I primi anni fiorentini di Galileo

Veduta di Firenze 

I primi anni del periodo fiorentino furono molto intensi per l’attività scientifica di Galilei: in poco tempo si rafforzò la sua convinzione circa la verità del sistema copernicano, e sulla rivoluzione che questo comporta in tutta la vecchia concezione del mondo. Proprio in quegli anni però incominciano a diffondersi le prime accuse di eresia contro il copernicanesimo galileiano. L’accusa è pubblicamente lanciata nel 1612 (dopo due anni dal suo allontanamento da Padova) da un padre domenicano, Nicolò Lorini, e verrà ripetuta due anni più tardi da un altro domenicano, Tommaso Caccini. Galileo decise subito di intervenire contro queste voci minacciose e scrisse in proposito le famose lettere copernicane, che essendo inviate a privati, vennero fatte appositamente circolare tra numerosi amici e conoscenti.
Alcuni potenti amici di Galileo, assai vicini al Sommo Pontefice, lo avevano avvertito che le massime gerarchie ecclesiastiche si stavano orientando contro il Copernicanesimo. Malgrado i loro consigli a trattare l’argomento con la dovuta cautela, egli volle affrontarlo con la massima decisione.
Da dove arrivava tutta questa imprudenza?

Per capire appieno l’effettivo significato, dobbiamo tener conto di tre circostanze:

1.  Galilei era assolutamente certo della verità fisica del sistema eliocentrico e non era quindi disposto a considerarlo quale pura ipotesi matematica (come veniva suggerito dal potente Cardinale Bellarmino);
2.  non era filosoficamente disposto ad ammettere, come gli aristotelici padovani, la coesistenza di verità aristoteliche;
3.  ancor meno disposto a considerare (come i libertini) la religione quale puro e semplice complesso di regole pratiche, inventate per dominare i popoli e ingannare gli ingenui. Al contrario era convinto della possibilità di dimostrare che i testi sacri non contengono alcuna affermazione in reale antitesi con la verità copernicana.

Ma altri fattori concorrono a spiegare perché non abbia tenuto per la sé la sua convinzione. Certamente il riconoscimento ottenuto in campo scientifico doveva avergli fatto sentire l’imprescindibile dovere di esporre le ragioni della scienza nella grande controversia.

Nel 1615 si recò a Roma per difendere personalmente la propria tesi. Era pieno di fiducia, sia perché sicuro del valore scientifico della teoria copernicana, sia per gli autorevoli appoggi che era riuscito a procurarsi. Le cose si svolsero però in modo ben diverso da quello sperato. La sua appassionata difesa non fece che accelerare la decisione contraria dell’autorità ecclesiastica. La teoria copernicana fu dichiarata incompatibile con la fede cattolica e i libri che ne sostenevano la compatibilità vennero condannati; l’opera di Galileo “sospesa” fino a correzione ed egli fu ammonito a non interessarsi ulteriormente della questione.

Sabrina

Informazioni su Sabrina Masiero

Ricercatore Astronomo (Tecnologo III livello) presso INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo-Gal Hassin, Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche di Isnello, Palermo. In precedenza: Borsista presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie.

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4 risposte a I primi anni fiorentini di Galileo

  1. agmzcons dice:

    Belle le osservazioni su Galileo, se ti interessa ho una sua lettura piuttosto originale che sto esprimendo su http://www.agmzcons.wordpress.com mi piacerebbe conoscere le tue opinioni in merito ciao.

    • agmzcons dice:

