Da Padova una denuncia a Galilei

 

Il giovane Galileo

Vale la pena ricordare un episodio molto significativo nella vita dello scienziato in questa città e che si presta ad interessanti considerazioni.
Si tratta della scoperta recente di importanti documenti che non sono presenti nella monumentale opera omnia in venti volumi pubblicata da Antonio Favaro a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento. Autore del ritrovamento è stato il professor Antonino Poppi dell’Università di Padova. Il punto di partenza è stata una notazione presente in documenti elencati nel cosiddetto “Archivio Sartori” della Basilica del Santo, dove era ospitata la sede del Sant’Uffizio padovano. Si faceva cenno a un processo dell’Inquisitore di Padova contro Galileo Galilei. Dopo varie ricerche condotte a Padova e in Vaticano con risultato negativo, finalmente fu possibile rintracciare presso l’Archivio di Stato di Venezia un’ampia documentazione circa una denuncia contro Galileo all’Inquisitore di Padova, datata 21 aprile 1604. Il denunziante era un amanuense, tale Silvestro Pagnoni, che aveva a lungo frequentato la casa dello scienziato. Proprio in quella prima primavera del 1604 i predicatori della Quaresima invitavano i fedeli a far conoscere alle autorità ecclesiastiche tutto quello che veniva fatto e pensato e che non era in accordo con i principi della Chiesa Cattolica. Nella prima parte della denuncia c’erano dei risvolti di carattere dottrinale in quanto Galileo veniva accusato di praticare l’astrologia giudiziaria, facendo oroscopi, che egli presentava con molto sicurezza. E’ ben noto d’altronde che questo era un modo per Galileo per arrotondare lo stipendio, essendo egli spesso in difficoltà finanziarie per vari impegni di carattere familiare. La seconda parte riguarda invece la sua vita privata, caratterizzata da comportamenti, secondo il denunciante, non consoni ai dettami della Chiesa. Val la pena di riportare alcuni brani della denuncia che ci mostrano in modo vivace e realistico qual era lo spirito dei tempi. Ecco le parole del denunciante:

“Io, per scarico della cosciencia mia et comandamento del mio padre confessore, io son venuto a denonciare al S. Officio el signore Galileo Galilei matematico publico nel Studio di Padova, per chè io gli ho veduto in camera sua fare diverse natività per diverse persone, sopra le quali gli fece el suo giudicio. Et gliene fece una a uno, che gli disse che haveva da viver ancora 20 anni, et el suo giudicio lo teneva per fermo et indubitato che dovesse seguire”.

E più avanti viene bollata la condotta privata di Galileo in questo modo:

“Io so anco questo, che io son stato 18 mesi in casa sua et non l’ho mai visto andare alla messa altro che una volta, con occasione che lui andò per accidente, per parlare a monsignore Querengo, che io fui con lui; et non so che lui si sia confessato et comunicato mentre sono stato in casa sua. Ho ben inteso da sua madre che lui mai si confessa e si comunica, la qual me lo faceva delle volte osservar le feste se andava alla messa, et io osservandolo, in cambio de andare alla messa andava da quella sua putana Marina veneziana: sta al Canton de ponte corbo”.

La donna indicata è Marina Gamba, la madre dei tre figli di Galileo, con la quale mai si congiunse in matrimonio. Certamente non si tratta di accuse gravi, come invece quella di essere un sostenitore del pensiero copernicano, che portano al processo del 1633, all’abiura e alla condanna di vivere entro le mura domestiche. Ciononostante i Rettori dell’Università di Padova si preoccupano per le conseguenze che tale denuncia può avere per il buon nome dell’Università e il giorno successivo, il 22 aprile, informano il Senato della Repubblica Veneta, per avere consigli su come procedere e informando inoltre che si erano già rivolti all’Inquisitore di Padova affinché

“soprasseda il passar più innanti, per poterne dar conto a Vostre Signorie, Illustrissime, il quale prontamente ha promesso di così fare”.

Il problema era quello di evitare in tutti i modi che la denuncia fosse inoltrata, come d’uso, all’inquisizione di Roma. Immediatamente il Governo veneziano esamina il caso e il 5 maggio 1604 scrive ai Rettori dello Studio di Padova, puntualizzando l’inconsistenza delle accuse e pregandoli di far sì che il processo non venga trasmesso a Roma con le seguenti parole garbate, ma che avevano tuttavia il tono di un’ingiunzione all’Inquisitore di Padova:

“… vi commettemo che debbiate con la solita vostra prudenza et destrezza procurare che non si proceda più oltre nelle dette denuncie”.

Gli sforzi della Repubblica Veneta e dello stesso Doge che intervenne di persona ebbero successo a riprova dell’influenza di Venezia nei confronti del Papato. Certamente se Galileo non avesse lasciato Padova avrebbe potuto serenamente proseguire le sue ricerche senza andare incontro al processo e alla condanna, potendo contare sulla potente protezione della Repubblica di Venezia.

Prof. Francesco Bertola – Università degli Studi di Padova

Tratto da:

Da Galileo alle Stelle – a cura di Francesco Bertola
Fotografie di Francesco Danesin,
Saggi di Francesco Bertola (Università di Padova), Leonida Rosino (Università di Padova), Oddone Longo (Università di Padova), Maurice A. Finocchiaro (University of Nevada).
Edizioni Biblos

Sabrina

Informazioni su Sabrina Masiero

Ricercatore Astronomo (Tecnologo III livello) presso INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo-Gal Hassin, Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche di Isnello, Palermo. In precedenza: Borsista presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie.
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4 risposte a Da Padova una denuncia a Galilei

  1. Monica dice:

    Galileo non è vissuto sicuramente in un'epoca facile. Appena ti muovevi da casa oppure ti circondavi di amici e invitavi loro a casa tua, ecco che all'orizzonte spuntava una denuncia.. da un amico, che contava quante volte andavi a messa!
    Beh, anche se oggi non esiste l'Inquisizione (ci mancherebbe), mi auguro che gli amici poco fedeli siano in via di estinzione!

  2. Francesca dice:

    Speriamo che nascondesse i suoi dispiaceri con Marina e in un buon bicchiere di vino veneto!

  3. Sabrina dice:

    Domani vi svelerò quello che successe a Firenze!
    Povero Galilei…

  4. Amedeo dice:

    Da queste pillole di vita quotidiana, deduco che per Galilei non deve essere stato facile coniugare lo studio del cielo con il quotidiano vivere, le esigenze materiali: per arrotondare faceva pure l'oroscopo alle persone! Meno male che questa accusa poi si è risolta nel migliore dei modi, con un nulla di fatto. Un'accusa simile ai giorni nostri porterebbe in galera un'infinità di cartomanti, maghi e presunti tali, quanti finirebbero sotto processo!