosmo finito e chiuso entro il limite della sfera delle stelle fisse. Il filosofo di Nola quindi sviluppò all'estremo l'intuizione di Cusano e affermò che l'universo era infinito e popolato da innumerevoli mondi, cioè da tanti sistemi solari. Infatti, se la Terra non era più al centro dell'universo, allora non esistevano più ne un solo Sistema Solare ne' un unico centro. Esisteva, invece, un universo onnicentrico infinito. In questa nuova realtà sconfinata i centri, si moltiplicavano e veniva negato il nesso gerarchico tradizionale tra centro e periferia, per cui si realizzava una sorta di coincidenza degli opposti, come gia aveva intuito Cusano, in quanto il massimo coincideva con il minimo, l'alto con il basso, il centro con la periferia, la terra con il cielo… In sostanza ogni punto poteva essere il centro del proprio orizzonte, oppure periferia, poteva essere considerato tutto o solo parte, a seconda della prospettiva in cui si poneva. In questo senso per Giordano Bruno al centro dell'universo c'era sempre l'osservatore: la sua teoria affermò dunque una specie di relatività filosofica che anticipò la relatività scientifica di Einstein. A questo proposito occorre ricordare che nemmeno Keplero e Galilei osarono sostenere la tesi dell'infinità dell'universo e dei sistemi solari. In questo universo" uno, infinito e immobile" avvenivano tutti i cambiamenti, i movimenti e le trasformazioni, si verificava in un certo senso una situazione di "mobile immobilità". Questa specie di paradosso ci fa capire che tutte le distinzioni che il pensiero logico umano utilizzava per comprendere e pensare l'universo erano decisamente inadeguate perché esso, nella sua infinita semplicità, sfuggiva a qualsiasi definizione e classificazione. I concetti della cosmologia tradizionale vennero liquidati: la differenza qualitativa fra cielo e terra, le gerarchie metafisiche, le sfere ordinate, l'etere perfetto, i moti uniformi, gli eccentrici egli epicicli…. Sostenendo la tesi della sostanziale omogeneità dei corpi celesti, Bruno distinse chiaramente tra stelle e pianeti. Inoltre, le cosiddette stelle fisse non solo non erano fisse, ma erano a loro volta centri di ulteriori sistemi planetari ed il loro numero era di gran lunga superiore a quanto si poteva vedere dalla terra ad occhio nudo.

    I parte
    Flavio

  2. flavio dice:

    II parte
    Un'alta idea geniale di Giordano Bruno fu quella di ritenere molto probabile che i pianeti, che giravano intorno al Sole, fossero di numero maggiore dei sei, quelli che allora si conoscevano, benché non fossero visibili dalla Terra. Inoltre, prima ancora che Keplero riuscisse a dimostrarlo matematicamente, egli intuì che il moto di rivoluzione dei pianeti non era circolare uniforme: infatti nessuna esperienza sulla Terra attestava l'esperienza di un simile moto e quindi, non essendoci differenza tra fisica terrestre e fisica celeste, tutto lasciava supporre che anche il moto planetario non risultasse affatto perfettamente circolare ed uniforme. Infine, rifacendosi alle osservazioni di Brahe sulle comete e sulle stelle novae, Bruno affermò che tutti gli astri, essendo degli organismi viventi, erano soggetti al ciclo di nascita morte e al cambiamento.
    Attraverso queste rivoluzionarie teorie cosmologiche vennero demolite tutte le coordinate della cosmologia di Aristotele e Tolomeo. Era nato ormai l'universo moderno dagli spazi infiniti. Occorre precisare a questo proposito che Bruno, pur possedendo ampie conoscenze scientifiche, non era tuttavia un vero astronomo ma era solo un filosofo neoplatonico che aveva accettato e fatta propria la nuova concezione copernicana. Le sue affermazioni cosmologiche pertanto non erano vincolate da esigenze di rigore scientifico e questo gli consentì di anticipare spregiudicatamente, attraverso geniali intuizioni, tesi e verità che la scienza avrebbe accettato e verificato solo parecchi decenni dopo (ad esempio:la tesi dell'infinita' spaziale dell'universo venne confermata ufficialmente, in ambito scientifico, da Newton un secolo dopo).Giordano Bruno tra l'altro contribuì anche allo sviluppo della nuova scienza fisica,che stava nascendo tra il 500 e il 600: egli infatti contestò la teoria aristotelica del movimento (la tradizionale distinzione tra moti naturali e moti violenti) e intuì alcuni concetti chiave della meccanica moderna,come il principio della relatività del movimento e quello del moto inerziale, che furono poi sviluppati e definiti scientificamente da Galilei, Cartesio e Newton. Tuttavia, l'universo di Giordano Bruno, per quanto infinito e nuovo, ancora non era l'universo meccanico della scienza e della filosofia moderna, poiché il filosofo era legato alla visione organicistica, finalistica ed animistica di matrice neoplatonica. La natura per lui non era semplicemente una realtà estesa nello spazio e composta da parti in movimento che si aggregavano e urtavano, ma era un infinito organismo animato e vivente, in cui operavano ancora le forme, i principi, le forze e le assenze "qualitative" della tradizione. Quindi la prospettiva attraverso cui il filosofo guardò la realtà naturale fu ancora di tipo qualitativo (le cose considerate dal punto di vista della loro essenza), mentre quelle della scienza moderna sarà una prospettiva esclusivamente quantitativa (le cose considerate solo dal punto di vista dell'estensione e del movimento).
    Flavio

  3. Amedeo dice:

    Di Giordano Bruno conosco solo il suo nome, l'ho letto da qualche parte ma non conoscevo il suo pensiero. Per il suo tempo, Bruno ha avuto davvero una mentalità rivoluzionaria: oggi l'infinità dell'Universo e le possibili forme di vita in altri mondi non sono concetti per nulla nuovi o "eretici". Bruno da davvero abbattuto le muraglie mentali, considerate allora muraglie della verità. Il suo pensiero ha dato nuova luce al cosmo e alle sue interessanti leggi.