Quando piccolo è meglio

Cortesia Umberto Genovese, Il Poliedrico.

di Umberto Genovese

Quando in astronomia si parla di ottiche, telescopi o obbiettivi poco importa, si è indotti a immaginare che quanto più questi sono grandi e maggiore è il potere di ingrandimento, meglio è.
E quindi la rincorsa a specchi sempre più grandi e montature sempre più sofisticate anche e soprattutto tra gli astrofili nel corso degli anni si è accentuata, grazie a un mercato che oggi può fornire un’incredibile offerta di eccelsi strumenti abbordabili anche per le piccole tasche.
Ma quando lo Spirito Hacker si unisce alla passione del Cosmo, dimostra che anche una misera fotocamera da 5 megapixel può abbondantemente dire la sua.
Questa foto è un’unica esposizione di ben 15 secondi a 400 ISO con una lunghezza focale di soli 7,3 mm, e oltre a una traccia di aereo, i cirri che tentano di coprire inutilmente Deneb e il Cigno, è nettamente distinguibile anche una meteora.

La cosa che più deve far riflettere è che nonostante l’estrema durata dell’esposizione, le immagini stellari sono ferme e nitide, senza alcuna traccia di startrail che uno potrebbe aspettarsi.
Avevo già parlato della mia passione per la fotografia notturna, la Galleria Immagini del Blog Il Poliedrico ne contiene alcuni esempi, e ne parlai anche in questo articolo, così come accennai alla formula empirica che mi aiuta nel calcolare i tempi di esposizione: per le riprese verso l’equatore celeste con la mia modesta Powershot A610 [1] posso tirare fino a oltre un minuto prima di percepire un mosso apprezzabile! Ovviamente otterrei molto prima la saturazione del CCD, ma la cosa è molto interessante.

Tabella. Cortesia Il Poliedrico, Umberto Genovese.

Immaginate di tirare  i tempi di esposizione di un singolo fotogramma a 10-20 secondi intervallati da pochi secondi, il tempo necessario a riavviare il fotogramma successivo durante un picco meteorico e poi farne magari un timelapse della serata: un ottimo modo per calcolare lo ZHR abbastanza facilmente e definire meglio il punto radiante!
Le possibili applicazioni di di macchinette ultracompatte nella ricerca astronomica amatoriale sono pressoché infinite, a volte basta solo la fantasia e del sano Spirito Hacker!

[1] Esiste un software che può essere caricato all’avvio delle fotocamere Powershot, che consente di programmarle attraverso degli script interpretati (ubasic), permettendo così di sfruttare a fondo l’hardware della fotocamera disponibile: CHDK .

Pubblicato inizialmente su Il Poliedrico: http://ilpoliedrico.altervista.org/2011/06/quando-piccolo-e-meglio.html

Umberto

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Informazioni su Sabrina Masiero

Direttore Responsabile della Didattica e Divulgazione presso la Fondazione GAL Hassin-Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche, Isnello, (Palermo) e associata INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo. Ho lavorato presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e la Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie nell'ambito dei pianeti extrasolari.

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