Occhi puntati al Cielo per la Notte Europea dei Ricercatori

La scienza è competitiva, aggressiva, esigente. Ma è anche una fonte di immaginazione, di ispirazione, ti fa crescere.
– Vera Cooper Rubin

Rappresentazione artistica realizzata da Frascati Scienza.

Come vi siete innamorati del Cielo? Immaginando un universo talmente vasto da non avere una fine? Chiedendovi se c’erano altri pianeti con una forma di vita diversa dalla nostra e la possibilità di mettersi in contatto, un giorno, con essa? Osservando le stelle e puntando un piccolo telescopio verso la Luna?

Vera Rubin. Crediti: www.shethepeople.tv/news/pioneering-astronomer-vera-rubin-dies-at-88-all-you-need-to-know

A Washington D.C., nel 1938, una bambina di dieci anni era solita osservare le stelle, distesa nel suo lettino dalla finestra della sua camera che puntava verso nord, e ammirarne estasiata il loro movimento durante la notte. Suo padre aveva notato la passione della figlia e, nonostante i grossi dubbi sulle opportunità che una carriera astronomica avrebbe potuto offrirle, non smise mai di sostenerla nei suoi sogni regalandole un piccolo telescopio e accompagnandola agli incontri di astronomia tenuti dagli astrofili locali. Il suo nome era Vera Cooper Rubin (quest’ultimo cognome fu acquisito successivamente, col matrimonio con Robert Rubin), e quel padre che la sosteneva non avrebbe, probabilmente, immaginato che solo pochi anni più tardi sua figlia avrebbe cambiato per sempre la storia dell’Astrofisica, senza mai vincere il Premio Nobel anche se sarebbe stato meritato.

Fu quel padre, immigrato ebreo e ingegnere elettronico, a sostenere l’iscrizione della figlia nel prestigioso college femminile Vassar, scelta per nulla casuale dato che lì vi aveva lavorato la prima donna americana ad acquisire il titolo di “professoressa di Astronomia” nel 1865, Maria Mitchell. La stessa Mitchell nel 1847 scoprì una cometa, la C/1847 T1, in contemporanea con un altro astronomo, il gesuita italiano Francesco de Vito, diventando così la seconda donna a scoprirne una, dopo Caroline Lucrezia Herschel.
Non fu facile la carriera universitaria di Vera Cooper, in quanto donna: dopo la laurea in Astronomia al Vassar College, chiese di entrare nella prestigiosa Princeton University, ma le fu negato. Così, iniziò a frequentare la Cornell University, prestigiosa università dove insegnò il corso di planetologia e diresse il Laboratorio di Scienze Spaziali l’astronomo Carl Sagan, grande divulgatore, che fu la mente del primo messaggio interstellare verso M13 nel 1974 dal radiotelescopio di Arecibo e colui che curò immagini e suoni per la placca d’oro sulle sonde Voyager, un messaggio per una civiltà intelligente che potrebbe, in un futuro lontano, intercettare una delle sonde gemelle Voyager.
Alla Cornell University incontrò Robert Rubin e studiò con i grandi dell’astrofisica dell’epoca. Robert Rubin divenne suo marito, e all’oscuro di quello che sarebbe successo poi, proprio come fece suo padre, ecco che Robert Rubin l’accompagnava nel realizzare i suoi sogni, in questo caso ai corsi serali di dottorato, attendendola fuori in automobile perché Vera non sapeva guidare. Una donna che si occupò anche dei quattro figli, oltre che a coltivare questa grande passione per lo studio del cielo, delle galassie in particolare.

Logo della Notte Europea dei Ricercatori in collaborazione con Frascati Scienza.

Tante donne oggi, come ieri, sono ricercatrici. La figura del ricercatore viene celebrata ogni anno, nell’ultimo venerdì di settembre, quest’anno cade il 28 settembre. Assieme a Frascati Scienza, ogni anno numerosi laboratori e centri di ricerca aprono le loro porte per accogliere il pubblico, le persone interessate, appassionate di scienza, perché la scienza ci permette di migliorare la nostra vita, a volta in modo inconsapevole. Da scoperte del tutto casuali, nascono e si formulano nuove idee per nuovi progetti.

