Il Paradosso di Olbers (I parte)

Centaurus A

Perché il cielo notturno non è luminoso come quello diurno?

La risposta a questa domanda, apparentemente banale, è in realtà strettamente legata a problematiche cosmologiche fondamentali connesse alla storia evolutiva del nostro Universo. Questo fatto può sfuggire a chi si ponga il problema in modo semplicistico. Infatti, a chiunque verrebbe spontaneo rispondere che il cielo è buio (inquinamento luminoso a parte) poiché il Sole, a causa della rotazione terrestre, tramonta e va ad illuminare l’altra faccia della Terra. Questa però è solo una parte della risposta. Infatti, nel cielo esistono anche le stelle e le galassie, che, ipotizzando un Universo infinito, sarebbero così numerose da illuminare a giorno anche il cielo notturno.
Il paradosso è oggi associato al nome di Olbers, astronomo tedesco dell’Ottocento, scopritore tra l’altro di pianetini quali Pallade e Vesta e di alcune comete.
L’idea di Universo che si aveva a quel tempo era basata sul cosiddetto Principio Cosmologico perfetto: “L’Universo è infinito, non ha né posizione né direzioni privilegiate ed è immutabile nel tempo”. In queste ipotesi, supponendo per semplicità che tutte le stelle abbiano la stessa luminosità, l’energia raggiante che raggiunge la Terra è semplicemente il prodotto della luminosità di una singola sorgente per il numero di sorgenti. Poiché il volume è infinito, sono infiniti anche il numero di sorgenti e l’energia raggiante totale.
Fu l’inglese Thomas Digges ad infrangere il dogma tolemaico delle stelle “fissate” ad una sfera cristallina. Nel 1576, riprendendo il concetto di “spazio infinito” (che fu già di Democrito due millenni prima), sostenne con vigore la visione di innumerevoli stelle uniformemente spaziate sparse “nell’infinito Universo”, fino ad arrivare all’interrogativo di cui ci stiamo occupando: se l’Universo è infinito, e sono dunque in numero infinito le stelle che la riempiono, perché la notte non è luminosa quando il giorno?
La sua risposta fu che le stelle più lontane erano troppo deboli perché potessero far arrivare la loro luce fino a noi. Ma come vedremo, si sbagliava.
Continua…

Sabrina

Informazioni su Sabrina Masiero

Ricercatore Astronomo (Tecnologo III livello) presso INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo-Gal Hassin, Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche di Isnello, Palermo. In precedenza: Borsista presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie.
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