5. «Le vite di Galileo»

 

Halley e Newton - Fiami
Edmund Halley e Isaac Newton nel V capitolo di “Le vite di Galileo” – Fiami. Edizioni CLEUP (Padova). Euro 10,00. Cortesia: Fiami e CLEUP.

Quinta tappa: Greenwich e Londra nel 1664 al tempo della gravitazione universale

In questo episodio facciamo conoscenza con altri grandi astronomi: Edmund Halley (1656 – 1742) e Isaac Newton (1642 – 1727). Halley fu un grande studioso, appassionato di tantissime cose. All’età di otto anni osserva la sua prima cometa. Il caso volle che Halley si innamorasse proprio di questi oggetti ancora poco studiati e che a quel tempo erano ritenuti portatori di sciagure e cattivi presagi.

Nei «Principia Mathematica» Newton affermava che la gravitazione era universale: essa non agisce solo tra la Terra e la Luna ma tra tutti i corpi dell’universo. E’ appunto, universale.
Grazie a questa attrazione universale, Halley arrivò a concludere che il moto delle comete doveva essere determinato dalla gravitazione, che le loro orbite erano delle ellissi o delle parabole o delle iperboli e non delle linee rette. Di conseguenza, le comete dovevano risentire dell’attrazione gravitazionale esercitata dai pianeti che curvava le loro orbite. Di conseguenza, le comete del 1531, del 1607 e del 1682 non erano tre distinte comete ma in realtà una sola. Halley calcolò il suo ritorno per il 1756. La cometa ritornò due anni più tardi perché Halley non conosceva bene l’attrazione gravitazionale di Giove e Saturno.
Grazie ai calcoli di Newton, Halley fu il primo a prevedere il ritorno di una cometa e a confermare la teoria della gravitazione universale di Newton.

Anche oggi a Londra, se si vuole fare una piccola riunione d’affari, una conversazione personale o anche un affare un po’ losco, ci si può incontrare in un’enoteca oppure in un ristorante. E’ più simpatico e più intimo che ritrovarsi in un ufficio o in una sala conferenze, quindi le persone tendono a parlare di più e ci si accorda più facilmente.
Attorno al 1680 si utilizzavano i caffè per lo stesso motivo. Nelle loro sale tiepide, fumose e profumate di caffè venivano conclusi accordi di ogni genere e si discuteva di tutto, dall’arte agli assassinii.
Fu così che in uno di questi caffè, nell’anno 1684, ebbe luogo un incontro particolare tra tre uomini. C’era Christopher Wren, che viene ricordato come l’architetto della Cattedrale di Saint Paul, ma che era terribilmente bravo a fare qualsiasi cosa… C’era Robert Hooke, acerrimo nemico di Isaac Newton e brillante fisico inventore della legge di Hooke sulle molle. C’era Edmund Halley. Halley non rimase bene impressionato da Hooke che continuava ad affermare che la legge dell’attrazione gravitazionale l’aveva ricavata molti anni prima, perciò Halley andò a trovare Newton e gli chiese se poteva aiutarlo. Newton gli disse dei calcoli che aveva giù fatto sulle leggi dell’inverso dei quadrati delle distanze e di come spiegassero il fatto che i pianeti descrivessero orbite ellittiche. Halley era al settimo cielo, soprattutto quando Newton si offrì di andare a ripescare i propri appunti, che però non trovò subito. Qualche mese più tardi, arrivarono a casa di Halley nove fogli di carta: erano intitolati “De motu corporum in gyrum”, che in latino significa “Sul moto dei corpi orbitanti”.
Le buone maniere e la pazienza avevano fruttato a Halley un tesoro da un punto di vista scientifico.

Continua…

Sabrina

Informazioni su Sabrina Masiero

Ricercatore Astronomo (Tecnologo III livello) presso INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo-Gal Hassin, Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche di Isnello, Palermo. In precedenza: Borsista presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie.
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