Verso Ultima Thule

Ultima Thule rappresenta la meta della missione New Horizons, un asteroide della Fascia di Kuiper ben oltre Nettuno. Crediti: NASA

L’esploratore greco Pitea nei suoi diari di viaggio racconta di un’isola leggendaria. Salpa da Marsiglia verso il 330 a.C. per esplorare l’Atlantico del Nord. Quest’isola, chiamata Thule (o Tule, in italiano) è una terra di fuoco e di ghiaccio, dove il sole non tramonta mai. Come racconta Pitea in questo libro, dalla Gran Bretagna ci vogliono circa sei giorni per poterla raggiungere, in direzione nord.

Confronto-delle mappe-di Eratostene e Strabone con quella di Tolomeo.

Successivamente, altri autori parlano di Thule in varie storie fantasiose, e lo stesso Claudio Tolomeo ne fornisce le coordinate, anche se in modo approssimativo, ma non è ancora chiaro con quale luogo oggi noi la possiamo identificare, forse con l’Islanda, o la Groenlandia, la Scandinavia o le Isole Shetland, Orkney, oppure l’isola di Saaremaa in Estonia.

Fin dal Medioevo e probabilmente anche prima, si diffonde un mito, quello dell’ultima Thule, intesa come l’ultima terra nota, la più estrema, e che col tempo diventa sinonimo di tutte le terre “al di là del mondo conosciuto”.

Oggi, dopo molti anni di viaggio e un incontro ravvicinato con Plutone, la sonda New Horizons è diretta verso l’Ultima Thule, come è stato denominato l’asteroide (486958) 2014 MU 69, nella Fascia di Kuiper, oltre l’orbita di Nettuno. Lo incontrerà il prossimo 1 gennaio 2019, un incontro ravvicinato che è atteso da molti come uno dei momenti più spettacolari della storia delle missioni spaziali robotizzate: rappresenterà il punto più lontano di osservazione di un oggetto del nostro Sistema Solare.

(486958) 2014 MU69 è stato scoperto il 26 giugno 2014 dal Telescopio Spaziale Hubble durante una campagna osservativa mirata a trovare un ulteriore target per la missione New Horizons da raggiungere dopo il fly by con Plutone. Considerato che la New Horizons è la prima sonda ad esplorare la Fascia di Kuiper, e tale rimarrà per parecchio tempo, si è pensato giustamente di sfruttare al massimo la vita operativa della sonda dirigendola verso un ulteriore target.

New Horizons avrà molto da raccontare ancora. Ma anche lei, come in precedenza altre sonde, ha trascorso un periodo di ibernazione, conclusosi lo scorso 5 giugno alle ore 8.12 italiane. Si trova in buona salute, tutto funziona regolarmente e tutti i sistemi sono online. Si direbbe che siamo davvero pronti per questo grande evento.

Crediti: NASA / JHUAPL / SwRI / James Tuttle Keane

Crediti: NASA / JHUAPL / SwRI / James Tuttle Keane

Per avere qualche informazione sulla sua forma, Ultima Thule è stato osservato con una tecnica particolare: durante l’occultazione di tre stelle causate da questo piccolo oggetto della Fascia di Kuiper. Si è trattato di un esperimento di grande precisione, dato che si doveva cogliere l’ombra proiettata sulla Terra di un corpo di circa 30-40 chilometri a circa 143 volte la distanza Terra-Sole. Le tre occultazioni sono state compiute tra giugno e luglio 2018 dai tecnici del team della missione New Horizons della NASA: tentare di individuare un oggetto piccolo, lontano (nella Fascia di Kuiper) e debolissimo mentre passa davanti ad una stella (occultazione della stella) non è affatto facile.

Le linee colorate segnano il percorso della stella vista da diversi telescopi ogni giorno; gli spazi vuoti tra le varie linee indicano i pochi secondi in cui MU69 2014 Ultima Thule ha bloccato la luce della stella. Da queste osservazioni, pare che Ultima Thule sia un sistema di due corpi, con un secondo corpo di circa 15-20 chilometri di diametro, forse in contatto col primo, tanto da farla assomigliare alla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko visitata dalla sonda Rosetta qualche anno fa.

Ma le sorprese non finiscono qui: perché il terzo blocco di luce, più piccolo, porta a ipotizzare la presenza di un piccolo satellite attorno a Ultima Thule, di qualche centinaio di chilometri di distanza. Queste osservazioni sono utili per creare un’immagine di MU69 2014 e di qualsiasi corpo compagno intorno ad esso. Con la croce bianca viene indicato il baricentro del sistema attorno a cui devono ruotare entrambi i corpi.

Ultima Thule orbita attorno al Sole su un’orbita a bassa inclinazione sull’Eclittica avente un semiasse maggiore di 44,5 UA, pari a circa 6,7 miliardi di chilometri. Per percorrere un’intera orbita Ultima Thule impiega quasi 300 anni e, trovandosi così lontano dal Sole, la temperatura della superficie è estremamente bassa, dell’ordine di -230 °C.

L’osservazione di Ultima Thule tramite le occultazioni porta a ipotizzare potenzialmente tre tipi di forma. Bisognerà aspettare le prossime osservazioni e occultazioni per avere maggiori chiarimenti. Crediti: NASA

Tra novembre e dicembre prossimi dovranno essere fatte osservazioni dettagliate dell’ambiente in cui si trova Ultima Thule, in modo da poter comprendere gli eventuali rischi nell’avvicinamento all’oggetto transnettuniano. Solo a metà dicembre, i tecnici NASA decideranno che tipo di avvicinamento effettuare. Il primo, quello più probabile, prevede un avvicinamento nella parte nord di Ultima Thule, fino a 3 500 chilometri di distanza dalla sua superficie; il secondo, che verrebbe selezionato nel caso in cui le future osservazioni mettessero in luce la presenza di detriti o di altri piccoli satelliti, la distanza sarà pari a 10 000 chilometri, definita distanza di sicurezza per la sonda New Horizons. Entrambi i fly by risulterebbero in ogni caso più vicini di quello che la sonda New Horizons ha compiuto passando vicino al pianeta Plutone, che era arrivato a circa 12500 chilometri dalla superficie.

Il fly by vero e proprio inizierà tra il 26 dicembre 2018 e il 3 gennaio 2019, che culminerà col massimo avvicinamento a Ultima Thule probabilmente alle ore 18:33 dell’1 gennaio (ora italiana). La conferma sulla Terra la potremo avere solo sei ore più tardi, tenendo conto del viaggio che il segnale impiega per arrivare fino a noi. L’invio dei dati a Terra durerà parecchi mesi, probabilmente fino al 2020.

 

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Informazioni su Sabrina Masiero

Ricercatore Astronomo (Tecnologo III livello) presso INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo-Gal Hassin, Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche di Isnello, Palermo. In precedenza: Borsista presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie.

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