LISA, un esperimento italiano per la vita su Marte

 

Continua ….

Il Laboratorio Italiano di Simulazione Ambienti (LISA) è stato sperimentato in determinate condizioni: le temperature dovevano essere comprese tra 100 °C e -140 °C; l’atmosfera era composta di gas qualsiasi, rispettando i requisiti di sicurezza richiesta per gli operatori; la pressione variava tra 3 bar fino a 10^ (-6) bar (ossia, 0,0000001); infine la radiazione ultravioletta era creata da una lampada di 300 W con emissione maggiore tra 160 nm e 250 nm.

LISA poteva essere utilizzata in due configurazioni, una detta “configurazione calda” e la seconda “configurazione fredda”. In quella calda, LISA veniva riscaldato da una resistenza di 800 W contenuta nella piastra di alluminio posta sotto alle celle di reazione. Un controller GEFRAN con temperature programmabili gestiva il valore termico prestabilito. La pressione veniva controllata attraverso un misuratore all’uscita delle tubazioni che univano le celle e la pompa.
Nella configurazione fredda, LISA era stato pensato per riprodurre le condizioni del pianeta Marte. In questa configurazione si parlava anche di “Simulatore di Ambienti Marziani” da cui la sigla S.A.M. In questa configurazione veniva fatta circolare una miscela composta dagli stessi gas atmosferici dell’atmosfera marziana. SAM veniva rafreddato da un flusso di azoto liquido e se necessario riscaldato dalla resistenza. La pressione veniva monitorata dal sensore all’interno del simulatore e collegato alla pompa con un controllo manuale.

Bisogna tener presente che non erano disponibili nè batteri nè “terreno” marziano da utilizzare durante il test e, di conseguenza, sono stati utilizzati surrogati terrestri. Inoltre, la formazione della vita su differenti pianeti può avere una diversa combinazione di acidi nucleici e aminoacidi; di conseguenza i risultati dell’esperimento avrebbero potuto essere completamente diversi se applicate alla “vita marziana” anche se rimanevano utili per gli studi di contaminazione.

Sono stati ottenuti dei ceppi batterici che erano già stati nello spazio e che avevano dimostrato una particolare resistenza a condizioni fisiche estreme. Si trattava, in particolare, di batteri del genere Bacillus forniti dal Prof. K. Venkatswaran del Jet Propulsion Laboratory della NASA, e dei generi Deinococcus e Clstridium forniti dal DSMZ, Deutsche Sammlung von Mikroorganismen und Zellkulturen. Le colture sono state preparate e incubate all’interno della cappa anaerobica comprata per l’esperimento in atmosfera di azoto; successivamente sono stati eseguiti dei test in funzione della pressione, temperatura, flusso ultravioletto e materiali coprenti, per verificare come cambiano i seguenti parametri: le sintesi chimiche in atmosfera marziana, la modificazione dei campioni di terreno usato per simulare il suolo, la sopravvivenza cellulare, le mutazioni genetiche, le modificazioni dell’ultrastruttura cellulare, le sintesi proteiche e quella degli acidi nucleici.

A sinistra: il simulatore chiuso; a destra una fase dei test. Fonte: http://www.bioastronomia.it/lisa/index.html .

Da questi esperimenti è emerso che la dessicazione (desiccation effect), ossia la fuoriuscita dell’acqua a causa della bassa pressione, poteva fortemente diminuire la sopravvivenza di cellule vegetali ma non delle spore. Nell’ambiente marziano i gas atmosferici o le temperature stesse non sembrano rilevanti per la sopravvivenza di cellule o di spore. Le cellule vegetali non venivano attivate dalla luce ultravioletta entro pochi minuti, mentre le spore potevano sopravvivere per ore. Inoltre, il B. pumilus e il B. Nealsonii, che fanno parte del ceppo batterico del genere Bacillus, hanno mostrato una grande capacità di sopravvivenza nelle condizioni marziane senza venir protetto dalla polvere o da altri agenti.

Inoltre, per simulare la superficie marziana ricoperta di polvere spazzata via da continui venti, i campioni sono stati ricoperti da grani di polvere; essi hanno mostrato un’alta percentuale di sopravvivenza, indicando che, se al di sotto dello strato di polvere sulla superficie marziana la vita si è manifestata su Marte in passato, alcune cellule batteriche potrebbero essere ancora presenti.

Fonte: http://www.bioastronomia.it/lisa/index.html .

Sabrina

Informazioni su Sabrina Masiero

Ricercatore Astronomo (Tecnologo III livello) presso INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo-Gal Hassin, Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche di Isnello, Palermo. In precedenza: Borsista presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie.
Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Una risposta a LISA, un esperimento italiano per la vita su Marte

  1. Francesca dice:

    Interessante, non avrei immaginato che anche in Italia ci si dedicasse alla ricerca di forme di vita su Marte.