L’evoluzione della comunicazione

link

Con l’invenzione della scrittura l’informazione ha potuto essere memorizzata e trasportata superando così i vincoli temporali e locali della prima tecnologia, il linguaggio o la narrazione orale che peraltro, nonostante le sue limitazioni, tanto ha contribuito alla formazione e alla persistenza dei network sociali. La scrittura manca però di istantaneità, interattività e multimedialità; è una parziale rappresentazione del mondo e delle emozioni. Il computer inizia a portare la distribuzione in tempo reale del messaggio, la sua memorizzazione e riproduzione veloce, la possibilità di trasmettere immagini e filmati, consente l’ubiquità e la pervasività. Tutto questo ha come conseguenza la formazione di network sociali sempre più ampi.
Il network che sta alla base della comunicazione è nello stesso tempo globale e locale: globale perché non conosce limiti geografici, locale perché permette la creazione di comunità, ovvero di sottoinsiemi che godono di alcune proprietà uniche. Processi di comunicazione selettivi e mirati formano i social network e dai social network vengono poi gli accrediti: non conta più ciò che uno dice di sé ma ciò che gli altri dicono di lui.

Roberto Siagri – “Esiste la conoscenza senza la comunicazione?” Introduzione a “L’avventura della comunicazione – Storie professionali e pre-visioni” di Stefano Vietina, Lupetti Editore

Sabrina

Informazioni su Sabrina Masiero

Ricercatore Astronomo (Tecnologo III livello) presso INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo-Gal Hassin, Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche di Isnello, Palermo. In precedenza: Borsista presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie.
Aggiungi ai preferiti : Permalink.

5 risposte a L’evoluzione della comunicazione

  1. Sabrina dice:

    Mentre sistemavo questo post, pensavo a cosa avrei dato qualche anno fa per mandare una email al mio astronomo preferito che viveva in America. Ho fatto in tempo a scrivergli una lettera prima che lui, sfortunatamente, se ne andasse per una brutta malattia. Ora il mondo si trova su Facebook, l'email e gli sms ci permettono di comunicare istantaneamente, il telefono è superato, la carta pure… Ma le occasioni mancate non tornano più.

  2. Sabrina dice:

    Con un click oggi ci si lascia, le storie d’amore finiscono, non ci si guarda più negli occhi ma si legge sullo schermo di un computer o su un cellulare le parole amare che arrivano dritte al cuore. Non fa meno male.
    Sono rimasta romantica e le vecchie lettere col francobollo, che per leggerle dovevi aprirle e preservare la busta (sarebbe stato poco educato strapparla), mi mancano un pochino.
    Oggi siamo così veloci che la tecnologia batte anche la lingua. E ci aspetteremo sempre più che un cellulare non sia in grado di farci fare una benedetta telefonata, ma solo di chattare o leggere email, di scrivere un messaggio d’addio usando la forma più elegante e le sfumature dello schermo all’ultima moda. Oserei dire, all’ultimo cellulare.

  3. Monica dice:

    Però che comodità parlare col mondo intero con un click del mouse! Chattare col proprio amico in Finlandia rimanendo seduti comodi sulla propria poltrona…
    Non credo che i viaggi di lavoro diminuiranno nel futuro, ma sicuramente è una bella comodità non fare più tanti sforzi per chiudere la busta e incollare il francobollo, andare in posta e imbucarla. Quel gusto di colla sulla lingua, poi, rimaneva per ore… Non so se le onde elettromagnetiche siano meno dannose della colla, ma fatto sta che non ce ne accorgiamo e non lasciano tracce così saporite.

    Monica

  4. Francesca dice:

    Se andremo sempre più veloci, dovremmo non scusarci più per i ritardi? O aumenteranno perché il rimanere a passo comporta sempre delle difficoltà? Addio orologi svizzeri?
    Mi accorgo che i bambini hanno perso l’uso della penna e scrivono poco. Sembrano avere a disposizione più risorse per imparare (Internet è un esempio strepitoso) ma poi alla fine le si sfrutta veramente per il bene del bambino?

    Francesca

  5. Sabrina dice:

    Mi auguro che qualche insegnante, anche universitario, continui a scrivere con il vecchio gessetto alla lavagna. Vedere come si sviluppa una formula è decisamente più istruttivo che trovarsela già scritta. La memoria funziona meglio.
    Sabrina