Le stelle cadenti, tra scienza e superstizione

di Luciana Ziino, Fondazione GAL Hassin – Centro Internazionale per le Scienze Astronomiche, Isnello

Crediti: Shutterstock

Lo spettacolo delle stelle cadenti ha da sempre colpito l’immaginazione dell’uomo e ogni anno, durante la notte di San Lorenzo, sono in molti a stare col naso all’insù per ammirare queste bellissime scie luminose nel cielo. Oggi, insieme al GAL Hassin, scoprirete come il fenomeno è stato variamente interpretato nel corso della storia, fino ad arrivare ai nostri giorni, in cui è la scienza a prevederlo e spiegarlo.

Cosa sono in realtà le stelle cadenti
Cosa ci dice la scienza sulle stelle cadenti? Che cosa sono in realtà? Come sicuramente già sapete, anche se noi le vediamo così luminose nel cielo, non sono delle stelle. Ma si tratta di piccoli frammenti cosmici che entrano in atmosfera e a causa dell’attrito bruciano creando la caratteristica scia luminosa. Le chiamiamo tradizionalmente stelle cadenti, ma in realtà se vogliamo usare un termine più scientifico si chiamano meteore. Siamo abituati a pensare che questo fenomeno avvenga solo nel mese di agosto, in realtà sono molti i periodi dell’anno in cui ci sono meteore, anzi ogni notte è possibile vedere delle stelle cadenti, ovviamente molto dipende dalle condizioni di osservazione, quindi dove ci troviamo, quanto inquinamento luminoso c’è, quante nuvole e anche dalla nostra capacità di percezione.

Bisogna fare una distinzione tra le cosiddette meteore sporadiche e gli sciami di meteore. Normalmente, il numero medio di meteore viste all’ora va, a seconda del periodo dell’anno e dell’orario, da un minimo di 2 a un massimo di 16. Ma ci sono dei periodi dell’anno in cui il numero di stelle cadenti nel cielo aumenta sensibilmente. In questo caso si parla di pioggia di meteore (meteor shower) o sciame meteorico. Per gli sciami che hanno il più alto numero di stelle cadenti e nel momento di picco del fenomeno si può arrivare a 50 stelle cadenti all’ora e in condizioni di osservazione ottimali si può arrivare a 100 meteore all’ora.
Questi cosiddetti sciami si ripetono ogni anno più o meno sempre negli stessi periodi. Come mai? Da che cosa sono causati? Per capirlo insieme, dobbiamo partire dalle comete.

Le comete lasciano scie di detriti che poi diventano stelle cadenti
Quando una qualsiasi cometa si avvicina al Sole, grazie al calore solare ‘si accende’, formando una chioma luminosa e una lunga coda di gas e polveri. Passerà molto tempo prima che la cometa in questione ritornerà nuovamente vicino al Sole, ma intanto la scia di detriti lasciata al suo passaggio, rimarrà lì e verrà incrociata dalla Terra ogni anno. Ogniqualvolta la Terra attraverserà l’orbita di una cometa, i suoi detriti entreranno in atmosfera, determinando le stelle cadenti. Ecco perché il fenomeno delle stelle cadenti si ripete ogni anno più o meno negli stessi periodi: come detto sopra, non solo nel periodo di agosto, ma in vari momenti dell’anno. Gli sciami più famosi sono le Quadrantidi (fine dicembre e inizio gennaio), le Perseidi ad agosto, le Leonidi a novembre, le Geminidi a dicembre: per ognuno di essi c’è una sorgente di detriti che di solito è appunto una cometa.

Rappresentazione artistica della nube di polvere lasciata dal passaggio della cometa Swift-Tuttle. La Terra, nel corso della sua orbita attorno al Sole, attraversa questa scia di detriti nel mese di agosto.

Le stelle cadenti nella storia
Tra poco vedremo più in dettaglio il fenomeno delle stelle cadenti dal punto di vista astronomico, ma adesso vorrei insieme a voi fare un viaggio nel passato, perché la notte di San Lorenzo e le stelle cadenti in genere hanno una lunghissima storia, che intreccia astronomia, religione, tradizioni popolari e superstizioni. A seconda delle epoche, dei luoghi e dei diversi popoli, le meteore sono state viste e interpretate nei modi più svariati, sia in senso negativo che in senso positivo.

