Simulando Marte

 

Continuazione…

Grazie ai finanziamenti ottenuti dall’Università degli Studi di Padova, con la collaborazione del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e del Centro Studi e Attività Spaziali (CISAS) di Padova nel 2004 e 2005 è stato progettato e costruito un simulatore di ambienti planetari per svolgere esperimenti in ambienti controllati diversi da quelli terrestri tradizionali.
In particolare, le parti ottiche riguardanti la radiazione ultravioletta sono state progettate e costruite dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF)-Osservatorio Astronomico di Asiago. Il simulatore è stato costruito dalla ditta CINEL su disegni degli ingegneri partecipanti al progetto.

Il Laboratorio Italiano di Simulazione Ambienti (LISA) è stato il primo apparato italiano in grado di riprodure condizioni così estreme come quelle del pianeta Marte. Si trova ancora oggi presso l’Osservatorio Astronomico di Padova nel laboratorio a piano terra dell’edificio detto “Casa del Minizioniere” dell’antico castello. 

Una volta costruito il simulatore, sono iniziati gli esperimenti di natura biologica e geologica in condizioni di temperatura, pressione e atmosfera estreme, non realizzabili altrimenti nei laboratori. I campioni da analizzare, in particolare suolo, sostanze chimiche e colture batteriche sono stati depositati in recipienti di microbiologia costruiti in alluminio dalle officine dell’Osservatorio Astronomico di Cima Ekar e molto simili alle capsule di Petri usate comunemente dai bilogia per la crescita di colture cellulari. Si doveva garantire la sterilità dell’esperimento e di conseguenza questi recipienti venivano poi richiusi ermeticamente in celle di reazione collegate all’esterno con un tubo per il passaggio dei gas. Inoltre, l’imboccatura del tubo era dotata di filtri opportuni che permettevano l’ingresso e la fuoriuscita dei gas tramite delle pompe ma impedivano la diffusione di microrganismi o di particolato. Nella parte alta delle celle di reazione si trovavano delle finestre che permettevano il passaggio della radiazione, tra cui i raggi ultravioletti più lunghi di 160 nm. Sopra di essi potevano essere alloggiati filtri ultravioletti di diverso tipo e spessore, in modo da valutare simultaneamente la risposta dei campioni a dosi diverse di radiazioni. Dopo l’esperimento, i campioni venivano riportati a condizioni ambientali e analizzati per capire le variazioni subite dal campione.

Dato che l’atmosfera di Marte è composta di anidride carbonica (96%) e di azoto (3%) era necessario che i campioni fossero preparati in un ambiente isolato dall’atmosfera terrestre; nel caso di simulazioni di ambienti sotteranei, invece, i campioni potevano essere mescolati a suolo sterilizzato.

Continua….

Sabrina

 

I partecipanti al progetto sono stati:
Coordinatore: Prof. Giuseppe Galletta, Dipartimento di Astronomia
 

Per l’ingegneria: Prof. Gianandrea Bianchini, Dipartimento di Ingegneria Meccanica e CISAS; Prof. Giulio Fanti, Dipartimento di Ingegneria Meccanica e CISAS; Dott.ssa Francesca Ferri del CISAS; Dott. Daniele Pavarin, Dipartmento di Ingegneria Meccanica e CISAS; Dott. Carlo Bettanini del CISAS.
 

Per l’Ottica e la criogenia: Dott. Maurizio D’Alessandro, INAF-Osservatorio Astronomico di Padova.
Per la Biologia: Prof. Giulio Bertoloni, Dipartimento di Istologia, Microbiologia e Biotecnologie Mediche.

Esperimento svolto in collaborazione con l’Università degli Studi di Padova, l’INAF – Osservatorio Astronomico di Padova e il Centro studi e Attività Spaziali “G. Colombo”.

Fonte: “Descrizione dell’esperimento LISA-SAM” disponibile alla pagina:  http://www.bioastronomia.it/lisa/index.html  . Sito web di “Bioastronomia/Astrobiologia”:  http://www.bioastronomia.it/

Informazioni su Sabrina Masiero

Ricercatore Astronomo (Tecnologo III livello) presso INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo-Gal Hassin, Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche di Isnello, Palermo. In precedenza: Borsista presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie.
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