L’Astronomia ha in sé il fascino e la meraviglia, ma offre anche tantissimo studio e nuovi orizzonti da varcare. L’immensamente grande è tanto affascinante quanto l’immensamente piccolo, due mondi che si fondono assieme, perché per spiegare l’uno è necessario avere le conoscenze dell’altro.

E’ incredibile quanto poco conosciamo oggi dell’Universo attuale: soltano il 4 percento è materia così come noi la intendiamo, ossia materia barionica, il resto è costituito da materia oscura e da energia oscura. Ma cosa significa esattamente che solo il 4 percento di tutta la materia dell’universo è ordinaria?

Una rappresentazione della materia oscura (dark matter). Fonte: https://www.chalmers.se/en/departments/physics/calendar/Pages/Workshop-on-dark-matter.aspx

Facciamo l’ipotesi di abitare in una casa di 100 metri quadrati e di essere seduti sul nostro letto matrimoniale di 2 metri per 2 metri: il 4 percento della superficie della casa corrisponderebbe alle dimensioni del nostro letto. Guardandoci intorno, saremmo in grado di vedere solo il letto. Tutto il resto sarebbe completamente buio. La sensazione che proveremmo sarebbe probabilmente di sgomento, insicurezza, desiderio di muoverci per andare oltre ed esplorare il resto della casa. Questa situazione rappresenta proprio il “nostro stato” nei confronti dell’esplorazione dell’universo. Si tratta di una condizione che è sicuramente migliorata enormemente nel corso degli ultimi anni, essendosi ampliata la nostra conoscenza dell’universo. Però, nonostante gli straordinari progressi compiuti la situazione di “buio” permane tuttora.
Il fatto è che, prima o poi, dovremo alzarci e andarcene… ma dove? Bagno o cucina? Ancora non ci è dato sapere cosa scopriremo… Ma succederà e questo è il bello della ricerca. Il nostro obiettivo è quello di curiosare, di conoscere, di imparare sedendoci sulle spalle dei giganti che ci hanno preceduto e guardare lontano, per estendere i nostri orizzonti.

La scienza è fatta di uomini e di donne, di momenti di grandi studi e di applicazione, la scienza è applicazione nelle cose della vita quotidiana e spesso, anche senza rendercene conto, ci circonda e la utilizziamo. Ce ne rendiamo conto quando si rompe un telefonino o quando la nostra televisione non funziona più. Ce ne accorgiamo anche in occasione della Notte Europea dei Ricercatori ed è per questo che è giusto partecipare attivamente, portare i nostri figli, permettere loro di appassionarsi e di immaginare qualcosa di nuovo. Assieme a loro, non dimentichiamoci dei nostri genitori, portiamo anche loro, perché sono stati loro che ci hanno permesso di coltivare i nostri sogni, spingendoci in alcuni casi proprio nella direzione della curiosità e della conoscenza, della scienza.

The European Researchers’ Night project is funded by the European Commission under the Marie Skłodowska-Curie actions (GA N° 818728).
La Notte Europea dei Ricercatori è coordinata da Frascati Scienza. L’associazione, impegnata da anni nella diffusione della cultura scientifica, si è aggiudicata ancora una volta il bando della Commissione Europea Horizon 2020 nell’ambito delle azioni Marie Skłodowska–Curie. La manifestazione in questa edizione vuole incoraggiare ancor di più la partecipazione dei cittadini nella ricerca scientifica.

#ERN18, BE a citizEn Scientist

Comunicato di Frascati Scienza dedicato alla Notte Europea dei Ricercatori

Sito di Frascati Scienza

Programma della Notte Europea dei Ricercatori 2018

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Informazioni su Sabrina Masiero

Ricercatore Astronomo (Tecnologo III livello) presso INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo-Gal Hassin, Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche di Isnello, Palermo. In precedenza: Borsista presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie.

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