Il Colonnello Giuliacci ci parla del surriscaldamento terrestre

 

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Mario Giuliacci – Meteorologo e climatologo, Centro Epson, Milano – Intervista del 27/11/2007 –  Puntata 20

«Senz’altro il riscaldamento attuale della Terra, a differenza di quello del passato, non può essere spiegato con cause astronomiche.»

Da una parte le previsioni del tempo presuppongono la disponibilità di modelli fisico-matematici (elaboratati da un team di fisici dell’atmosfera), dall’altra parte, i fisici meteorologi come me interpretano questi modelli. I prodotti di questi modelli vengono mandati, tra le altre cose, anche in televisione. Oltre a questo, però, io mi interesso dei cambiamenti climatici e ho una mia idea sul perché essi siano avvenuti e su come potrebbe evolvere il clima.

Non c’è dubbio che il pianeta Terra abbia la febbre alta, ossia si sia fortemente riscaldato negli ultimi cento anni come forse mai era avvenuto negli ultimi mille o addirittura diecimila anni.
Nel passato ci sono stati analoghi riscaldamenti simili a quello attuale. Nell’ultimo milione di anni, in particolare, la Terra ha registrato temperature simili a quelle attuali almeno quattro o cinque volte e questo fa dire a molti scienziati «Perché preoccuparsi tanto? In passato ci sono stati altri momenti simili a questo». In realtà, questi momenti di surriscaldamento del pianeta erano legati a fattori astronomici: primo, l’allungamento o l’accorciamento annuale dell’orbita terrestre nel corso del tempo (all’incirca cento mila anni) comporta che la Terra quando è più vicina al Sole riceva più energia; secondo, l’asse di rotazione terrestre compie una specie di cono intorno alla propria posizione in circa ventimila anni (la cosiddetta precessione degli equinozi) e quindi, quando è in una certa posizione la Terra riceve più energia e quando si trova nella posizione opposta nel descrivere questo cono essa riceve una quantità di energia diversa; terzo, la Terra compie un moto di «dondolio» intorno al proprio asse (chiamato nutazione).
Per tutti questi motivi, che hanno cicli di durata di quarantamila o cinquantamila anni, la Terra riceve nel corso del tempo una diversa quantità di energia. E’ chiaro che quanto tutte e tre queste cause, quella di allungamento e stiramento dell’orbita, di dondolio e di precessione degli equinozi, agiscono in maniera che la Terra riceva una maggiore quantità di energia e quindi abbia dei momenti di surriscaldamento. Questi periodi di surriscaldamento per realizzarsi hanno bisogno di tempi dell’ordine di trentamila, quarantamila o cinquantamila anni: per passare dalle grandi glaciazioni a questi momenti di surriscaldamento la Terra non ha impiegato cento anni, ma periodi di almeno alcune decine di migliaia d’anni. Il riscaldamento attuale, invece, non si è realizzato in quarantamila o cinquantamila o centomila anni, ma in appena cento anni.
Senz’altro il riscaldamento attuale della Terra non può essere spiegato con cause astronomiche, ma dobbiamo invocare un’altra causa, diversa da quella di tipo astronomico.

polo nord

La paleoclimatologia, la scienza che studia il clima del passato, ha fatto e sta facendo le sue valutazioni sulla temperatura della Terra spingendosi fino a vari milioni di anni fa. Ci sono almeno una decina di metodi molto ingegnosi che permettono di formulare, di una precisa era del passato, il valore della temperatura. Ad esempio, se troviamo dei pollini di pino in Scozia, sotterrati negli scavi a dieci centimetri di profondità e se con la datazione del radio carbonio si stabilisce che questi pollini hanno un’età di diecimila anni, allora si può concludere che centomila anni fa in Scozia vi sia stato il pino. Siccome il pino per vivere ha bisogno di una temperatura media annuale di almeno cinque gradi, questo significa che centomila anni fa in Scozia la temperatura media annuale doveva essere di almeno cinque gradi. Metodi di questo tipo ce ne sono e, anche se non sono precisi come un termometro, sono abbastanza affidabili.

