Un universo di emozioni: Alessandro Cecchi Paone

Diventato famoso con “La Macchina del tempo” che per dieci anni ci ha guidati dentro le grandi scoperte scientifiche, il suo carattere e il suo modo di fare sono emersi durante il suo soggiorno su “L’Isola dei famosi”. Per me è un grande divulgatore scientifico.

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Disponibile sul sito della The Planetary Society: http://www.planetary.org/image/PIA04413_mars-exploration-rover_art.jpg .

9. – giornalista scientifico – del 14/03/2008 – Puntata 33


«L’errore grave è che si pensa di dover comunicare soltanto con le nozioni, invece si comunica di più e meglio se si coinvolgono le emozioni»

 

…Alle volte fare divulgazione non è semplice. Riuscire in qualche modo a legare divulgazione e intrattenimento può essere un modo per arrivare a più persone.

Guarda che per dieci anni «La macchina del tempo» ha avuto successo solo e soltanto per questo, e non a caso, ha avuto successo anche e soprattutto tra i bambini, perché comunque si imparava giocando, si imparava divertendosi. E’ solo un problema italiano: chi fa cose serie deve essere vestito di grigio, deve avere la faccia feroce, mentre chi fa cose leggere deve essere un pagliaccio. E’ tipico invece della tradizione anglosassone che i professori che fanno le cose più serie poi organizzano delle feste e hanno una vita assolutamente normale, assolutamente divertita e divertente. Pensate per esempio, in «L’attimo fuggente» e questi dubbi sono soltanto provinciali e italiani, ma non sono affatto tipici di altre civiltà più avanzate della nostra.

Qui in Italia c’è la convinzione che chi fa ricerca, allora la comunicazione e la divulgazione la si fa a tempo perso quando non si ha niente di meglio da fare. Non è così, perché è un lavoro fare comunicazione in tutti i sensi…

Ma ti dico di più. Nel mondo anglosassone la divulgazione di ciò che si fa e di ciò che si scopre, di ciò che si studia è sentito come un dovere. Cioè uno che studia, che scopre delle cose e non le dice è considerato un danno per la società. Qui invece succede il contrario: uno più nasconde, più non si capisce, parla difficile, più si veste triste e più è considerato serio ma ugualmente inutile.

Il problema maggiore non è tanto arrivare alla gente ma arrivare all’interno…

… Arrivare alle emozioni. L’errore grave è che si pensa di dover comunicare soltanto con le nozioni, invece si comunica di più e meglio se si coinvolgono le emozioni, perché è provato scientificamente che un’emozione, che corrisponde ad una nozione, la fissa per sempre nella memoria. Una nozione che arriva solo e soltanto in termini di contenuto cerebrale si perde.

E questa è una considerazione che ben volentieri rigiro ai miei colleghi che da anni sostengono questa cosa che stai dicendo tu, adesso. Alle volte sembra che parlino nel vuoto e invece non è così,. e mi fa piacere sentire che anche da Alessandro c’è una conferma di questo punto di vista, che in Italia prima o poi dovrà pure affermarsi…

Io me lo auguro, diciamo che ci stiamo lavorando da tanti anni, qualcosa lo abbiamo ottenuto. Insistiamo, che ti posso dire?

Alessandro, quando tu guardi in alto e pensi al cielo, quali emozioni provi e, soprattutto, che cosa pensi?

Innanzitutto, provo un grande senso di libertà e di pace, perché gli spazi infiniti sono estremamente riposanti. Esci da tutti i limiti che la vita normale, quotidiana ci pone sia di tipo pratico sia di tipo immateriale… Ti senti libero. E poi penso da divulgatore scientifico alla meravigliosa corsa della conoscenza umana che ai tempi dei greci pensava che il cielo fosse solamente l’interno di una sfera nera con dei buchi da cui filtrava la luce che c’era nello spazio esterno, fino a quello che grazie a Galileo e da Galileo in poi abbiamo, invece, scoperto oggi, sappiamo oggi e continuiamo a scoprire oggi, con la certezza di colonizzare presto sia la Luna che Marte e quindi anche l’entusiasmo delle conquiste della mente umana.

