Una nuova visione dell’Universo

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Il secondo momento della rivoluzione astronomica, e il più radicale, è opera di Giordano Bruno (1584-1600), il filosofo che con la sua audacia intellettuale ha definitivamente superato il mondo degli antichi e ha introdotto le linee fondamentali del mondo dei moderni.
Come si è visto in precedenza, il mondo di Copernico, a parte l’eliocentrismo, è ancora fondamentalmente un mondo del passato, poiché nel quadro geometrico tracciato nel “De Revolutionibus Orbium Coelestium”, non solo l’Universo continua a fare tutt’uno con il Sistema Solare, pensato con un suo centro intorno al quale ruotano le sfere solide e reali, ma risulta limitato dall’ultima e suprema sfera del mondo, come la definisce Copernico stesso. Di conseguenza, l’Universo di Copernico è ancora fisso, anche se egli ha notevolmente ampliato il cielo delle stelle fisse, affermandone l’incommensurabilità e immensità. Di conseguenza, la rivoluzione copernicana avrebbe rischiato di fermarsi a metà senza l’ulteriore aperta del Cosmo.
Bruno giunge ad una nuova visione dell’Universo, che non deriva da osservazioni astronomiche o calcoli matematici, ma da un’intuizione di fondo del suo pensiero, quella circa l’infinità dell’Universo, alimentata dal Copernicanesimo. Egli infatti afferma che, se la Terra è un pianeta che gira intorno al Sole, le stelle che si vedono nelle notti serene e che gli antichi immaginarono attaccate all’ultima parete del mondo, non potrebbero essere tutte, o almeno in gran parte, immobili Soli circondati dai rispettivi pianeti? Per cui l’Universo, anziché essere composto da un sistema unico, il nostro, non potrebbe ospitare in sé un numero illimitato di stelle-Soli, disseminate nei vasti spazi del firmamento e centri di rispettivi mondi? Di fronte a questi interrogativi, Bruno conclude nel “De Infinito Universo et Mondi”, in Opere, che

sono dunque Soli innumerabili, sono terre infinite, che similmente circuiscono quei soli, come veggiamo questi sette circuire questo sole a noi vicino.

La portata del pensiero rivoluzionario di Bruno si può riassumere come segue:
– abbattimento delle “mura esterne” dell’Universo
– pluralità dei mondi e loro abitabilità
– identità di struttura fra cielo e terra
– geometrizzazione dello spazio cosmico
– infinità dell’Universo

Queste sono definite le “tesi cosmologiche” di Giordano Bruno. La prima tesi, l’ “abbattimento delle mura esterne” dell’Universo, implica la distruzione dell’idea secolare dei confini del mondo, cui lo stesso Copernico era rimasto fedele, parlando dell’ultima “sphaera mundi”. Gli uomini, vivendo in città cintate, hanno immaginato anche il cosmo cintato. In realtà, grida Bruno con l’entusiasmo del prigioniero che vede cadere le pareti del suo carcere, le fantastiche muraglie celesti non esistono, perché l’Universo è aperto in ogni direzione e le supposte stelle fisse si trovano disperse in uno spazio senza limite.
La seconda tesi, la pluralità dei mondi e la loro abitabilità, implica la moltiplicazione all’infinito dei corpi che corrono per il cielo, ossia un pluralità illimitata di sistemi solari, che Bruno ritiene popolati da creature viventi e razionali, e addirittura, alcuni di questi mondi sono certamente più stupendi del nostro e con abitanti di gran lunga migliori della razza terrestre.
La terza tesi, l’identità di struttura tra cielo e terra, implica il superamento del mondo sopralunare e del mondo sublunare tolemaico, e l’unificazione del cosmo in una sola, immensa regione.
La quarta tesi, la geometrizzazione dello spazio cosmico, considera lo spazio come qualcosa di unico e di omogeneo, euclideo e infinito. La sede naturale dell’Universo è il vuoto infinito immaginato come immenso contenitore, ripieno soltanto di etere. In quanto tale, lo spazio deve essere acentrico, poiché in esso, nota Bruno, non esiste alcun punto assoluto di riferimento (sopra, sotto, destra, sinistra, ecc.), essendo i riferimenti sempre relativi fra astro e astro.
La quinta tesi, l’infinità dell’Universo, è l’idea prediletta di Bruno, quello che lo infiamma, che lo riempie di entusiasmo e di passione, portandolo a ritenere l’Universo un senza-limiti dai caratteri divini: infinito lo spazio, infiniti i mondi, infinite le creature, infinita la vita e le sue forme.

Sabrina

Vorrei ringraziare Flavio che nel post “L’Universo infinito e l’infintà dei mondi”, pubblicato qualche giorno fa, ha dato un notevole contributo, grazie ai due commenti, sul pensiero e la filosofia di Giordano Bruno. Per chi volesse approfondire la questione, suggerisco di far riferimento a quella parte.

