I modelli di nucleo cometario


Citiamo a titolo di esempio i quattro modelli più famosi che erano stati proposti prima dell’avvicinamento della sonda Giotto alla cometa di Halley e successivamente.

Modello di Whipple (sinistra, alto): Nel 1950 Whipple diede la prima definizione di nucleo di cometa. Per Whipple il nucleo di una cometa era “una palla di neve sporca”, ossia una palla composta di ghiaccio mescolato con polvere, materiale organico e inorganico e, dunque, ghiaccio sporco. Di tanto in tanto, quando la cometa si avvicina al Sole, si verifica la sublimazione del ghiaccio che dà inizio all’attività della cometa. Questo modello, proposto molto prima del fly by della sonda Giotto, alla luce delle immagini della Giotto stessa, risultò un po’ poco realistico ma è sicuramente quello che di solito si prende come modello di riferimento per descrivere il nucleo di una cometa.

Modello di Donn (destra, alto): è stato proposto tre anni dopo il fly by della Giotto, nel 1989. Per spiegare la forma irregolare del nucleo della cometa di Halley, dell’ordine di 15x8x10 km, non si poteva ricorrere all’idea di un nucleo come formato da un unico blocco, essenzialmente sferico (anche se non proprio sferico come lo possono essere alcuni asteroidi), ma costituito da pezzettini sferici legati fra loro. Questo modello era chiamato “Fluffy Aggregate Model” dove “Fluffy” stava ad indicare che tra i vari pezzettini ci sono degli spazi vuoti. Una sorta di spugna, in altre parole.

Modello di Weissman (sinistra, basso): modello proposto nel 1986, detto anche “Modello Rubble Pie” o “Primordial Rubble Pie Model”, dove primordiale sta ad indicare il fatto che vi sono dei pezzi molto grossi che sono uniti fra loro da una forza di coesione bassa. Dato che la forza di coesione non è molto grande, allora è possibile spiegare il motivo per cui alcune comete si frammentano quando vengono a trovarsi molto vicino al Sole, e dunque vengono sottoposte a temperature molto alte al loro passaggio al perielio, oppure quando si avvicinano troppo ad un pianeta gigante, come la Giove. La forza di coesione è debole e questi pezzi si vengono a staccare. Una conferma di questo modello potrebbe venire dalla collisione della cometa Shoemaker-Levy 9 con Giove nel luglio 1994 quando, un paio di anni prima di finire sul gigantesco pianeta, il nucleo cometario si frammentò in una ventina di pezzi.

Modello di Gombosi e Houpis (destra, basso): modello formulato nel 1986, detto anche “Icy Glue Model”. In questo caso vi sono tanti piccoli frammenti di ghiaccio che sono fra loro incollati, nel senso che il ghiaccio permette ai vari frammenti di essere uniti. La forza di coesione è maggiore rispetto a quella prevista dal Modello di Weissman e, dunque, anche la struttura del nucleo cometario dovrebbe essere anche più solida di quella del modello di Weissman.

Sabrina

Informazioni su Sabrina Masiero

Ricercatore Astronomo (Tecnologo III livello) presso INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo-Gal Hassin, Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche di Isnello, Palermo. In precedenza: Borsista presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie.
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