La coda di una cometa

La cometa McNaught, 2010.

La coda rappresenta sicuramente il tratto più caratteristico e spettacolare delle comete. Essa si forma tra le 10 e le 3 U.A. come conseguenza diretta della formazione della chioma. La coda è costituita dalle enormi quantità di gas, detriti e polveri rilasciate dal nucleo a causa delle radiazioni solari che ne “sciolgono” la superficie. Nei corpi cometari la coda si riscontra soltanto nelle porzioni d’orbita adiacenti al perielio. Le sue dimensioni vanno da un minimo di 100.000/150.000 km dei corpi più piccoli fino a svariate decine di milioni di km dei corpi più grandi. Tuttavia questi valori sono affetti da forti fluttuazioni in quanto basta citare l’esempio di una cometa, apparsa nel 1843, che riuscì a sviluppare una coda di ioni lunga oltre 320 milioni di km.

 

Nel disegno qui sopra possiamo osservare un piccolo schema semplificato della formazione e delle peculiarità dei corpi cometari. La coda inizia gradualmente a formarsi quando la cometa è ancora lontana dal Sole e solo successivamente, con l’avvicinamento della stessa all’astro, si fa via via più lunga, densa e luminosa. Notare inoltre la “rotazione” che le diverse code subiscono durante il passaggio al perielio a causa della differente influenza che la pressione di radiazione solare esercita sui materiali liberati dal nucleo (particelle rocciose e gas ionizzati).

Sabrina

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Informazioni su Sabrina Masiero

Direttore Responsabile della Didattica e Divulgazione presso la Fondazione GAL Hassin-Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche, Isnello, (Palermo) e associata INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo. Ho lavorato presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e la Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie nell'ambito dei pianeti extrasolari.

2 risposte a La coda di una cometa

  1. Ricardo L. Garcia dice:

    Excellent!