Un fumetto per conoscere la storia dell’Astronomia: Le vite di Galileo

 

Copertina del libro fumetto Le Vite di Galileo. Crediti: Fiami e CLEUP.

«Le vite di Galileo» di Fiami, fumetto ufficiale dell’Anno Internazionale dell’Astronomia 2009, è un fumetto che ti porterà a spasso nella storia dell’astronomia, della matematica, della fisica, della religione e della filosofia.

Che cos’è l’astronomia? Chi era Galileo? Come contavano gli antichi Babilonesi? Come ha fatto Eratostene a misurare la circonferenza terrestre? Vuoi incontrare l’astronomo Aryabhata che nel 499 d.C. già aveva intuito il moto di rotazione della Terra intorno al proprio asse? Vuoi puntare il cannocchiale insieme a Galileo in queste notti d’inverno nello stesso periodo in cui anche Galileo lo faceva quattrocento anni fa? Perché le comete sono corpi celesti che ritornano periodicamente? Newton e Halley te lo spiegheranno.
Quando alzi gli occhi al cielo, ti chiedi mai perché tanta bellezza solo per essere osservata? Quali sono le domande a cui si è risposto e alle quali ancora non se n’è data una?E perché certe domande sono così difficili e complicate?

Ogni giorno, su questo sito, racconteremo un capitolo, facendo un approfondimento sull’argomento affrontato dal protagonista della nostra storia.

Crediti: Fiami e CLEUP.

Pubblicato dalla CLEUP, Casa editrice di Padova, dove Galileo trascorse i diciotto anni migliori della sua vita, «Le vite di Galileo» si può acquistare sul sito della casa editrice CLEUP, su Amazon, su IBS oltre che nelle principali librerie italiane, su richiesta. Potrai acquistare il libro presso il GAL Hassin al costo di €10,00. Potete contattare l’autore Fiami, o Raphael Fiammingo, a info@fiami.ch (che vi risponderà in italiano) oppure visitando il sito fiami.ch.

Con «Le vite di Galileo» trascorrerai bei momenti, ricordando i grandi uomini e scienziati che sono vissuti prima di te, che ti parlano ancora a distanza di millenni.

Prima tappa: Babilonia nel 568 a.C. al tempo delle osservazioni

Da Le vite di Galileo. Cortesia: Fiami e CLEUP.

Un bambino di nome Galilosor impara a leggere nel cielo e a scrivere nell’argilla umida con un piccolo giunco.
Secondo i Babilonesi gli Dei usavano il cielo per mandare dei messaggi agli uomini e per questo cercavano di decifrarli osservando le posizioni apparenti dei pianeti fra le stelle, il loro sorgere e tramontare, le eclissi di Sole e di Luna, che erano in grado di prevedere con una certa previsione (metodi empirici) e dalla lettura dei fegati di pecora, quando il cielo era coperto. L’interpretazione del cielo da una parte e la lettura dei fegati dall’altra erano tecniche complementari, a volte anche rivali.

I Babilonesi acquisirono una conoscenza considerevolmente precisa dei periodi del Sole, della Luna e dei pianeti, e poterono predire le posizioni di questi corpi tra le stelle e i periodici ritorni delle eclissi lunari, senza formulare – a quanto pare – alcun genere di teoria geometrica dei corpi celesti. Ma anche se l’astronomia come scienza è sorta sulle rive dell’Eufrate, da cui poi esercitò una grande influenza sullo sviluppo dell’astronomia greca, la conoscenza delle stelle era prerogativa esclusiva dei sacerdoti, ai quali spettava il compito di stabilire il calendario e di venerare la Luna e le stelle. Fuori della classe sacerdotale non era possibile alcuna attività di studio, cosicché le meditazioni sull’origine e la struttura del mondo erano sempre intrecciate a fantasie mitologiche e non esisteva un pensiero autonomo.
I documenti babilonesi, ma in generale quelli mesopotamici, venivano scritti prevalentemente con dei giunchi, ed incisi su tavolette d’argilla morbida poi cotta in appositi forni o lasciata essiccare al sole. Questi giunchi sono dei stili di canna a sezione triangolare allungata, a forma di cuneo, da cui deriva il nome di“scrittura cuneiforme” tipica della civiltà babilonese.
Tali documenti hanno resistito anche alle intemperie a differenza, ad esempio, dei papiri egizi. Di conseguenza, oggi disponiamo di più documentazione sulla matematica mesopotamica che su quella egizia.

E’ abbastanza logico che il primo modo di contare dell’uomo è stato quello di contare con la mente, ma quando si avevano grandi quantità non si riusciva a tenere tutto in mente, perciò si cominciò a contare con le mani, prima con un sistema quinario, poi con il sistema decimale e in qualche cultura anche con i piedi, sistema vicesimale. Sono quindi le dita il primo abaco della storia. Successivamente, il concetto di numero si è sviluppato: si cominciarono ad inventare i segni grafici che rappresentavano dei numeri a partire dalle unità. La base del calcolo dei sumeri, cui si ispirarono in seguito i Babilonesi, era 60.
Solo nel tardo XX secolo hanno cominciato ad apparire le prime tavolette con decifrate le esposizioni della matematica mesopotamica, ma soprattutto di quella babilonese. In queste tavolette risalenti all’epoca della dinastia dei Hammurabi è illustrato il sistema sessagesimale, cioè il sistema a base 60 utilizzato non solo dai Babilonesi ma anche in tutto il resto della Mesopotamia; un sistema sessagesimale viene utilizzato ancora oggi per indicare la misura del tempo e degli angoli.

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Informazioni su Sabrina Masiero

Direttore Responsabile della Didattica e Divulgazione presso la Fondazione GAL Hassin-Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche, Isnello, (Palermo) e associata INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo. Ho lavorato presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e la Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie nell'ambito dei pianeti extrasolari.

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