Il Gattopardo: il Principe Astronomo

di Luciana Ziino 

“Vedi: tu, Bendicò, sei un po’ come loro, come le stelle: felicemente incomprensibile, incapace di produrre angoscia.”
Così Don Fabrizio, il principe di Salina, descrive le stelle, rivolgendosi al suo cane pasticcione, l’alano Bendicò: l’osservazione del cielo ha sul protagonista del il potere di estraniarlo dalle occupazioni quotidiane e di rasserenare il suo spirito.

Il principe di Salina Fabrizio Corbera interpretato da Burt Lancaster nel Il Gattopardo.

Giulio Tomasi di Lampedusa (1815-1885), il reale personaggio a cui si ispirò il pronipote Giuseppe nella stesura del suo famosissimo romanzo, era effettivamente un astronomo dilettante, molto stimato all’epoca, tanto da essere apprezzato dagli studiosi suoi contemporanei come Ercole Dembowski (1812-1881), nobile lombardo famoso per le sue osservazioni di stelle doppie e Gaetano Cacciatore (1814-1889), per molti anni direttore dell’Osservatorio di Palermo. Quest’ultimo testimonia la passione del Principe per l’ con le seguenti parole:

“Il Principe di Lampedusa distinto patrizio siciliano, delle cose astronomiche illuminato cultore, e che a sollievo del suo spirito in amena villa nei dintorni di Palermo, ha eretto un piccolo Osservatorio fornito di non ispregevoli strumenti, per vaghezza di osservare l’Eclisse recavasi in Girgenti insieme al sacerdote PIRRONE suo assiduo compagno negli studi del Cielo. In elevato terrazzo entro la citta’ essi collocarono […] un cannocchiale di 11 centimetri di apertura …”

Cacciatore fa riferimento alla torre-specola che Giulio Tomasi di Lampedusa aveva fatto costruire sulla sua villa situata vicino al parco della Favorita a Palermo. Dalle parole del direttore dell’osservatorio panormita apprendiamo che anche il Principe, come molti altri astronomi sia dilettanti che professionisti, si recò a Girgenti (l’odierna Agrigento) per osservare l’eclissi di Sole del 22 dicembre 1870, visibile dalla Sicilia orientale e meridionale.

 

Giuseppe Tomasi di Lampedusa (23 dicembre 1896 – 23 luglio 1957), l’autore del romanzo Il Gattopardo pubblicato postumo nel 1958.

La copertina della prima edizione de Il Gattopardo.

Ma torniamo al protagonista del romanzo, il personaggio rappresentato da Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1896-1957), la cui personalità ricalca in parte quella della figura storica e in parte è invece frutto della fantasia dell’autore. Il Gattopardo è disseminato di riferimenti astronomici, a cominciare dall’inizio del racconto. Il principe, i famigliari e il cappellano della casa hanno appena recitato il rosario:

“Le donne si alzavano lentamente… Rimase coperta soltanto un’Andromeda cui la tonaca di padre Pirrone, attardato in sue orazioni supplementari, impedì per un bel po’ di rivedere l’argenteo Perseo.”

Qui i riferimenti sono mitologici, ma legati anche al mondo astronomico in cui Andromeda e Perseo sono due ben precise costellazioni. Più avanti la passione del principe per l’astronomia è resa esplicita:

“forti e reali inclinazioni alle matematiche; aveva applicato queste all’astronomia e ne aveva tratto sufficienti riconoscimenti pubblici e gustosissime gioie private.”
Basti dire che in lui orgoglio e analisi matematica si erano a tal punto associati da dargli l’illusione che gli astri obbedissero ai suoi calcoli (come di fatto sembravano fare) e che i due pianetini che aveva scoperto (Salina e Svelto li aveva chiamati, come il suo feudo e un suo bracco indimenticato) propagassero la fama della sua casa nelle sterili plaghe fra Marte e Giove”

Quando le vicende della sua famiglia e della politica dei tempi lo opprimono, per trovare serenità, egli sale al suo osservatorio:

“salì una lunga scaletta e sboccò nella grande luce azzurra dell’Osservatorio. I due telescopi e i tre cannocchiali, accecati dal Sole, stavano accucciati buoni buoni, col tappo nero sull’oculare, come bestie ben avvezze che sapessero come il loro pasto vien dato soltanto la sera”.

Don Fabrizio ha molta cura per i suoi strumenti:

“Sedeva quindi guardingo e sogguardava Don Fabrizio che con uno spazzolino ripuliva i congegni di un cannocchiale e sembrava assorto nella meticolosa sua attività…”

Per il principe al disordine terrestre e alla violenza della Storia si contrappone la perfezione del cielo, l’ordine astrale, dove il movimento dei corpi celesti risponde perfettamente ai suoi calcoli:

“Fedeli agli appuntamenti le comete si erano abituate a presentarsi puntuali sino al minuto secondo dinanzi a chi le osservasse. Ed esse non erano messaggere di catastrofi come Stella credeva; la loro apparizione prevista era anzi il trionfo della ragione umana che si proiettava e prendeva parte alla sublime normalità dei cieli”.

