La teoria di Aristarco (II parte)


Se veramente la Terra ruotasse attorno al Sole, durante il corso dell’anno cambierebbe la direzione nella quale ci si deve rivolgere per vedere una determinata stella. Lo spostamento nella posizione relativa degli oggetti, dovuto allo spostamento dell’osservatore si chiama parallasse. La maggior parallasse osservabile per una stella, causata dal moto della Terra attorno al Sole, è di circa 1/2500 di grado. Ciò si spiega con il fatto che la distanza tra la Terra e la stella più vicina non vale centinaia di milioni di chilometri, bensì 40 milioni di milioni di chilometri.

In questa teoria non si ha più la necessità di far ricorso alle sfere concentriche; si usano solo moti circolari uniformi e si spiega inoltre il fatto sconcertante che i pianeti sono più luminosi durante la fase di moto retrogrado, dato che, in quel periodo, essi sono più vicini alla Terra. Nonostante tutto questo, la proposta di Aristarco fu completamente trascurata nell’antichità; anzi, fu severamente criticata per tre motivi. In primo luogo, l’idea che la Terra fosse in movimento risultava inaccettabile; ciò infatti era in diretto contrasto con le dottrine filosofiche, secondo le quali la Terra doveva essere differente dai corpi celesti e il suo posto naturale doveva essere al centro dell’Universo. I contemporanei consideravano Aristarco empio, perché aveva avanzato l’idea che la Terra fosse in movimento. Questa nuova rappresentazione del Sistema Solare era inoltre in contraddizione con il buon senso e con le osservazioni quotidiane: la Terra appare immobile, e non certamente in rapido movimento attraverso lo spazio.
Un’altra critica veniva dal fatto che le osservazioni dirette sembravano contraddire Aristarco. Se infatti la Terra fosse stata in moto su un’orbita circolare attorno al Sole, essa si sarebbe mossa avanti e indietro rispetto alle stelle fisse. Infatti, l’angolo rispetto alla verticale sotto il quale si deve cercare una stella avrebbe dovuto cambiare a seconda della posizione occupata dalla Terra intorno al Sole, ma gli astronomi greci non avevano osservato nulla di simile.
Questo fatto imbarazzante poteva essere spiegato in due modi: o la Terra non gira attorno al Sole, oppure la Terra gira attorno al Sole, ma le stelle sono talmente lontane che lo spostamento è troppo piccolo per essere osservato. I Greci compresero che in quest’ultimo caso le stelle avrebbero dovuto essere spaventosamente lontane da noi.

Servendoci dei telescopi, attualmente siamo in grado di osservare lo spostamento delle stelle durante il corso dell’anno, e perciò possiamo affermare che il modello di Aristarco è valido. Lo spostamento, in realtà, è talmente minimo che pur con i telescopi no fu possibile scoprirlo se non nel 1838: esso è circa 100 volte più piccolo di quello che si potrebbe osservare a occhio nudo.

Si può comprendere che i Greci non siano stati disposti ad accettare la teoria eliocentrica anche a causa di questa previsione teorica non confermata. Soltanto Aristarco ebbe sufficiente immaginazione da ritenere che le stelle potessero essere immensamente distanti, come oggi sappiamo.
Infine, Aristarco fu criticato perché non sviluppò nei dettagli il suo sistema, e perché non lo usò per fare previsioni sulle posizioni dei pianeti. Sembra infatti che la sua opera sia stata essenzialmente di tipo qualitativo, diretta a fornire una traccia di una possibile interpretazione.

Il sistema geocentrico e quello eliocentrico erano due differenti maniere di spiegare le osservazioni astronomiche. Ma l’ipotesi eliocentrica richiedeva un cambiamento così drastico dell’ immagine che l’uomo aveva dell’Universo, che la teoria di Aristarco ebbe una ben modesta influenza sul pensiero greco. Fortunatamente, gli argomenti di Aristarco furono annotati e tramandati ai posteri, tant’è vero che a distanza di diciotto secoli furono in grado di influenzare Copernico. Ciò dimostra che le idee non restano confinate né nel tempo né nello spazio.

Sabrina

Informazioni su Sabrina Masiero

Ricercatore Astronomo (Tecnologo III livello) presso INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo-Gal Hassin, Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche di Isnello, Palermo. In precedenza: Borsista presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie.
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