Verso il Punto Nemo

di Sabrina Masiero 

Non è il luogo di riproduzione di un pesce famoso. È un luogo e un nome leggendario, evocativo, spaventoso e affascinante al tempo stesso. Rappresenta uno dei punti definiti “poli dell’inaccessibilità. Si trova nell’Oceano Pacifico e arrivarci è veramente un’impresa. Per l’astronautica è un cimitero spaziale.

“Viviamo su una placida isola d’ignoranza in mezzo a neri mari d’infinito e non era previsto che ce ne spingessimo troppo lontano”. Howard Phillips Lovecraft, Il Richiamo di Cthulhu

Chi non ha mai pensato, almeno una volta, di isolarsi completamente da tutto ciò che lo circonda e trovare un posto isolato? Punto Nemo è probabilmente il punto più adatto, o forse il meno, questione di punti di vista. Si trova nell’Oceano Pacifico ed è il punto più lontano da qualsiasi terra emersa. Prende il nome da Nemo, il Capitano Nemo, protagonista di due celebri romanzi, “Ventimila leghe sotto i mari” e “L’isola misteriosa”, prodotti della fervida e lungimirante immaginazione dello scrittore Jules Verne, lo stesso che ha stimolato la comunità velica a intitolargli il trofeo per il record del giro del mondo a vela in equipaggio. Il Punto Nemo è in effetti uno dei punti da cui transita la Volvo Ocean Rice, la competizione in cui sette barche di 21 metri attraversano gli oceani sfidando condizioni impossibili.

Jules Verne.

Ci sono vari poli dell’inacessibilità sulla superficie terrestre, punti che hanno una caratteristica peculiare, ossia rispondono ad alcune domande del tipo: qual è il punto oceanico più distante da qualsiasi terra emersa? Qual è il punto delle terre emerse più lontano da qualsiasi linea costiera? In tanti nel corso degli anni hanno fantasticato su questi quesiti, a partire dallo scrittore americano di racconti horror Howard Phillips Lovecraft (1890 – 1937) che, nel suo racconto Il Richiamo di Cthulhu, pone la città di R’lyeh proprio nei pressi del polo oceanico dell’inaccessibilità.

Uno di questi punti di inaccessibilità è il Punto Nemo, più correttamente definito il Polo oceanico dell’inaccessibilità, che si trova nella parte meridionale dell’Oceano Pacifico, a circa 2688 chilometri dalle terre più vicine: a nord l’Isola di Ducie (vicino alla Nuova Zelanda), a nord-est l’Isola Motu Nui (che si trova a sud dell’Isola di Pasqua), a sud l’Isola Maher, verso l’Antartide.

Questo punto è stato calcolato nei primi anni Novanta del secolo scorso dall’ingegnere croato-canadese Hrvoje Lukatela che, per scoprirlo, ha utilizzato un programma informatico geo-spaziale. Data la forma tridimensionale della Terra, sono necessari tre linee equidistanti da tre differenti coste per individuare un punto, in questo caso nell’Oceano Pacifico. Per ottenere tali coordinate, Lukatela dovette lavorare con milioni di possibilità che fossero sulla terra emersa, per la precisione su una costa, e avessero la stessa distanza dal punto che poi venne indicato come Punto Nemo. Le calcolò in 48° 52′ 31,748” S, 123° 23′ 33,069” W. Tuttavia le posizioni esatte delle coste sono variabili a causa della continua erosione e dello spostamento delle placche tettoniche, oltre al fatto che dipendono dalle maree, quindi non è possibile avere una precisione perfetta: la posizione di questo punto può presentare un errore di uno o due metri.

Con la barca più veloce sono necessari, cronometro alla mano, 15 giorni, 10 ore e 37 minuti per arrivarci. Lo stesso tempo è necessario per poter rientrare in uno di questi tre punti base equidistanti. Il migliore è sicuramente l’Isola di Pasqua. Infatti, l’Isola di Ducie è lunga circa due chilometri, rocciosa e disabitata; il secondo dei tre punti di riferimento è l’Antartide, posto piuttosto svantaggioso per pensare di fare una sosta.

