Oumuamua, da asteroide interstellare a cometa

Rappresentazione artistica di Oumuamua, il primo oggetto interstellare che sembra in realtà essere una cometa. Credit: ESO/M. Kornmesser

Il nostro sistema solare è davvero un posto affollato, con otto pianeti e circa 200 satelliti che orbitano intorno al Sole a velocità elevate. Da asteroide a primo oggetto di una nuova classe di asteroidi interstellari, e infine cometa. Questa è la storia di ‘Oumuamua, il misterioso corpo a forma di sigaro scoperto l’anno scorso, il 17 ottobre 2017, nell’ambito della survey Pan-STARRS1 e battezzato 1I/‘Oumuamua. Oumuamua, in hawaiano significa “messaggero che arriva per primo da lontano”. Proprio presso le Isole Hawaii viene osservato per la prima volta all’Osservatorio di Haleakala.

L’oggetto di 400 metri di diametro e lungo circa il doppio, quando è stato scoperto, si avvicinava alla Terra provenendo dalla costellazione della Lira, lungo un’orbita di tipo iperbolico, e sembrava provenire da una zona esterna al Sistema Solare. Che provenisse dal di fuori del Sistema Solare se ne ebbe la certezza sia misurando la velocità dell’oggetto, oltre 310.000 chilometri l’ora, sia la sua traiettoria. Ecco però che la prima ipotesi, quella che ‘Oumuamua sia una cometa, è tornata alla ribalta sulla base di uno studio coordinato da Marco Micheli, ricercatore dell’Agenzia spaziale italiana, pubblicato su Nature.

Inizialmente non era stata osservata nessuna chioma e nessuna coda, e di conseguenza nessuna emissione di gas da parte dell’oggetto. La riflettività, invece, ossia la caratteristica del corpo di riflettere la luce solare (quello che in termini tecnici si chiama albedo), era quello di una cometa. Sulla base delle ultime osservazioni, però, la variazione di velocità è molto piccola e `Oumuamua sta comunque rallentando ancora a causa dell’attrazione del Sole, ma non così velocemente come previsto dalla meccanica celeste.

Per poter distinguere una cometa da un asteroide c’è un parametro fondamentale, ossia la traiettoria dell’oggetto, che dipende dalle forze coinvolte.

`Oumuamua, qui rappresentato con un getto di gas. Le osservazioni più recenti mostrano la presenza di una forza di natura non gravitazionale che agisce sull’oggetto. Crediti: ESO

La forza di gravitazione universale regola il moto di tutti i corpi dell’Universo: se si considera la traiettoria di una cometa, ecco che questa viene influenzata però anche da forze non gravitazionali, ossia da forze ulteriori legate al degassamento, ossia alla perdita di gas da parte del nucleo. Se l’accelerazione si allontana anche di poco da un comportamento puramente gravitazionale, ecco che l’oggetto è da considerarsi una cometa, ricoperta da uno spesso strato di materiale organico che lo fa sembrare un asteroide. Nel caso di ‘Oumuamua, si è visto che l’orbita seguita non è compatibile con una traiettoria governata da sole forze gravitazionali, prodotte dal Sole e dagli altri oggetti del Sistema Solare, man mano che la cometa si avvicina ad essi (Il Sole è sicuramente l’oggetto attrattore più potente in tutto il Sistema Solare che agisce a grandissime distanze, molto più di tutti i pianeti del nostro Sistema Solare).

L’oggetto dunque è soggetto ad un’accelerazione che non è di tipo gravitazionale e che lo fa allontanare più velocemente di quanto previsto dalle leggi della meccanica celeste, un’accelerazione legata al degassamento sulla sua superficie allungata a forma di sigaro.

Studiando il suo moto nello spazio, la sua orbita sembra essere di tipo iperbolico. E’ vero che alcune comete a lunghissimo periodo presentano orbite iperboliche, ma questo spesso è legato alla mancanza di sufficienti dati osservativi o delle modalità di calcolo delle orbite cometarie. Per esempio, se considerassimo il baricentro del Sistema Solare anziché il centro del Sole (e i due punti non coincidono) si potrebbe osservare che la stragrande maggioranza delle comete con orbite paraboliche o iperboliche diventerebbero comete con orbite ellittiche a lunghissimo periodo.

Più che di orbita, quindi, meglio parlare di traiettoria dell’oggetto. La cometa ha raggiunto il punto di massima vicinanza al Sole, pari a circa 38 milioni di chilometri, il 9 settembre 2017 e la minima distanza dalla Terra, pari a circa 24 milioni di chilometri, il 14 ottobre 2017, quattro giorni prima di essere scoperta. Attualmente, questa cometa si muove a 44 chilometri al secondo rispetto al Sole, puntando verso la direzione di Pegaso.

Oggetto insterstellare Oumuamua dal William Herschel Telescope. Credit Isaac Newton Group, La Palma

Nessuno dei quasi 800 000 asteroidi o comete conosciuti ha un’orbita che ne indichi la provenienza dall’esterno del nostro Sistema Solare. In effetti, gli astronomi stimano che un asteroide interstellare attraversi il nostro Sistema Solare interno circa una volta all’anno, ma poiché sono deboli e difficili da rilevare, non ne è ancora stato identificato uno. E pare proprio che ‘Oumuamua, immaginato come il primo visitatore interstellare del Sistema Solare, non lo sia affatto.

Le conclusioni definitive ora devono essere confermate con le osservazioni e con tutti i dati che verranno raccolti man mano che la cometa si allontanerà ulteriormente dal Sole, fintantoché l’oggetto rimarrà visibile agli osservatori terrestri più potenti.

 

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Informazioni su Sabrina Masiero

Ricercatore Astronomo (Tecnologo III livello) presso INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo-Gal Hassin, Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche di Isnello, Palermo. In precedenza: Borsista presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie.

I commenti sono chiusi