Cominciamo da chi aveva paura delle stelle cadenti
Erano diverse le popolazioni nell’antichità per le quali le apparizioni di meteore, così come quelle di comete e di altri fenomeni astronomici come le eclissi, erano considerate segni infausti in quanto alteravano l’equilibrio del cielo e quindi del ciclo naturale del mondo. In particolare, le mitologie orientali così come quelle greche interpretavano le stelle cadenti come le lacrime delle divinità che piangevano per calamità o disgrazie avvenute in passato o che dovevano ancora succedere. I cinesi registrarono le apparizioni di stelle cadenti e comete fin dal sesto secolo avanti Cristo. Secondo l’astrologia cinese, a temere il peggio in questi casi dovevano essere i governanti perché associavano la comparsa delle stelle cadenti a crisi di governo, battaglie o assedi. Anche nel Mediterraneo anticamente si credeva in superstizioni simili. Infatti, le antiche cronache raccontano che tra ottobre e novembre del 902 d.C. , l’invasione della Sicilia e della Calabria da parte dei Saraceni e le stragi successive, furono seguite da un abbondante pianto divino. Oggi è certo che si trattò di una fittissima pioggia di stelle cadenti dello sciame delle Leonidi, visibile ogni anno a novembre.

Nel solco di questa tradizione (che vede le stelle cadenti come lacrime celesti) si colloca la famosa poesia di Giovanni Pascoli, X agosto appunto, che chiaramente non è dedicata alla notte di San Lorenzo, ma al ricordo del padre ucciso il 10 agosto del 1867. La poesia inizia e termina proprio con un riferimento alle stelle cadenti che il poeta interpreta come pianto del cielo (prima e ultima quartina):

San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla arde e cade,
perché sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
……
E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!

Le stelle cadenti come segno di festa o di speranza
Ma non sempre nel corso della storia le stelle cadenti sono state considerate come segni infausti. Anzi nel mondo latino, era proprio il contrario. Agosto era il mese dedicato all’imperatore Augusto, durante il quale venivano celebrate molte feste legate al mondo agricolo. Tali festeggiamenti erano spesso accompagnati da processioni, che celebravano in particolare il dio Priapo, dio della fertilità: la pioggia di stelle cadenti veniva quindi associata non alle lacrime di Priapo, ma a qualcosa di diverso, cioè il suo sperma, con cui il dio rendeva fertili i campi e garantiva un buon raccolto per i mesi successivi.

Con l’avvento del cristianesimo, avviene la transizione di alcune feste pagane nel mondo cristiano. E il 10 agosto diventa il giorno in cui si celebra San Lorenzo, il martire cristiano che nel 258 d.C. per volere dell’imperatore Valeriano, sarebbe stato bruciato vivo su una graticola. In realtà secondo gli storici San Lorenzo fu decapitato, ma questa versione sulla morte di San Lorenzo entrò a far parte della tradizione cristiana, ispirando opere d’arte e detti popolari. Il legame con il mondo latino non finisce qui, perché il nome Lorenzo rimanda foneticamente a Larentia, la grande madre, che era la controparte femminile del dio Priapo. Quindi nella tradizione cristiana questa notte è dedicata al martirio di San Lorenzo e le stelle cadenti sono le lacrime del santo versate durante il suo supplizio che vagano eternamente nel cielo e scendono sulla Terra solo il giorno in cui Lorenzo morì. C’è anche un’altra tradizione secondo cui le stelle cadenti sarebbero le scintille provenienti dalla graticola su cui il martire venne ucciso, poi volate in cielo. Tuttavia, la tradizione popolare cristiana ha voluto introdurre un elemento positivo. Infatti, l’usanza di esprimere un desiderio vedendo una stella cadente deriva dalla tradizione di chiedere una grazia a San Lorenzo, vedendone una lacrima in cielo. Ecco come la pioggia di stelle cadenti diventa una occasione di festa e di speranza.

Il martirio di San Lorenzo, di Jacopo Negretti detto Palma il Giovane, XVI secolo, olio su tela. Crediti : chorusvenezia.org

Le stelle cadenti oggi
Siamo tornati ai giorni nostri, in cui le stelle cadenti sono un fenomeno astronomico ricorrente, previsto e spiegato dalla scienza. Allora usciamo da questa parentesi su storia e tradizioni della notte di San Lorenzo e torniamo a parlare delle meteore dal punto di vista scientifico. Che caratteristiche hanno? Si tratta di piccoli frammenti, che hanno dimensioni che vanno dal granello di sabbia a quelle di un piccolo sassolino e in genere pesano pochi grammi. Viaggiano molto velocemente, entrando in atmosfera con una velocità tra gli 11 e i 72 km al secondo. E dove si bruciano creando la caratteristica scia luminosa? La maggior parte nella mesosfera, cioè tra 50 e 85 km di altezza rispetto alla superficie della Terra.

