Albedo molto elevata per KBO 55636

Credit: MIT, NASA.

di Michele Ferrara, Direttore Responsabile della Rivista “L’Astrofilo”

Sono stati pubblicati la settimana scorsa su Nature i risultati relativi all’osservazione della prima occultazione stellare prodotta da un oggetto della fascia di Kuiper (KBO 55636), e sono risultati importanti perché indicano un’albedo molto più elevata di quanto sinora ipotizzato per quella classe di corpi minori. A firmare l’articolo sono James Elliot (MIT’s Department of Earth, Atmospheric and Planetary Sciences) e alcuni altri ricercatori appartenenti al gruppo di 18 persone che il 9 ottobre 2009 tentò di registrare l’occultazione sparpagliandosi su un’area ampia 5900 km. La traiettoria dell’ombra di KBO 55636 sulla superficie terrestre era infatti nota con molta approssimazione e per aumentare le probabilità di successo bisognava osservare entro un’ampia area corrispondente al margine di incertezza delle previsioni, e ciò nonostante Elliot avesse seguito l’orbita dell’oggetto nei 5 anni precedenti.

La distanza dei KBO (ben oltre Plutone), il breve tratto noto della loro orbita e soprattutto la conoscenza approssimativa dei loro diametri, complicano non poco la previsione delle occultazioni stellari. Alcune delle stazioni predisposte non sono infatti riuscite a vedere alcuna variazione di luce nella stella anonima che KBO 55636 doveva occultare, mentre due stazioni delle Hawaii hanno registrato una variazione lunga circa 10 secondi, grazie alla quale, nota la velocità dell’oggetto, sì è potuto calcolare per quest’ultimo un diametro di 286 km. Conoscendo il diametro, la distanza e la magnitudine apparente, si ricava l’albedo, vale a dire la riflettività media superficiale, che è risultata inaspettatamente elevata, tanto da essere paragonabile a quella della neve e del ghiaccio, mentre l’opinione finora più condivisa era che la superficie dei KBO si fosse, nei miliardi di anni della loro esistenza, ricoperta di uno strato di polvere interplanetaria capace di renderli decisamente scuri.

Per spiegare l’elevata albedo di KBO 55636 non si può certo supporre l’esistenza di un meccanismo di ringiovanimento della superficie come quelli attivi su alcuni satelliti, dove eruzioni di ghiaccio rinnovano il loro aspetto. KBO 55636 è troppo piccolo e isolato. Si è allora fatta strada la possibilità che 1 miliardo di anni fa, o forse meno, un pianeta nano della fascia di Kuiper (già battezzato Haumea) si sia scontrato con un suo simile producendo innumerevoli frammenti, fra i quali l’oggetto in questione.

Se così non fosse, le supposizioni avanzate sulle albedo di tutti i KBO sarebbero sbagliate e così pure le ipotesi sulla presenza e sull’azione della polvere interplanetaria a distante transnettuniane. La prima diretta conseguenza sarebbe quella che i KBO sono più piccoli di quanto finora supposto e quelli oltre i 100 km di diametro potrebbero essere decisamente meno dei 70mila ipotizzati.

Se però avessero forme assai irregolari, cosa probabile per frammenti prodotti da un’evoluzione di tipo collisionale, il calcolo delle dimensioni di KBO 55636 potrebbe essere stato influenzato dall’orientamento dell’asse maggiore, e in realtà l’albedo raggiungerebbe valori inferiori.
Non resta che verificare, prevedendo con la massima precisione possibile le prossime occultazioni.

Fonte Le news di Astronomia e Astronautica de L’Astrofilo: http://www.astropublishing.com/news2010/giugno/180610.htm .

Michele Ferrara

Informazioni su Sabrina Masiero

Ricercatore Astronomo (Tecnologo III livello) presso INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo-Gal Hassin, Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche di Isnello, Palermo. In precedenza: Borsista presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie.
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