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Il Sole emette in continuazione radiazione solare, che condiziona tutto il clima del pianeta in modo naturale, attraverso i cambiamenti climatici a lungo periodo ossia le stagioni. Inoltre, la nostra stella emette un flusso di particelle cariche che, viaggiando a velocità di 600-800 chilometri al secondo raggiungono la Terra. Trattandosi di particelle cariche in movimento, esse creano un campo magnetico nel loro percorso. Queste particelle costituiscono il vento solare che è particolarmente intenso quando il Sole ha delle eruzioni, ossia delle «protuberanze solari», che si liberano dalla sua superficie anche per parecchi milioni di chilometri. Quando queste tempeste magnetiche arrivano in prossimità della Terra disturbano fortemente non solo il campo magnetico terrestre (dando luogo alle aurore boreali), ma anche le radiocomunicazioni. Per di più, queste particelle cariche molto veloci urtando le particelle d’aria e le ionizzano. Le particelle cariche sono una delle maniere attraverso le quali si creano le goccioline nelle nubi. Molte goccioline nelle nubi sono agevolate laddove esistono molte particelle cariche ionizzate dal vento solare. Più è efficace ed intenso è il vento solare più è probabile che si possano formare delle nuvole. Del resto, questo è uno dei meccanismi che viene invocato per giustificare il motivo per cui il Sole potrebbe essere la causa del surriscaldamento del pianeta da coloro che affermano che i cambiamenti del clima sono dovuti non tanto all’uomo, quanto all’effetto del Sole. Infatti, siccome negli ultimi cento anni a livello intergalattico e solare, sono aumentati i raggi cosmici, l’aumento dell’attività solare e quindi l’aumento del campo magnetico del Sole nell’arco degli ultimi cento anni, fa sì che questi raggi cosmici, che provengono dalle profondità dello spazio, non raggiungano più in folta schiera come una volta la Terra. E, quindi, l’atmosfera terrestre risulta meno ionizzata rispetto ad un tempo e vi sono minori possibilità che si formino nuvole (soprattutto basse). Di conseguenza, questa riduzione della nuvolosità bassa implica che arrivi più radiazione solare sulla Terra e naturalmente maggior riscaldamento.

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Grazie Colonnello Giuliacci.

Sabrina

Informazioni su Sabrina Masiero

Ricercatore Astronomo (Tecnologo III livello) presso INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo-Gal Hassin, Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche di Isnello, Palermo. In precedenza: Borsista presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie.
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2 risposte a Il Colonnello Giuliacci ci parla del surriscaldamento terrestre

  1. Monica dice:

    Quanta pena fa osservare quell'orso solitario… Su quel blocco di ghiaccio che non lo reggerà a lungo.

  2. Carlo dice:

    Par dunque che da questo articolo il colonnello Giuliacci riconosca l'esistenza del fenomeno del riscaldamento del pianeta. Tuttavia tale ammissione viene effettuata indagando soprattutto motivazioni esterne al sistema climatico terrestre, tralasciando soprattutto le cause antropiche, il cui forzante radiativo è di molto più alto rispetto ai fattori qui definiti intergalattici. Nel ricordare che NON è IL CLIMA CHE SI SCALDA, QUANTO INVECE LA TERRA STESSA, dato che il clima è variabile in tutte le sue manifestazioni terrestri. Il clima, piuttosto, in virtù del riscaldamento terrestre indotto dall'effetto serra, reso eccessivo dalle altissime concentrazioni di gas serra di origine antropoica, subisce forti variazioni che ne estremizzano le manifestazioni (intensità e frequenza delle piogge, ondate di calore, venti più forti etc..).
    Detto ciò (cioè quanto non detto nell'articolo qui presente), chiedo: come mai, oggi 1 febbraio 2010, PER IL SECONDO ANNO DI FILA, appena fa un po' di freddo in Italia, dal suo caro TG5, Giuliacci NEGA SARCASTICAMENTE IL FENOMENO DEL RISCALDAMENTO GLOBALE, anzi annunciando l'esistenza di una teoria che prevede per il prossimo decennio temperature (medie globali?) più basse delle attuali! Ora, poichè reputo questa affermazione un'eresia ingiustificabile (ma certamente giustificate da quelli del tg5), invito il colonnello Giuliacci a riportare e documentare queste sue teorie in modo preciso e puntuale ed eventualmente darne comunicazione all'Organizzazione metereologica mondiale, o all'IPCC dell'ONU, per non rischiare di diffondere (dis)informazioni gravemente pregiudievoli.