Un buco nero sulla porta di casa

Rappresentazione artistica del sistema triplo HR 6819, formato da una coppia interna, di cui uno degli oggetti è un buco nero di 4 masse solari, e da una stella più distante. Crediti: ESO

Di Mario Di Martino, INAF-Torino

Un gruppo internazionale di astronomi ha scoperto un buco nero che dista da noi “soltanto” 1.000 anni luce. Il buco nero è il più vicino al nostro Sistema Solare tra tutti quelli finora conosciuti e fa parte di un sistema triplo che può essere visto a occhio nudo in direzione della costellazione australe del Telescopio. L’equipe ha trovato evidenze della presenza dell’oggetto invisibile seguendo il moto delle due stelle compagne con il telescopio da 2,2 metri dell’European Southern Observatory (ESO) situato presso l’Osservatorio di La Silla (Cile). I ricercatori sostengono che questo sistema potrebbe essere solo la punta dell’iceberg e che in futuro, grazie all’avvento della nuova generazione di telescopi spaziali, come il James Webb Telescope (JWT) da 6,5 metri di apertura, e basati a terra, come l’European Extremely Large Telescope (E-ELT) dell’ESO da 39 metri di diametro, e si potrebbero trovare molti altri buchi neri simili.

“Siamo rimasti veramente sorpresi quando ci siamo resi conto che questo è il primo sistema stellare di cui fa parte un buco nero che si può vedere a occhio nudo”, afferma Petr Hadrava, coautore della ricerca. Il sistema è così vicino a noi che le sue stelle sono visibiliin una notte scura e serena anche senza l’ausilio di un binocolo o di un telescopio. “Questo sistema contiene il buco nero più vicino alla Terra di cui siamo a conoscenza”, afferma  Thomas Rivinius dell’ESO, primo autore dell’articolo pubblicato lo scorso 6 maggio dalla rivista Astronomy&Astrophysics.

L’equipe ha inizialmente osservato il sistema, chiamato HR 6819, nell’ambito di uno studio sui sistemi stellari doppi. Tuttavia, nell’analizzare le osservazioni hanno scoperto con sorpresa la presenza di un terzo corpo precedentemente ignoto: un buco nero. Le osservazioni spettroscopiche successive hanno mostrato che una delle due stelle visibili orbita intorno a un oggetto invisibile ogni 40 giorni, mentre la seconda stella si trova a grande distanza da questa coppia interna.

Il buco nero nascosto in HR 6819 è uno dei pochissimi buchi neri di massa stellare finora conosciuti che non interagiscono violentemente con l’ ambiente circostante e, quindi, appaiono davvero neri. Ma l’equipe ha potuto individuarne la presenza e calcolarne la massa studiando l’orbita della stella nella coppia interna: un oggetto invisibile con una massa almeno 4 volte quella del Sole non può che essere un buco nero.

Finora, nella nostra Galassia sono stati individuati soltanto un paio di dozzine di buchi neri, quasi tutti a causa della potente emissione di raggi X provenienti dal disco di accrescimento che in genere spiraleggia attorno a questi oggetti. Ma secondo le stime, risulta che nel passato della Via Lattea molte altre stelle di grande massa devono essere collassate a formare buchi neri al termine del loro ciclo evolutivo. La scoperta di un buco nero non visibile nel sistema HR 6819 fornisce indizi su dove si potrebbero trovare oggetti simili nascosti nella Via Lattea.

Questa scoperta potrebbe far luce su un altro sistema stellare. Si tratta di un sistema doppio denominato LB-1, che però potrebbe essere triplo, anche se sono necessarie ulteriori osservazioni per poterlo stabilire con certezza. Se anche LB-1, che è un po’ più lontano dalla Terra ma ancora decisamente vicino in termini astronomici, nascondesse al suo interno un buco nero,ciò starebbe a significare che probabilmente esiste un numero molto maggiore di questi sistemi. Trovandoli e studiandoli potremmo imparare molto sulla formazione e l’evoluzione di quelle rare stelle che iniziano la loro vita con una massa pari o superiore a 8 volte la massa del Sole e la terminano in un’esplosione di supernova che lascia come residuo un buco nero.

La scoperta di questi sistemi tripli con una coppia interna e una stella distante potrebbero anche fornire indizi sulle violente fusioni cosmiche che rilasciano onde gravitazionali abbastanza potenti da poter essere rilevate sulla Terra. Si ritiene infatti che le fusioni possano avvenire in sistemi con una configurazione simile a HR 6819 o LB-1, ma in cui la coppia interna è costituita da due buchi neri o da un buco nero e una stella di neutroni. L’oggetto esterno distante può avere un impatto gravitazionale sulla coppia interna in modo tale da innescare la fusione e il rilascio di onde gravitazionali. Sebbene HR 6819 e forse LB-1 siano costituiti da solo un buco nero e nessuna stella di neutroni, questi sistemi potrebbero aiutare a capire come possono verificarsi collisioni stellari nei sistemi stellari tripli.

Aggiungi ai preferiti : permalink.

Informazioni su Sabrina Masiero

Direttore Responsabile della Didattica e Divulgazione presso la Fondazione GAL Hassin-Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche, Isnello, (Palermo) e associata INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo. Ho lavorato presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e la Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie nell'ambito dei pianeti extrasolari.

I commenti sono chiusi.