Forme di vita marziana (II parte)

 

Il pianeta Marte. Fonte: NASA.

 

Ma quali sono le aspettative di trovare fome di vita in ambiente simile a quello marziano?

Innanzitutto, l’ambiente marziano è diverso da quello terrestre. Il suolo di Marte non è protetto da un’atmosfera con uno strato di ozono come quello terrestre e perciò la pressione al suolo è di circa 6 mbar e la fluenza UV giornaliera di circa 361 KJ/m^2 contro i 1000 mbar e 39 KJ/m^2  della Terra (dall’articolo pubblicato da Crockell et al., dal titolo: “The Ultraviolet Environment of Mars: Biological Implications Past, Present and Future, su Icarus  n.146, pp. 343-359, 2000). La conseguenza mancanza di effetto serra comporta che la temperatura al suolo media vari tra i -70 e i -10 °C, a seconda dell’altezza del Sole sull’orizzonte (da misurazioni effettuate dalle sonde Viking 1 e Pathfider ad una latitudine di 20 °C Nord). Non solo: la temperatura cambia anche di 10° andando dal suolo ad 1 metro di altezza, in quanto è più calda in basso quando il Sole riscalda le rocce e più fredda durante la notte.
Dai dati radiometrici raccolti dalle sonde in orbita intorno al pianeta, emerge un dato interessante: di tanto in tanto la temperatura raggiunge localmente i 27 °C, mentre sulle calotte polari in inverno si raggiungono i -143 °C. Queste temperature ed escursioni sono impossibili da raggiungere sul nostro pianeta Terra e devono perciò venir simulate in laboratorio.

In passato sono stati compiuti vari esperimenti che hanno mostrano che in assenza di irraggiamento ultravioletto materiali biologici possono sopravvivere a condizioni spaziali, grazie a proccessi quali, tra l’altro, la dessiccazione. Questi esperimenti (si veda Mennigmann, H. D., 1989, Exobiology: Results of Spaceflight Missions, Advances in Space Research, 9, 3) hanno mostrato che esiste una buona coincidenza dei risultati fatti in ambiente extraterrestre con quelli in laboratorio, rendendo plausibile l’utilizzo di studi simulati anche a Terra, con investimenti molto inferiori. Inoltre, l’abbassamento di temperatura rende i microrganismi utilizzati più resistenti. A basse temperature, dell’ordine di -150 °C, simili a quelle delle notti marziane, il periodo di sopravvivenza del 90% di spore di Bacillus subtilis non protette raggiunge diverse ore; un tempo ancora maggiore, dell’ordine di milioni di anni, è stato calcolato per spore che abbiano acquisito un rivestimento di polimeri fortemente assorbenti la radiazione ultravioletta.

Se la vita si è sviluppata sul pianeta Marte miliardi di anni fa, può aver trovato un habitat adeguato nel sottosuolo, dove la temperatura e la pressione sono maggiori, l’acqua può trovarsi in vari stati, che vanno dai clatrati al liquido, e i raggi ultravioletti vengono schermati. Di tanto in tanto, l’arrivo alla superficie può determinare estinzioni o mutazioni di specie maggiormente all’ultravioletto. Diventa cruciale definire con precisione i tipi di esperimenti da fare nelle future missioni e simulare l’ambiente marziano.

Continua…

Fonte: “Bioastronomia/Astrobiologia”  il sito ufficiale italiano dedicato allo studio di forme di vita in ambienti planetari: http://www.bioastronomia.it/ .

Sabrina

Informazioni su Sabrina Masiero

Ricercatore Astronomo (Tecnologo III livello) presso INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo-Gal Hassin, Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche di Isnello, Palermo. In precedenza: Borsista presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie.
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