Il mondo alla Jules Verne

Paesaggio gelido

Il mondo non si scopre più sulle pagine dei giornali: la tv avvicina chiunque a Paesi lontani che una volta si imparavano a conoscere nei reportages da Terza pagina dei grandi inviati, scrittori e narratori prima ancora che cronisti (oggi la Terza pagina non esiste più, sostituita da corpose sezioni cultura, e ai reportages si antepongono le interviste). La delocalizzazione dell’informazione fa scomparire, o almeno rende evanescente, la versione romantica dell’inviato speciale o del corrispondente da terre ignote: quell’immagine che la filmografia americana affida allo stereotipo del giornalista che sa un sacco di cose che però non interessano al suo giornale, inducendolo così ad affogare nell’alcol le sue delusioni; e che per noi italiani è tradizionalmente fissata nell’immagine di Indro Montanelli accovacciato a scrivere con la Lettera 22 sulle ginocchia, con il cappotto addosso, da qualche posto inospitale (e, comunque, freddo). Il mondo si esplora alla Giulio Verne: viaggiando sul mappamondo con Internet come guida invece della fantasia.

Giampiero Gramaglia

“Lealtà e rispetto alla nostra unica bandiera, la notizia”
Da “L’Avventura della comunicazione –  Storie professionali e pre-visioni”di Stefano Vietina, Edizioni Lupetti

Sabrina

Informazioni su Sabrina Masiero

Ricercatore Astronomo (Tecnologo III livello) presso INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo-Gal Hassin, Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche di Isnello, Palermo. In precedenza: Borsista presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie.
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7 risposte a Il mondo alla Jules Verne

  1. Amedeo dice:

    Penso che Internet abbia portato il mondo davanti alle nostre porte, però toglie il fascino del mistero, dell'avventura, del brivido. Sicuramente Verne ha dato spunti a scrittori, registri, e mi permetto, anche a scienziati. Egli stesso deve aver avuto una fantasia fuori del comune per aver pensato, o meglio, immaginato cose per il suo tempo impossibili da realizzare.

  2. Sabrina dice:

    Quando ero adolescente e non sapevo ancora nulla dell'impaginazione di un quotidiano, cercavo la terza pagina perchè conteneva sempre qualcosa di unico: un commento personale del giornalista, un racconto da un posto lontano… La mia fantasia vagava, come se stessi leggendo un romanzo. Col tempo ho scoperto che la Terza Pagina rappresentava qualcosa di significativo all'interno di un giornale. E' un peccato aver perso la versione romantica dell'inviato. In questi anni mi sono buttata a leggere qualocsa di diverso: i commenti su "Il Corriere della Sera" di Francesco Alberoni, al lunedì in fondo alla prima pagina. Il bello è che Internet mi ha offerto la possibilità di recuperare tutti gli interventi di Alberoni che non avevo letto o che mi erano sfuggiti. Inoltre, oggi il giornalista è blogger, con un clic ci si connette sul suo blog e si legge quanto scrive seduto comodamente sul divano del salotto con il computer sulle ginocchia. Certo, non più col cappotto addosso, ma almeno non si prende l'influenza.

    Il mondo della notizia evolve, lo ritengo un bene, dato che la statisticità potrebbe diventare noia, mancanza di idee e inventiva, ma sarebbe bello che l'inviato continuasse a svolgere il suo ruolo di narratore di storie da paesi lontani, senza per questo affogare le proprie delusioni nell'alcol. Mi piace pensare al giornalista lucido, non ubriaco. Leggere una storia come veramente l'ha vissuta è decisamente meglio di quello che potrebbe creare la sua fantasia da giornalista ubriaco.
    In ogni caso, è solo lo stereotipo di quello americano, non di quello italiano. Siamo salvi, ancora una volta.
    Ai nostri giornalisti ora non serve più neppure il cappotto.

  3. Amedeo dice:

    Io, invece, sui giornali leggo i titoli di prima pagina e poi cerco gli articoli non evidenziati, almeno quelli che in un qualche modo attraggono la mia attenzione. Non mi piace pensare un giornalista che annega le sue disperazioni nell'alcol; anche quelli che vengono rappresentati in questo modo nei romanzi perdono, dal mio punto di vista, la magia del loro ruolo.
    Le disperazioni sanno nuotare e rimangono sempre a galla.

  4. Monica dice:

    Con Internet viaggiano e comunichiamo. Con un clic del mouse abbiamo tutto il mondo a casa nostra comodamente seduti sul divano. A volte mi stupisco pure io dei grandi passi in avanti fatti in pochi decenni. Abbiamo così iniziato ad usare il computer (e il cellulare) a scapito della carta… Rimane un po' di nostalgia delle lettere e delle cartoline di un tempo. La mia mente ritorna a quelle dei nostri nonni, tutto un altro modo di comunicare, eppure risale a due generazioni fa.
    Avverto la nostalgia della carta: lettere chiuse nei cassetti del comò quasi dimenticate, che nel momento in cui ritornano alla luce lascano quel senso di nostalgia, quasi non appartenessero più al nostro tempo…
    Un po' come col giornalista che chino sulla macchina da scrivere, col cappotto addosso, scriveva il suo articolo.

  5. Quoto in toto questo post e vi aggiungo, con un po' di amarezza, quanto ho riportato in un post recente sul blog: http://andreamacco.wordpress.com/2009/06/04/giorn

    Col nuovo contratto i giornalisti pubblicisti (o freelance) spesso qualificati in un particolare settore vengono bistrattati. E chi ce la fa fare di scrivere ancora??? 🙁

  6. Monica dice:

    Si deve lavorare per vivere non per la gloria. Quando riusciranno a capirlo i nostri capi?
    Ho un contratto part-time (ma non scrivo per nessun giornale) che non mi permette di avere la possibilità di mantenermi un appartamento, da anni vado avanti così, perchè la mia ditta non ha soldi e un contratto normale non me lo possono fare. Sto provando a cercare altrove, ma non è facile. I giornalisti, Andrea, sono un'altra categoria di sfortunati. Peccato che piova sempre sul bagnato…

  7. LUNA dice:

    VORREI VEDERE IL MONDO DALLASSU'