Aristarco e la sua idea eliocentrica


Quando la Terra sorpassa un pianeta, nella sua corsa attorno al Sole, sembra che il pianeta si sposti nel cielo in senso contrario. Le linee bianche indicano le linee visuali del pianeta per varie posizioni della Terra, contrassegnate con lettere dell’alfabeto (A, B, C, D, E, ,ecc.). Nel rettangolino in alto è riportato le corrispondenti posizioni apparenti del pianeta sullo sfondo delle stelle lontane.

Il modello geocentrico fu accettato quasi universalmente per un periodo di circa duemila anni dall’epoca di Platone e Aristotele. Eppure un modello radicalmente diverso, basato su ipotesi assai differenti, era stato proposto nel terzo secolo a.C. L’astronomo Aristarco (forse influenzato dagli scritti di Eraclide, vissuto circa un secolo prima) suggerì che una più semplice spiegazione del moto nei cieli sarebbe scaturita dal considerare il Sole al centro e la Terra, i pianeti e le stelle in rotazione attorno al Sole stesso. Una soluzione così concepita, che pone cioè il Sole al centro dell’Universo, è denominata concezione eliocentrica.

Poiché gli scritti più importanti di Aristarco sono andati perduti, la conoscenza della sua opera si basa essenzialmente su commenti riportati da altri scrittori. Aristarco, secondo Archimede, insegnava che il Sole doveva essere almeno diciotto volte più lontano della Luna, che doveva essere situato al centro dell’universo e che, inoltre, da esso proveniva la luce. Secondo Aristarco, tutti i moti con ciclo quotidiano osservabile nel cielo potevano essere spiegati immaginando che la sfera celeste fosse in quiete e che la Terra effettuasse una rotazione completa al giorno, attorno ad un asse immaginario passante per la Terra stessa. L’abbassarsi e l’innalzarsi periodico delle traiettorie del Sole, della Luna e di tutti i pianeti, poteva essere facilmente spiegato attribuendo un’opportuna inclinazione all’asse terrestre. Si potevano inoltre spiegare i cambiamenti con ciclo annuale che si verificavano nel cielo, e i moti retrogradi dei pianeti, facendo l’ ipotesi che la Terra e i cinque pianeti visibili ruotassero attorno al Sole (moto di rivoluzione). In questo modello il Sole e la Terra si scambiavano le parti, cioè la Terra ruotava attorno al Sole, al contrario di quanto ritenuto fino allora. Per di più, la Terra diventava un pianeta fra i tanti, senza alcunché di speciale.

Dal disegno riportato qui sopra si può capire come questo sistema eliocentrico fosse in grado di spiegare i moti retrogradi di Marte, Giove e Saturno.
Facciamo l’ipotesi che il pianeta esterno (all’orbita della Terra) e la Terra descrivano delle orbite circolari attorno al Sole. Il pianeta esterno si sposta più lentamente della Terra, perciò, quando la Terra è esattamente tra il Sole e il pianeta, essa sorpassa rapidamente la linea di congiunzione Sole-pianeta; a noi quindi apparirà almeno per un certo tempo, un moto all’ indietro del pianeta, cioè un moto retrogrado attraverso il cielo.

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Sabrina

Informazioni su Sabrina Masiero

Ricercatore Astronomo (Tecnologo III livello) presso INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo-Gal Hassin, Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche di Isnello, Palermo. In precedenza: Borsista presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie.
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