NASA

di Carmelo Falco

Le monografie che proporremo da oggi vi racconteranno in maniera sintetica lo stato attuale dell’aerospaziale e le strategie delle principali agenzie nazionali e degli operatori privati più importanti al mondo.

Non possiamo che inaugurare questa serie di brevi monografie con l’americana National Aeronautics and Space Administration, ben più nota con l’acronimo NASA.

Simulazione dell’allunaggio dell’Apollo 11 (20-21 luglio 1969) sulla Luna. Crediti: Space.com / NASA

Il primo passo sulla Luna di Neil Armstrong rimarrà per sempre una delle pietre miliari della storia umana. È ben noto a tutti che l’epopea del programma Apollo maturò in un contesto storico e politico particolare (guerra fredda con l’URSS) in cui gli Stati Uniti diedero alla NASA mezzi economici e tecnici mai visti prima e mai più riproposti successivamente.

La missione Apollo 11 è stata la prima missione umana sulla Luna. Il lancio del Saturn V avvenne il 16 luglio 1969 dalla base di Cape Kennedy. Tre astronauti, Neil Armstrong, Edwin Buzz Aldrin e Michael Collins entrano in orbita lunare il 20 luglio 1969. Collins rimase nel modulo di comando, gli altri due astronauti invece lasciarono le loro impronte sul suolo lunare nel corso di circa due ore di attività. Era la notte del 21 luglio 1969. L’equipaggio fece ritorno a casa il 24 luglio 1969. Crediti: NASA/Apollo Mission.

I presidenti americani e i congressi federali che si sono alternati dopo quella magnifica sfida tecnologica, raggiunto il successo sul piano militare e propagandistico, iniziarono a disimpegnare sempre più fondi e il budget NASA, da un picco di quasi il 5% del bilancio federale durante gli anni 60 dello scorso secolo, si è assestato intorno all’1% e, attualmente, siamo allo 0.5%.

Appare evidente che i 400.000 uomini che lavorarono in sinergia per portare l’uomo sulla Luna e quel formidabile sforzo economico sono da decenni un lontano ricordo.

Pur con fondi più limitati, l’Agenzia Spaziale Americana ha continuato a raggiungere traguardi epocali grazie anche alle cooperazioni con altre agenzie spaziali. E così, in questo ultimo mezzo secolo sono stati tanti i successi nelle missioni in orbita bassa (Stazione Spaziale Internazionale e Space Shuttle) e nelle missioni senza equipaggio. Oggi la quasi totalità delle informazioni riguardanti il nostro Sistema Solare e lo studio di vari altri oggetti celesti sono frutto di sforzi tecnologici eccezionali profusi nelle missioni spaziali con sonde. Ne citiamo alcune solo per solleticare la vostra memoria: Pioneer 10 e 11, Viking 1 e 2, Voyager 1 e 2, Telescopio Spaziale Hubble in collaborazione con Agenzia Spaziale Europea (ESA), Soho, Galileo, Cassini, Curiosity e Opportunity, Stardust, Kepler, Dawn e New Horizons.

Curiosity si trova su Marte dal 2002. Era stato previsto un tempo di vita pari a due anni, ma Curiosity sta lavorando ininterrottamente da otto anni e lo potrà fare finché la sua strumentazione sarà funzionante. Nel filmato si vede un confronto tra il Curiosity del 2002 e il Curiosity di oggi: la polvere marziana lo ha rivestito tutto, ma è sempre lui, un grande esploratore. Crediti: NASA

 

Ma oggi quali sono le strategie e gli obiettivi che si pone questa agenzia con un passato così glorioso?
Oggi più di ieri NASA, consapevole di non poter più ricoprire un ruolo da attore unico, sul piano delle missioni verso altri corpi o in orbita terrestre, sta continuando a coltivare le ormai ultradecennali collaborazioni con altre agenzie internazionali. I rapporti più duraturi e solidi sono con ESA e con la giapponese Japan Aerospace Exploration Agency (JAXA).

Stazione Spaziale Lunare, Gateway. Crediti: NASA/JPL

E le missioni con equipaggio? Dopo l’ultimo volo dello Shuttle dell’8 luglio 2011, la NASA ha acquistato i servizi dai russi e ha mandato i suoi astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) tramite l’ormai veterana Soyuz. Il tutto a costi notevoli, sia economici che di prestigio.

Questa situazione ha imbarazzato per un decennio gli Stati Uniti. A ciò si sono aggiunti i report di intelligence che avvisano dei grandi progressi e degli investimenti di una nuova superpotenza come il dragone cinese. Ciò ha portato a un timido risveglio politico e spinto le amministrazioni attuali ad aumentare il budget, oltre ad annunciare due progetti, il problematico razzo SLS e la Missione Artemis per il ritorno dell’uomo sulla Luna e per la creazione di una Stazione Spaziale in orbita lunare entro circa un quinquennio per raggiungere il pianeta Rosso.

L’umanità nei prossimi anni ritornerà sulla Luna per andare oltre, sul pianeta Marte. Questo è il programma Artemis. Crediti: NASA

Queste rinate ambizioni sono anche frutto di una grande novità: l’avvento dei privati americani.
È infatti notizia di questo periodo che NASA ha appaltato la costruzione del modulo lunare delle Missioni Artemis al National Team, capeggiato da Blue Origin del magnate di Amazon Bezos, a Dynetics e a SpaceX del vulcanico patron di Tesla Elon Musk (parleremo di loro in monografie successive). E non solo, dopo ben 9 anni, il 27 maggio 2020, con la Missione Demo2, due astronauti americani NASA non partiranno più con la Soyuz dal suolo russo ma partiranno dal suolo americano e con un razzo e una capsula della privata Space X aprendo le danze per la nuova sfida di Artemis.

Gli astronauti della NASA Robert Behnken e Douglas Hurley durante le prove prima del lancio della missione. Crediti: NASA/DM2.

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Informazioni su Sabrina Masiero

Direttore Responsabile della Didattica e Divulgazione presso la Fondazione GAL Hassin-Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche, Isnello, (Palermo) e associata INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo. Ho lavorato presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e la Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie nell'ambito dei pianeti extrasolari.

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