Il Paradosso di Olbers (IV parte)

Star Cluster in Nebula NGC 3603
Versioni più moderne di questo modello sono basate su una distribuzione frattale delle sorgenti, tale cioè da apparire sempre identica a se stessa quando vista su scale diverse. Ad esempio, le stelle potrebbero essere sì infinite, ma disposte in modo tale da nascondersi l’una dietro l’altra. In questo modo soltanto un’area di cielo limitata sarebbe luminosa e il paradosso sarebbe risolto.
Questa soluzione può sembrare artificiosa e ad hoc, però è corretta da un punto di vista teorico. Per esempio, se le stelle fossero distribuite in modo frattale, potrebbero esserci grandi regioni di cielo del tutto prive di sorgenti luminose e il cielo apparirebbe completamente buio, con l’eccezione di piccole regioni.
E’ da notare che i dati osservativi sulla distribuzione spaziale su grande scala delle galassie e degli ammassi di galassie sembrano essere in accordo, almeno su un intervallo di scale limitato, con un modello di tipo gerarchico. L’estensione di questo modello alle scale più grandi è però in contrasto con l’osservazione della cosiddetta radiazione di fondo, che è attualmente considerata la prova più schiacciante dell’omogeneità e l’isotropia dell’Universo su grandissima scala.
La visione moderna dell’Universo è molto diversa da quella del XIX secolo. Da una parte, la Teoria della Relatività Generale, sviluppata da Einstein, ha messo in connessione spazio e tempo, grazie al fatto che la velocità della luce è finita. Poiché non è possibile comunicare a velocità superiori a questa, esiste sempre un tempo finito per “connettere” due diverse regioni dell’Universo.
Dall’altra parte, Hubble nel 1929 ha scoperto, grazie all’osservazione dello spostamento verso il rosso di alcune righe negli spettri delle galassie, che l’Universo è in espansione, cosa del resto già prevista dalla stessa Relatività Generale.
Come conseguenza, cadde il Principio Cosmologico Perfetto: esiste un’evoluzione dell’Universo le cui proprietà perciò cambiano nel tempo.
Lo sviluppo della teoria ha portato al modello del Big Bang, in cui è previsto un tempo iniziale, posto a circa 13 miliardi di anni fa, da cui si sarebbe originata l’espansione dell’Universo.
In questo modo il modello prevede l’esistenza del cosiddetto Orizzonte cosmologico, che racchiude la regione che può mandare segnali luminosi ad un osservatore posto sulla Terra. La soluzione delle equazioni di Friedmann, equazioni fondamentali del modello, mostra che questa regione è limitata e finita.

In questo ambito più moderno, sono possibili due spiegazioni per il paradosso di Olbers.

Continua…
Sabrina

Informazioni su Sabrina Masiero

Ricercatore Astronomo (Tecnologo III livello) presso INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo-Gal Hassin, Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche di Isnello, Palermo. In precedenza: Borsista presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie.
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2 risposte a Il Paradosso di Olbers (IV parte)

  1. Francesca dice:

    Diciamo che sto aspettando la parte finale, mi incuriosisce parecchio…
    Ci sono un sacco di domande non facili sia in ambito matematico, che fisico, che cosmologico, e questa è sicuramente una di queste.

  2. P. dice:

    ua no bellissimo…^^