Che la gravità…

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Che la gravità debba essere innata, inerente e essenziale alla materia, cosicché un corpo possa agire su di un altro a distanza attraverso il vuoto senza la mediazione di qualcosa d’altro è per me un’assurdità tanto grande da ritenere che nessuno, competente nel pensare in materia filosofica, possa mai cadere in questa opinione. La gravità deve essere causata da un agente che agisca in modo costante e secondo certe leggi; ma se quest’agente sia materiale o immateriale, l’ho lasciato alla considerazione dei miei lettori.

Isaac Newton

Informazioni su Sabrina Masiero

Ricercatore Astronomo (Tecnologo III livello) presso INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo-Gal Hassin, Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche di Isnello, Palermo. In precedenza: Borsista presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie.
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Una risposta a Che la gravità…

  1. Giovanni dice:

    Oggi riesco a riportarmi in pari con gli argomenti di queste interessantissime pagine. Ringrazio Sabrina per il suo costante stimolo a riaccendere la voglia di approfondire, perché la Fisica non si impara memorizzando un'equazione, ma solo entrando nella logica dei problemi che essa risolve… e di quelli che crea!
    E così torniamo a Newton: gran parte della nostra esperienza quotidiana ci insegna che l'azione esercitata tra corpi viene mediata da veicoli ben visibili: una carrozza segue i cavalli solo se questi sono opportunamente aggiogati; soltanto i vagoni agganciati al locomotore si muovono con esso; e nessuno di noi riesce a spostare un oggetto senza spingerlo o tirarlo, magari con l'ausilio di opportuni aiuti, come corde o leve. Eppure, la gravità non agisce così. Per Newton era più che leggittimo domandarsi come mai e l'umiltà di riconoscere l'impossibilità di rispondere con le conoscenze del tempo è un'ulteriore dimostrazione della grandezza scientifica di questo personaggio. La risposta alla domanda di Newton sarebbe arrivata molto più tardi ed osservando altri fenomeni, come l'elettricità ed il magnetismo, che con la gravità hanno poco a che vedere, ma che agiscono in modo analogo: da grande distanza. I fisici del XVIII e del XIX sec. iniziarono ad identificare la soluzione quando introdussero il concetto di "campo di forze", una sorta di aura attrattiva o repulsiva che i corpi hanno attorno a sé e che media le loro interazioni a distanza. Ma anche così il problema non era risolto, perché chiamare "campo" questo misterioso messaggero non aiutava a capire chi fosse. La soluzione di questo dilemma arrivò da Einstein, quando, studiando la carica elettrica che si formava nei metalli esposti a raggi ultravioletti (effetto foto-elettrico) ipotizzò che la luce dovesse essere immaginata anche come un fascio di corpuscoli, generati da una sorgente, che si annullano dopo aver raggiunto il bersaglio, depositandovi il loro segnale luminoso: i fotoni. Secondo la sua teoria della Relatività, i fotoni si sarebbero spostati alla velocità della luce e questa previsione è stata puntualmente verificata. La moderna Teoria dei Campi suppone che qualsiasi tipo di forza a distanza sia mediato da messaggeri simili ai fotoni, che si spostano alla velocità della luce. Purtroppo, questi corpuscoli sono estremamente sfuggenti, proprio perché la loro esistenza è legata al loro moto ed è pertanto impossibile "confinarli", come invece facciamo abbastanza bene con atomi ed elettroni. Esiste tuttavia un modo per individuarli: se immaginiamo che una sorgente di campo gravitazionale sia soggetta ad uno sconvolgente cambiamento, i mediatori della variazione del campo si propagherebbero nello spazio circostante, raggiungendo prima i luoghi più vicini e poi, via via, quelli più lontani. Questa è la ragione per cui, al giorno d'oggi, progettiamo di disseminare rilevatori di gravità in giro per tutto il Sistema Solare. Se alcuni di essi dovessero avvisarci di aver monitorato il passaggio di una cosiddetta "onda gravitazionale" (una variazione di gravità), la Relatività Generale di Einstein si dimostrerebbe una teoria molto più ampia e corretta di quanto tutt'ora crediamo.