Lo sciame delle Perseidi
Sicuramente lo sciame di stelle cadenti più famoso è quello delle Perseidi, che caratterizza le notti di agosto: questo sciame meteorico deriva dal passaggio della cometa 109P/Swift-Tuttle.

Crediti: American Meteor Society

Si tratta di una cometa scoperta indipendentemente nel 1862 da Swift e Tuttle. Infatti proprio in quell’anno la cometa passava dal perielio, cioè raggiungeva la minima distanza dal Sole. A seguito di questo passaggio l’italiano Giovanni Virginio Schiaparelli scoprì nel 1866 il legame tra la Swift-Tuttle e le stelle cadenti delle perseidi.

Giovanni Virginio Schiaparelli nell’osservatorio astronomico di Brera in un disegno di Beltrame per La Domenica del Corriere del 28 ottobre 1900.

La cometa Swift-Tuttle fotografata il 4 aprile 1892 (sopra) e il 6 aprile 1892 (sotto) dal Professore EE Barnard. Crediti: from Plate III in “A Popular History of Astronomy” published in the nineteenth century by Agnes M. Clerke (third edition).

L’ultimo passaggio al perielio della cometa Swift-Tuttle è stato nel 1992 e il prossimo sarà nel 2125, perché impiega 133 anni per completare un giro attorno al Sole. Il suo nucleo è di circa 26 chilometri, che è più del doppio dell’asteroide che causò l’estinzione dei dinosauri. Quindi se cadesse sulla Terra sarebbe una catastrofe. Ma tranquilli! Per almeno 2000 anni il nostro pianeta è al sicuro. Nel 2126 la cometa passerà a quasi 23 milioni di chilometri dalla Terra.

Dove dobbiamo aspettarci di vedere le stelle cadenti?
Le stelle cadenti possono apparire ovunque nel cielo, ma le loro code sembrano provenire dallo stesso punto, quello che si chiama radiante. Si tratta di un effetto di prospettiva, simile ai binari della ferrovia che convergono in un singolo punto di fuga all’orizzonte se visti dal centro.
I nomi degli sciami meteorici derivano dalla costellazione dove si trova il radiante nel momento del picco di stelle cadenti. Per esempio lo sciame delle Perseidi sembra irradiarsi dalla costellazione di Perseo. Il radiante delle Leonidi si trova nella costellazione del leone, Geminidi-gemelli, e Quadrantidi si irradiano dalla costellazione del Quadrante Murale, che non si usa più e oggi fa parte della costellazione del Boote.

Quando guardiamo le stelle cadenti ci sono dei pericoli?
Ovviamente non c’è nessun tipo di pericolo perché il materiale che forma questi frammenti vaporizza completamente nell’atmosfera superiore. Diverso è il discorso nel caso in cui ci capita di assistere a un bolide. I bolidi sono particolari meteore che lasciano scie molto più brillanti, larghe e persistenti rispetto a una normale stella cadente. In genere si tratta di meteoroidi, quindi non frammenti piccoli come nel caso delle semplici meteore, ma corpi con dimensioni anche di decine di metri che possono arrivare più in basso, raggiungendo la troposfera ed esplodendo al di sotto dei 50 km di altitudine. Ecco perché i bolidi possono costituire un pericolo.

Differenza fra meteoroide, meteora, bolide e meteorite. Di Alessandro Gelagi (Geologo)

Siamo arrivati alla conclusione di questo viaggio…la prossima volta che vi capiterà di vedere una stella cadente, forse lo farete con occhi diversi, ma sono certa che questo fenomeno bellissimo non smetterà mai di affascinarvi!

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Informazioni su Sabrina Masiero

Direttore Responsabile della Didattica e Divulgazione presso la Fondazione GAL Hassin-Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche, Isnello, (Palermo) e associata INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo. Ho lavorato presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e la Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie nell'ambito dei pianeti extrasolari.

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