Dunque, l’astronomia per il protagonista del Gattopardo è un vero e proprio rifugio, una sorta di morfina, che gli permette di dimenticare gli aspetti più meschini della vita.
Abbiamo detto che il bisnonno di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, il Principe vissuto nell’Ottocento, aveva fatto realizzare una specola privata nella sua villa ai colli. La specola era dotata di strumenti che, nel 1887, due anni dopo la morte del ‘Principe Astronomo’, furono acquistati dall’. Infatti, gli eredi del principe avevano deciso di disfarsene e forse, col senno di poi, possiamo affermare che sia stato meglio così, dato che questi strumenti oggi si trovano in un buono stato di conservazione all’interno del Museo della Specola di Palermo.

I tre strumenti appartenuti al Principe Giulio Tomasi di Lampedusa (1815-1885) e acquistati nel 1887 dall’Osservatorio Astronomico di Palermo: a sinistra il telescopio rifrattore di Merz; al centro il telescopio equatoriale di Lerebours e Secretan; a destra il telescopio altazimutale di Worthington.

È celeberrimo il film che Luchino Visconti trasse dall’omonimo romanzo; ma c’è una curiosità che forse non tutti voi conoscete: durante le riprese, Visconti, regista estremamente meticoloso nella ricostruzione degli ambienti, utilizzò proprio gli strumenti appartenuti al principe e conservati nella Specola palermitana. I telescopi, insieme ad arredi e carte dell’Osservatorio Astronomico di Palermo, permisero al regista di ricreare lo studio in cui Don Fabrizio si dedicava con passione all’astronomia.

Strumenti, arredi e carte appartenenti all’Osservatorio Astronomico di Palermo e utilizzati sul set del film Il Gattopardo.

Tra tutti i corpi celesti da lui studiati o semplicemente osservati, il Principe di Salina descritto nel romanzo (e nel film) ha un particolare legame con Venere. Don Fabrizio va a caccia alle prime luci dell’alba e il suo primo sguardo è per “lei”, il simbolo di qualcosa che gli sfugge, ma che un giorno spera di raggiungere:

“Venere brillava, chicco d’uva sbucciato, trasparente e umido, e di già sembrava di udire il rombo del carro solare che saliva l’erta sotto l’orizzonte…”

Anche dopo il famoso ballo, che segna un momento importante del romanzo, il Principe, ritornando a piedi verso casa, ha un nuovo incontro con la sua amata Venere:

“…Da una viuzza traversa intravide la parte orientale del cielo, al disopra del mare. Venere stava lì, avvolta nel suo turbante di vapori autunnali. Essa era sempre fedele, aspettava sempre Don Fabrizio alle sue uscite mattutine, a Donnafugata prima della caccia, adesso dopo il ballo.”

E Don Fabrizio sospirando, pensa:

“Quando si sarebbe decisa a dargli un appuntamento meno effimero, lontano dai torsoli e dal sangue, nella propria regione di perenne certezza?”

Ancora una volta il cielo stellato è il luogo della perfezione e della bellezza, che lui desidera di raggiungere e che sembra arrivare al momento della morte:

“Era lei la creatura bramata da sempre che veniva a prenderlo; strano che così giovane com’era si fosse arresa a lui; l’ora della partenza doveva essere vicina. Giunta faccia a faccia con lui sollevò il velo e così, pudica ma pronta ad essere posseduta, gli apparve più bella di come mai l’avesse intravista negli spazi stellari.”

 

Il pianeta Venere alle prime luci dell’alba.

D’altra parte il termine desiderio vuol dire letteralmente proprio mancanza di stelle (dal latino de- e sidus, stella): quindi quale migliore parola può essere scelta per rappresentare lo stato d’animo che per tutto il romanzo accompagna il protagonista!
Qui termino questo excursus sul rapporto tra il Gattopardo e l’astronomia, sperando di avervi incuriosito, ma soprattutto di avere instillato anche in voi un po’ di quel desiderio per la conoscenza del cielo, che tanto apparteneva al protagonista del romanzo e forse anche all’autore.

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Informazioni su Sabrina Masiero

Direttore Responsabile della Didattica e Divulgazione presso la Fondazione GAL Hassin-Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche, Isnello, (Palermo) e associata INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo. Ho lavorato presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e la Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie nell'ambito dei pianeti extrasolari.

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