1. «Le vite di Galileo»

Galilosor e il grande maestro

Galilor e il Grande esperto. Episodio 1. Le vite di Galileo. Cortesia: Fiami e CLEUP.

 Prima tappa: Babilonia nel 568 a.C. al tempo delle osservazioni.

Un bambino di nome Galilosor impara a leggere nel cielo e a scrivere nell’argilla umida con un piccolo giunco.
Secondo i Babilonesi gli Dei usavano il cielo per mandare dei messaggi agli uomini e per questo cercavano di decifrarli osservando le posizioni apparenti dei pianeti fra le stelle, il loro sorgere e tramontare, le eclissi di Sole e di Luna, che erano in grado di prevedere con una certa previsione (metodi empirici) e dalla lettura dei fegati di pecora, quando il cielo era coperto. L’interpretazione del cielo da una parte e la lettura dei fegati dall’altra erano tecniche complementari, a volte anche rivali.

I Babilonesi acquisirono una conoscenza considerevolmente precisa dei periodi del Sole, della Luna e dei pianeti, e poterono predire le posizioni di questi corpi tra le stelle e i periodici ritorni delle eclissi lunari, senza formulare – a quanto pare – alcun genere di teoria geometrica dei corpi celesti. Ma anche se l’astronomia come scienza è sorta sulle rive dell’Eufrate, da cui poi esercitò una grande influenza sullo sviluppo dell’astronomia greca, la conoscenza delle stelle era prerogativa esclusiva dei sacerdoti, ai quali spettava il compito di stabilire il calendario e di venerare la Luna e le stelle. Fuori della classe sacerdotale non era possibile alcuna attività di studio, cosicché le meditazioni sull’origine e la struttura del mondo erano sempre intrecciate a fantasie mitologiche e non esisteva un pensiero autonomo.
I documenti babilonesi, ma in generale quelli mesopotamici, venivano scritti prevalentemente con dei giunchi, ed incisi su tavolette d’argilla morbida poi cotta in appositi forni o lasciata essiccare al sole. Questi giunchi sono dei stili di canna a sezione triangolare allungata, a forma di cuneo, da cui deriva il nome di“scrittura cuneiforme” tipica della civiltà babilonese.
Tali documenti hanno resistito anche alle intemperie a differenza, ad esempio, dei papiri egizi. Di conseguenza, oggi disponiamo di più documentazione sulla matematica mesopotamica che su quella egizia.

E’ abbastanza logico che il primo modo di contare dell’uomo è stato quello di contare con la mente, ma quando si avevano grandi quantità non si riusciva a tenere tutto in mente, perciò si cominciò a contare con le mani, prima con un sistema quinario, poi con il sistema decimale e in qualche cultura anche con i piedi, sistema vicesimale. Sono quindi le dita il primo abaco della storia. Successivamente, il concetto di numero si è sviluppato: si cominciarono ad inventare i segni grafici che rappresentavano dei numeri a partire dalle unità. La base del calcolo dei sumeri, cui si ispirarono in seguito i Babilonesi, era 60.
Solo nel tardo XX secolo hanno cominciato ad apparire le prime tavolette con decifrate le esposizioni della matematica mesopotamica, ma soprattutto di quella babilonese. In queste tavolette risalenti all’epoca della dinastia dei Hammurabi è illustrato il sistema sessagesimale, cioè il sistema a base 60 utilizzato non solo dai Babilonesi ma anche in tutto il resto della Mesopotamia; un sistema sessageisamale viene utilizzato ancora oggi per indicare la misura del tempo e degli angoli.

Continua…

Sabrina

Le Vite di Galileo, Fiami – Casa Editrice CLEUP (Padova), euro 10,00

Informazioni su Sabrina Masiero

Ricercatore Astronomo (Tecnologo III livello) presso INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo-Gal Hassin, Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche di Isnello, Palermo. In precedenza: Borsista presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie.
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