      Cara Sabrina,
      per sicurezza ho riletto il tuo articolo sugli anni fiorentini di Galileo. A mio giudizio è difficile essere certi che Galileo credesse vivamente nella questione copernicana, della cui dimostrazione si occupò non in modo continuativo. Lo studio delle macchine semplici come le leve, l'osservazione sui fenomeni magnetici e fisici nonchè l'osservazione dei pianeti e della luna, non erano volte semplicemente a dimostrare solo la teoria copernicana. Sono convinto che nel Dialogo Galileo manifesti tutta la sua potenza creativa di filosofo naturale, che attende la dimostrazione dei fenomeni fisici in un tempo di irreale sorpresa di fronte alla loro inspiegabilità. Galileo ha dei tempi di scoperta lunghissimi, non ha fretta di dire o fare, ma scogita stratagemmi retorici che pongono quesiti piuttosto che risposte alla loro enigmaticità. Non voglio dire che fa solo domande, ma le somande che fa sono talmente profonde che una loro dimostrazione è addirittura impossibile anche ora. Galileo Scienziato si ma Filosofo naturale soprattutto, che mette in crisi l'idea di conoscenza, poichè in contrasto con l'idea guida di fede, le cui dimostrazioni stanno nella letteratura religiosa, non in un laboratorio. Per cui Galileo è, a mio giudizio, un sacerdote laico, della fede naturale, che deve essere perseguita come la fede religiosa, quindi senza estremismi.
      A mio avviso infatti Galileo non invidia il potere nè di Bellarmino nè del Papa, poichè a lui non sarebbero serviti a nulla……
      ti abbraccio

  2. Sabrina dice:

    Certamente, lo farò con piacere. Grazie per la segnalazione!
    Intanto, ho il sistemato il link del tuo Blog tra quello degli amici.
    Ciao, a presto!

  3. Sabrina dice:

    Caro agmzcons,

    è possibile che la fonte da cui ho tratto queste informazioni non sia una fonte certa. Ho letto alcune parti del “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo” molti anni fa, quando ero studentessa liceale e, al momento, mi cogli impreparata; accolgo con grande piacere la tua osservazione sulla questione copernicana. Sono d’accordo con te in particolare quando affermi che le osservazioni e gli esperimenti compiuti da Galilei non erano affatto volti a confermare o meno la teoria copernicana, andavano oltre e se ho dato la sensazione di questa posizione di Galileo nel post mi scuso, non era mia intenzione.
    Mi sono occupata in questi mesi delle osservazioni meticolose che Galilei fece col cannocchiale nel 1609-1610 raccolte nel “Sidereus Nuncius”, osservazioni che continuò per tutta la vita (basti pensare al taccuino dove documentava giorno per giorno le posizioni dei satelliti medicei, con l’obiettivo di costruire un calendario basato sui loro moti).
    Quando Galileo intuì che quel sistema gioviano era un sistema solare in miniatura, l’esigenza di pubblicarlo, di farlo sapere al mondo prima degli altri si fece davvero forte e le testimonianze si ritrovano sfogliando il suo “Sidereus Nuncius”. Per esempio, quando si rese conto della grandiosità della sua scoperta, anziché continuare a scrivere in italiano, cambiò lingua passando al latino (un po’ come accade oggi con l’inglese, lingua internazionale utilizzata nelle pubblicazioni scientifiche); alcune note furono inserite dopo che Galileo ebbe portato il libro in stampa a Venezia (quindi, sicuramente andò a Venezia più volte nel marzo 1610); inoltre, ci sono delle pagine che furono chiaramente inserite in un secondo momento; un’immagine della Luna erroneamente fu riprodotta due volte (forse un errore dello stampatore).
    Si capisce chiaramente che Galileo ebbe grande fretta di far sapere al mondo le sue scoperte rivoluzionarie, ma soprattutto di voler essere il primo a farlo. Il cannocchiale l’aveva costruito da solo in pochi giorni, ma quel giocattolo già da mesi girava in tutta Europa e anche Harriot, in Inghilterra, qualche mese prima di Galilei lo aveva puntato verso la Luna, ma la precisione di Galileo nel disegno e l’intuito di quanto vedeva non furono certo allo stesso livello dell’astronomo inglese.
    Mi piace, poi, sottolineare il fatto che Galilei era un matematico quando arrivò a Padova, e questo “titolo” gli pesava molto. Volle a tutti i costi diventare un “filosofo della natura” e ci riuscì, come giustamente scrivi tu, mettendo in crisi l’idea di conoscenza, in contrasto con l’idea guida di fede, le cui dimostrazioni sono dentro i libri sacri, non in un laboratorio.

    Grazie per i suggerimenti, io mi sono stampata da parecchi giorni i tuoi post relativi a Galileo e al concetto di tardità, li ho già letti un paio di volte e spero di poter sistemare ben presto più di un commento.
    Grazie ancora.
    Un abbraccio a te.

    Sabrina