Il saluto di BepiColombo alla Terra

La sonda BepiColombo in una rappresentazione artistica. Crediti: ESA

Passerà accanto alla Terra, a meno di due raggi terrestri, cioé a meno di 13 mila chilometri, alle 4.25 UTC (Universal Time, le 6.25 italiane) di venerdì 10 aprile 2020, salutando la Terra l’ultima volta per un obiettivo davvero incredibile: raggiungere Mercurio nel 2025. È la sonda BepiColombo dell’Agenzia Spaziale Europea in collaborazione con quella giapponese, JAXA. Più di sette anni di viaggio dalla Terra a Mercurio, sfruttando l’azione gravitazionale di Terra e Venere, per poter risparmiare quanto più carburante possibile. Effetto fionda o gravity assist, così viene chiamato questo avvicinamento o flyby con il nostro pianeta e, in generale, con tutti i corpi del Sistema Solare che permettono ad una sonda di accelerare o decelerare per poter raggiungere un preciso target.

“Con questo flyby, BepiColombo ci saluterà definitivamente per essere lanciato verso la parte più interna del nostro Sistema Solare e, dopo 17 anni che lavoro su questo progetto, mi dispiace pensare che si sta definitivamente allontanando da noi”. È Valeria Mangano a raccontarci la storia di questa missione, ricercatrice INAF-IAPS di Roma del team scientifico di SERENA, strumento a bordo di BepiColombo. “In questi giorni mi sembra di tornare ai momenti emozionantissimi dei giorni prima del lancio, nell’ottobre 2018”.

Ma qualcosa, lo sappiamo bene, è cambiato da allora. Tutti noi siamo chiusi in casa per effetto della pandemia da COVID-19 per le misure adottate dai vari paesi per rallentare il virus e controllare la pandemia, misure che stanno mettendo a dura prova le società e le economie, ma anche le imprese spaziali.

I ricercatori astronomi saranno da casa in collegamento con l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e, in particolare, con il Mission Control Centre di Darmstadt, in Germania. “Purtroppo il coronavirus non ci permetterà di andare ai telescopi o nei posti più bui a vederla passare nel cielo come avremmo voluto” continua ancora Valeria Mangano, “ma al Centro di Darmstadt ci sono dei colleghi che lavoreranno durante il flyby. Siamo fortunati perché altrimenti non si sarebbe potuta fare nessuna misura degli strumenti a bordo e BepiColombo sarebbe passato accanto alla Terra senza ‘accendere’ nulla. In altre parole sarebbe stato completamente ‘cieco’. Per fortuna questo rischio sembra sia scongiurato”.

La Terra e la Luna viste da BepiColombo il 5 marzo scorso a circa 14 milioni di chilometri di distanza. Crediti: Esa/BepiColombo/Mtm

 

Questo avvicinamento con la Terra rappresenta un momento cruciale, perché servirà a fare un test importante per una buona parte degli strumenti: potranno misurare l’ambiente intorno alla Terra, che resta ancora quello a noi più conosciuto. Un grande test per valutare il buon funzionamento della strumentazione di bordo.

BepiColombo lascerà uno sguardo al nostro pianeta agognato, come non lo è stato mai da quando la tecnologia ha permesso di inviare sonde nello spazio.

Il flyby, inoltre, preparerà la sonda al suo prossimo appuntamento con il pianeta Venere fissato per 15 ottobre 2020. “In questo giorno avverrà il primo flyby della sonda con un altro pianeta, Venere, e anche allora gli strumenti di BepiColombo saranno accesi e pronti a prendere dati, lontano da casa e in un ambiente assai meno noto. E speriamo che per quella data saremo già tornati alle nostre vite normali” conclude Valeria Mangano.

Tutti i ricercatori astronomi e i tecnici che lavorano per il progetto BepiColombo saranno molto impegnati fino all’arrivo della sonda prevista per dicembre 2025, in quanto sono previsti 2 flyby con Venere e ben 6 col pianeta Mercurio, la sua destinazione finale. “Il primo flyby con Mercurio inizierà nell’ottobre dell’anno prossimo” continua Valeria Mangano “e ognuno di essi permetterà di ridurre la velocità della sonda in modo progressivo fino alla sua immissione in orbita nel dicembre 2025”.

Valeria Mangano è originaria di Messina e fin da piccola è appassionata di astronomia. Dopo la laurea e il dottorato all’Università di Padova, si è trasferita a Roma per lavorare col gruppo con il quale ancora oggi lavora. “A quel tempo il mio team aveva appena ‘vinto’ il bando ESA per costruire uno strumento che andasse verso Mercurio. Un pianeta in buona parte sconosciuto perché solo la sonda Mariner 10 negli anni ’70 l’aveva avvicinato. Di Mercurio all’epoca i miei colleghi studiavano una delle cose più ‘evanescenti’ possibili, l’esosfera, l’atmosfera estremamente tenue che circonda il pianeta e che, incredibilmente, è stata analizzata in buona parte da telescopi terrestri, a partire dagli anni ’80. Così ho iniziato a fare osservazioni dai telescopi alle Isole Canarie e i dati che raccoglievo i miei colleghi li usavano per progettare uno strumento in grado di misurare gli atomi con le energie e le densità osservate nell’esosfera di Mercurio. Dopo 17 anni siamo ancora tutti qui, un gruppo di colleghi ma anche un pezzo di famiglia ormai”.

E se anche non sarà possibile per loro essere tutti assieme la mattina del 10 aprile, lo saranno sicuramente col cuore e con le emozioni di vent’anni di lavoro verso quel puntino nel cielo accanto alla Terra per poche ore e che rappresenta la loro vita passata e loro speranza futura di nuove scoperte.

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Informazioni su Sabrina Masiero

Direttore Responsabile della Didattica e Divulgazione presso la Fondazione GAL Hassin-Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche, Isnello, (Palermo) e associata INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo. Ho lavorato presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e la Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie nell'ambito dei pianeti extrasolari.

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