Informazioni su Sabrina Masiero

Ricercatore Astronomo (Tecnologo III livello) presso INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo-Gal Hassin, Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche di Isnello, Palermo. In precedenza: Borsista presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie.
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7 risposte a Una nuova visione dell’Universo

  1. riccardo dice:

    In realtà, grida Bruno con l’entusiasmo del prigioniero che vede cadere le pareti del suo carcere, le fantastiche muraglie celesti non esistono, perché l’Universo è aperto in ogni direzione e le supposte stelle fisse si trovano disperse in uno spazio senza limite.

    Questa frase è bellissima e di una immensità che fa quasi paura, meno male che sono esistite persone come lui che ci hanno aiutato ad aprire gli occhi.
    Tanti saluti e buon week-end a tutti.
    Riccardo.

  2. Sabrina dice:

    Ti confesso, Riccardo, che ho inserito le tesi di Bruno proprio perchè questa frase mi aveva fatto sorgere sgomento e bellezza nello stesso tempo: sgomento, perchè se cadono le mura della nostra città, del Cosmo, inevitabilmente ci sentiamo vulnerabili; dall'altro, ho avvertito un senso di bellezza, per la vastità dello spazio, che non ha confini, e in ogni punto dove spingiamo lo sguardo possiamo trovare buio e stelle come per incanto.

    Grazie Riccardo, buon week a te! Un caro saluto.
    Sabrina

    • riccardo dice:

      Una frase di William Blake dice: "Se le porte della percezione fossero sgombrate, ogni cosa apparirebbe com'è, infinita".
      Secondo me siamo noi che cerchiamo di ridurre ogni cosa rispetto la nostra visione, non se se per paura o perchè i nostri orizzonti siano ristretti, alcuni di noi ci riescono ad andare oltre ed è cosi che ci evolviamo e capiamo i misteri dell'universo.

  3. Giovanni dice:

    Questo approfondimento sulla nuova visione cosmologica di Giordano Bruno, assieme all'intervento chiarificatore di Flavio circa il suo pensiero filosofico, mi ha riportato alla mente un affascinante esercizio matematico sulla natura del Cosmo. Si tratta del cosiddetto Paradosso di Olbers, formulato in dettaglio nel sec. XIX, ma descritto in prima approssimazione fin dai tempi di Keplero. Il nodo fondamentale del problema consisteva nel fatto che se l'Universo fosse stato infinito ed uniformemente popolato da infinite stelle, tutto il cielo avrebbe dovuto brillare come la superficie del Sole, in aperto contrasto con l'osservazione del cielo oscuro di notte. Questo calcolo, matematicamente corretto, suggeriva agli studiosi che l'Universo non potesse essere considerato infinito ed omogeneo, ma che la sua struttra doveva nascondere una natura più complessa. L'oscurità della notte, infatti, non basta ad imporre dei confini all'Universo, in quanto oggi conosciamo una serie di fenomeni al tempo del tutto inimmaginabili (il redshift cosmologico, l'assorbimento di luce nello spazio e la distribuzione delle stelle in galassie) che possono giustificare le nostre osservazioni senza invocare un Universo necessariamente finito. Penso tuttavia che l'ostilità incontrata da queste nuove idee abbia avuto le sue radici nel disagio naturale che la nostra mente prova di fronte a concetti come "eterno" ed "infinito." A ben pensarci, in effetti, nessuno di noi è in grado di fare un concreto esempio di queste condizioni. A tutt'oggi, la Cosmologia non si sbilancia nel definire infinito l'Universo (che, tra l'altro, non viene considerato eterno, in quanto ha avuto un inizio), ma si limita a definire assurdo il concetto di "confine" per quel che riguarda l'Universo. L'Universo contiene ogni cosa che esiste, per cui non ha senso parlare di qualcosa al di fuori di esso. Con questo possiamo dire che le intuizioni di Bruno restano valide in quanto non sono dei confini a cadere, ma è il senso stesso di confine che viene meno.

  4. flavio dice:

    Tra le varie tesi cosmologiche di Giordano Bruno che tu, Sabrina, hai descritto mi ha colpito e fatto pensare quella relativa al "l'abbattimento delle mura esterne dell'universo": in questo è proprio racchiuso un alto concetto cosmologico, che precede i tempi (come del resto anche le altre tesi). Anche oggi e' difficile immaginare un Universo senza limiti e pareti, senza l'alto ed il basso,e a quei tempi era un'intuizione sorprendente, per nulla frequente ai tempi di Giordano Bruno, e credo, spesso poco compresa anche ai giorni nostri.Tutto cio' è di grande bellezza! L'intuizione sta proprio alla base del pensiero e dell'intelligenza umana.
    Anche senza strumenti, Giordano Bruno con un percorso di pensiero intuì concetti che solo ora si stanno studiando e comprendendo con telescopi, satelliti e vari strumenti di grande potenza.

  5. Monica dice:

    Sono d'accordo con Riccardo: i nostri occhi sono limitati. E' quello che mi succede quando con la macchina fotografica cerco di inquadrare un oggetto e lascio da parte tutto il resto. Probabilmente, quello che cogliamo sono solo i particolari: da un lato potrebbe essere il nostro modo di vedere le cose, dall'altro il nostro limite umano.

  6. Amedeo dice:

    Sia Galileo Galilei che Giordano Bruno hanno demolito ciò che per la loro epoca erano delle muraglie solide ed inattaccabili! Grandi!