Voyager 2, la sonda dei record

di Luciana Ziino 

Lo scorso 29 ottobre, dopo più di sette mesi di silenzio, la NASA ha ripreso i contatti con la 2. L’interruzione delle comunicazioni non era legata a un malfunzionamento della sonda, ma era più banalmente dovuta allo spegnimento della Deep Space Station 43, l’unica antenna radio ancora in grado di comunicare con lei. Infatti, la DSS43 – questo è il nome in codice dell’antenna situata a Canberra, in Australia – necessitava di una serie di aggiornamenti (come la sostituzione di due trasmettitori radio e il rinnovamento dei sistemi di controllo termico), ragion per cui è stata disattivata a marzo di quest’anno. L’invio di comandi alla Voyager 2, in viaggio nello spazio profondo, è stata la prima prova utile a testare il corretto funzionamento dell’antenna dopo l’aggiornamento, test superato con successo. La DSS43 potrà tornare pienamente operativa a febbraio 2021.

Fin qui sembrerebbe il racconto di un banale caso di manutenzione di un’antenna radio; ma quando quest’antenna è l’unica al mondo che ancora comunica con una delle sonde più longeve della storia e più distanti dalla Terra, nulla è banale.

Lavori di aggiornamento e riparazione condotti sull’antenna radio Deep Space Station 43, larga 70 metri e situata a Canberra, in Australia. In questa foto, in particolare, uno dei coni di alimentazione bianchi dell’antenna (che ospitano parti dei suoi ricevitori) viene spostato da una gru. Crediti: CSIRO

La Voyager 2, insieme alla sua gemella Voyager 1, alle Pioneer 10 e 11 lanciate agli inizi degli anni settanta, e alla più recente New Horizons, possiede abbastanza energia da poter sfuggire all’attrazione gravitazionale del Sole e quindi abbandonare il Sistema Solare. Ma attenzione: nessuna di queste sonde si trova attualmente al di fuori del Sistema Solare. Infatti, dobbiamo aspettare ancora molto tempo (decine di migliaia di anni) prima che la Voyager 2 e le sue compagne ne oltrepassino i confini. Questo perché il Sistema Solare non si conclude con la Fascia di Kuiper, la cintura di corpi minori che si estende al di là dell’orbita del pianeta più lontano, Nettuno; né termina in corrispondenza della cosiddetta eliopausa, la regione in cui il vento solare viene bloccato dal mezzo interstellare. Secondo i modelli attuali, il confine più estremo del nostro sistema sarebbe ben al di là dell’eliopausa e coinciderebbe con la Nube di Oort, la culla sferica di milioni di comete, situata tra 20mila e 100mila Unità Astronomiche dal Sole.

Oggi la Voyager 2 si trova ad oltre 18.8 miliardi di chilometri dalla Terra che corrispondono a circa 125 Unità Astronomiche. E anche se non è ancora uscita dal Sistema Solare, ha già raggiunto un traguardo importante: nel novembre del 2018 ha superato i confini dall’eliosfera, la bolla protettiva formata dalle particelle del vento solare e dal campo magnetico solare, che circonda i pianeti e la fascia di Kuiper. Possiamo dire che oramai si trova nel mezzo interstellare e, se sappiamo qualcosa in più su questa lontana e poco conosciuta zona del Sistema Solare, lo dobbiamo a lei e alla sua gemella (la Voyager 1, che per prima ha attraversato l’eliopausa).

Rappresentazione artistica del Sistema Solare che mostra la posizione delle sonde Voyager 1 e Voyager 2 al di fuori dell’eliosfera. Crediti: NASA/ JPL-Caltech.

Ma questo non è l’unico record della Voyager 2. La sonda, lanciata dalla base di Cape Canaveral il 20 agosto del 1977, rimane a tutt’oggi l’unica ad aver guardato da vicino i due pianeti più esterni, Urano e Nettuno, fornendo gran parte delle informazioni che ancora oggi abbiamo su questi due corpi.

E nonostante siano passati più di quarant’anni dalla sua partenza, Voyager 2 è ancora in grado di ricevere segnali dalla Terra ed eseguire i comandi che le vengono inviati, trasmettendoci dati scientifici preziosissimi. Non tutti i suoi strumenti sono ancora in funzione, perché non ha sufficiente energia per mantenerli tutti attivi. Ma la sonda continuerà a funzionare, sia pure in modo limitato, ancora per qualche anno. Poi si spegnerà, continuando ad allontanarsi da noi e portando verso l’infinito e oltre un in bottiglia da parte del genere umano, il famoso Voyager Golden Record. Ma questa è un’altra storia.

Crediti: pryzmat via Shutterstock / HDR tune by Universal-Sci

 

 

 

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Informazioni su Sabrina Masiero

Direttore Responsabile della Didattica e Divulgazione presso la Fondazione GAL Hassin-Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche, Isnello, (Palermo) e associata INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo. Ho lavorato presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e la Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie nell'ambito dei pianeti extrasolari.

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