III. L’anno tropico

Le stagioni

L’idea base di un calendario è quella di seguire il ciclo delle stagioni. Ma a che cosa corrispondono le stagioni da un punto di vista astronomico? Per capirlo, bisogna sapere che l’asse di rotazione della Terra, è l’asse immaginario intorno al quale la Terra ruota in un giorno, ma tale asse non è perpendicolare al piano dell’eclittica (quello dell’orbita terrestre). Lo spostamento è di circa 23 gradi e 27 primi: ci sono dunque dei momenti nell’anno in cui l’emisfero Nord è maggiormente rivolto verso il Sole e ne riceve i raggi in modo più diretto, altri momenti in cui è l’emisfero Sud che ne riceve di più. In particolare, quando il polo Nord è rivolto verso il Sole, l’emisfero settentrionale risulta più vicino all’astro e più esposto ai suoi raggi; l’emisfero meridionale si trova invece nel punto più lontano dal Sole e meno esposto alla sua luce. I due emisferi sono soggetti alle condizioni opposte quando la Terra è esattamente a metà della sua rivoluzione. Si tratta dei solstizi rispettivamente d’estate (20 o 21 giugno) e d’inverno (22 0 23 dicembre). Durante il solstizio d’estate la durata del giorno rispetto alla notte è massima sopra l’equatore e minima sotto; viceversa a quello d’inverno. Fra un solstizio e l’altro, quando la Terra raggiunge i punti intermedi fra i solstizi, i raggi solari che la colpiscono sono perpendicolari all’equatore: entrambi gli emisferi ricevono allora, per breve tempo, la stessa quantità di luce solare e il giorno ha quindi la medesima durata ovunque. Sono gli equinozi, che segnano l’inizio della primavera (20 o 21 marzo) e dell’auturnno (22 o 23 settembre).

Mettiamoci allora nel punto d’equinozio: facciamo partire il cronometro e aspettiamo il ritorno della Terra a questo equinozio. In tal modo vedremo quale delle nostre due misure precedenti era quella valida. Con questo metodo il cronometro si ferma sulla seguente misurazione:

365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 46 secondi

Ancora differente… Questo è chiamato anno tropico, diverso come ben si vede dall’anno siderale e da quello anomalistico.

Quale dei tre anni è quello giusto? Da un punto di vista pratico, per l’elaborazione di un calendario, la risposta è senza dubbio: l’anno tropico. Sapere che la Terra è più o meno vicina al Sole (ciò a cui si riferisce l’anno anomalistico) è di poco interesse in quanto lo scarto tra le distanze estreme è lontano dall’essere sufficiente ad alterare il clima in modo decisivo.

Riguardo al tempo di ritorno delle stelle nel cielo, l’interesse pratico è sostanzialmente nullo. Il cammino delle stagioni, sul quale è tarato l’anno tropico, come pure il nostro calendario, è di gran lunga la cosa più importante per noi abitanti della Terra.

Sole di Mezzanotte dalla Norvegia

Fonte: http://arivederlestelle2009.blogspot.com/2009/03/equinozi-solstizi-e-lalternanza-delle_19.html . Il Sole di Mezzanotte in Norvegia.

Sabrina

Informazioni su Sabrina Masiero

Ricercatore Astronomo (Tecnologo III livello) presso INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo-Gal Hassin, Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche di Isnello, Palermo. In precedenza: Borsista presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie.
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4 risposte a III. L’anno tropico

  1. Monica dice:

    Immagino che i Maya non avessero tutte queste nozioni riguardo alla misura del tempo. Tre misure di anno comporterebbero tre calendari, no? Uno stellare, uno anomalistico e l’ultimo basato sul ciclo delle stagioni, che è quello che noi usiamo. Siamo in una babele di calendari!

  2. Giovanni dice:

    In realtà, tutto ciò ci torna utile anche per il solo calendario che usiamo adesso. L'idea di misurare il tempo attraverso un calendario ciclico, infatti, discende in maniera immediata e lineare dal ripetersi delle stagioni su cui calibriamo alcune operazioni che sono tutt'ora fondamentali per la nostra esistenza (semina, raccolto, allevamento e così via). Ciononostante il periodo con cui la Terra compie la sua orbita attorno al Sole non è semplicemente connesso a quello con cui essa ruota su se stessa, dando vita al ciclo del dì e della notte. A ciò si deve quello scarto di circa sei ore tra i 365 (o 366) giorni del calendario e l'anno effettivo. Tutte le definizioni di anno qui riportate, pertanto, servono unicamente a stabilire quale norma utilizzare per calcolare il nostro calendario senza correre il rischio che nel giro di pochi secoli la primavera inizi in giugno.
    A essere del tutto sincero, però, mi sembra di essere arrivato in luglio senza vedere ancora un solo giorno della cosiddetta "bella stagione."

  3. merychecamminaneisen dice:

    bellissimo il sole di mezzanotte a me sarebbe piaciuto vederlo chissà la prossima destinazione vacanze sarà la NORVEGIA

    • Sabrina dice:

      Io non l'ho mai visto, credo sarebbe un'occasione speciale nella nostra vita! Ti auguro di andare in vacanza in Norvegia, poi naturalmente, fammi sapere e se vuoi potrai pubblicare qualche foto anche su questo blog, sei la benvenuta!