A proposito di Marte, mi ricordo che qualche anno fa in una trasmissione, non ricordo il nome, c’eri tu ospite da una parte e dall’altra c’era Fedro de «Il Grande Fratello» che doveva rappresentare un po’ la voce del popolo. L’argomento era il perché si spendono tanti soldi per mandare i rover della Nasa su Marte. In quell’occasione io mi ricordo che tu avevi detto che uno dei motivi poteva essere un problema, cioè il fatto che fra trent’anni, probabilmente, le risorse del pianeta si sarebbero esaurite. E mi ricordo che in quella trasmissione parlavi anche della possibilità di andare a vivere su Marte sotto delle cupole fra trent’anni. Una mia curiosità: non è troppo pessimista questa visione, nel senso che fra trent’anni saremo tutti sotto le cupole? Credevi per davvero o era stata estremizzata questa visione per rimanere in tema con la trasmissione?

Io sono un divulgatore scientifico e non è che «credo», studio delle cose, le so e le racconto agli altri e quindi, questa è una «certezza» che non è basata su una credenza ma su un fatto indubitabile: nessuno ne parla, ma il mondo è strapieno e sarà sempre più popolato. Oggi siamo sei miliardi; entro la fine di questo secolo saremo dieci miliardi. Allora, nessuno può contestare che sulla Terra non c’è posto fisico per dieci miliardi di persone, ma soprattutto non c’è energia, non c’è cibo, non c’è acqua. Siccome l’uomo da sempre, da quando è nato, da quanto è comparso, ha operato degli spostamenti alla ricerca di nuovi spazi e di nuove risorse, finché ha potuto l’ha fatto sulla Terra, ora che la Terra è completamente popolata, va da sé – è dato assolutamente per logica – che comincerà ad andare fuori, verso altri spazi al di là del pianeta Terra. Altrimenti, già non si spiega come mai da alcuni anni abbiamo già iniziato ad esplorare il cosmo, abbiamo messo piede sulla Luna, abbiamo fatto la stazione orbitante. Tutto questo viene fatto in vista di andare su altri corpi celesti, o a vivere o a trovare le risorse che sulla Terra non ci saranno più e già cominciano a scarseggiare come dimostra il petrolio.

Facendo una previsione, secondo te, quando avremo la tecnologia e le capacità di poter andare a vivere su Marte?

Innanzi tutto ricordiamoci che già da molti anni ci sono dei nostri simili che vivono in orbita, a trecento chilometri sopra la nostra testa, nella stazione orbitante internazionale: è una cosa che non viene ricordata, viene data per scontata. Ma c’è già un drappello di pionieri che sta facendo per noi una specie di fase preparatoria di tutto questo: quindi, è già realtà. Credo che entro la metà di questo secolo sarà possibile costruire e abitare le prime cupole sotto cui ricreare l’atmosfera e le condizioni necessarie perché un certo numero di persone si trasferisca a vivere lì e prepari una migrazione via via più cospicua che sarà cosa della seconda metà del secolo e dei secoli prossimi.

Grazie Alessandro.

Sabrina

Informazioni su Sabrina Masiero

Ricercatore Astronomo (Tecnologo III livello) presso INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo-Gal Hassin, Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche di Isnello, Palermo. In precedenza: Borsista presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie.

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Una risposta a Un universo di emozioni: Alessandro Cecchi Paone

  1. flavio dice:

    In parte sono d’accordo con il pensiero di Cechi Paone, di cui non condivido i tempi. Sono convinto, infatti, che l’uomo andrà sicuramente a vivere in altri pianeti, ma ci vorrà parecchio prima che questo divenga realtà, in quanto sviluppare delle tecnologie per la nostra sopravvivenza al di fuori della Terra non sarà uno scherzo! Direi che sarebbe meglio prima di tutto preservare il nostro pianeta il più possibile e lasciarlo ai nostri discendenti in maniera vivibile. In trent’anni non sarà sufficiente riuscire a vivere al di fuori della Terra, perché i problemi tecnici saranno tanti e non ce la faremo a risolverli in questo breve periodo di tempo. L'idea di costruire delle enormi cupole in materiali molto resistenti per creare un ambiente terrestre non sarebbe male, ma per adesso e' solo fantascienza! Molte invenzioni che fino a secoli fa erano solo delle fantasie si sono trasformate in realtà secoli più tardi e probabilmente la possibilità per gli uomini di vivere in altri pianeti prima o poi si realizzerà!