ISS (International Space Station) and Earth, computer illustration.

Questo almeno sulla superficie terrestre. Visto che la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) si trova a circa 400 chilometri in orbita attorno alla Terra, se ci trovassimo esattamente sul Punto Nemo si potrebbe dire di essere più vicini agli astronauti della ISS rispetto a tutti gli altri esseri umani del pianeta Terra. C’è tuttavia un legame più stretto tra ISS e Punto Nemo: è molto probabile che a partire dal 2025, quando inizierà lo smantellamento della ISS, il Punto Nemo possa diventare il cimitero della ISS, a 3600 metri sul fondale oceanico, come lo è già di oltre 260 veicoli spaziali, tra cui la Stazione Spaziale Russa MIR e, casualmente, anche della Stazione Spaziale Cinese Tiangong-1 che non ha avuto un ingresso controllato, ma che, fortunatamente, non ha causato danni  a cose e persone e oggi si trova sul fondale oceanico, non molto distante dal Punto Nemo.

Il Punto Nemo. Crediti: © ZOOOM.AT / MATEA ZLATKOVIC – Red Bull

Nella sua architettura attuale, l’ISS è l’oggetto artificiale più grande mai mandato in orbita: 110 metri di lunghezza, 74 metri di larghezza e 30 metro d’altezza per 420 tonnellate. Viaggia a una velocità media di 27.600 km/h e compie 15,5 orbite al giorno, tra 330 e 410 km d’altitudine. Dal 2000 ad oggi è stata abitata in permanenza da un equipaggio composto da 2 fino a 7 astronauti che è cambiato spesso. In totale ha abitato la stazione una sessantina di astronauti di diverse nazioni, tra cui l’Italia con Luca Parmitano, Samantha Cristoforetti e Paolo Nespoli.

Non è un caso se il Punto Nemo, con queste coordinate così remote, venga scelto come cimitero per satelliti e veicoli spaziali in generale, con un rientro programmato. Prima di arrivare sulla superficie dell’oceano, questi oggetti bruciano non completamente in atmosfera. I resti incandescenti perciò finiscono in oceano, provocando anche dei piccoli terremoti dato che la massa di questi frammenti è piuttosto importante. Alcuni detriti spaziali galleggiano ancora sulla superficie dell’oceano, in piccoli frammenti. Alcuni frammenti della Stazione Spaziale MIR sono arrivati addirittura sulle spiagge delle Isole Fiji, a oltre 6200 chilometri di distanza.

Con Google Maps si può avere un’idea della distanza tra le Isole Fiji e il Punto Nemo. La distanza che i frammenti della MIR hanno percorso sono circa 6300 chilometri. Crediti: GoogleMaps

Una curiosità che riguarda i fondali di questa zona dell’oceano. Nel 1997 un team di oceanografi della National Oceanic and Atmospheric Administration, un’agenzia federale statunitense che si occupa di meteorologia, vi registrò un suono sottomarino non ben definito, che fu battezzato Bloop. Inizialmente si pensò che a produrlo fosse stato un animale, ma la sua bassa frequenza poteva essere spiegata solo se tale animale fosse stato più grande di una balenottera azzurra, cioè del più grande animale conosciuto: per questo molte persone fantasticarono sull’origine di questo suono. Fu poi scoperto che il suono era stato prodotto da pezzi di ghiaccio che si erano spaccati.

Decisamente il Punto Nemo è il punto più lontano da possibili zone abitate, purtroppo però nessuno si preoccupa dell’inquinamento che viene prodotto. L’area meno popolata della Terra è una delle più inquinate. Non esiste in effetti un punto sulla Terra dove non vi sia una qualche forma di vita: l’area raggiunge i 37 milioni di chilometri quadrati e ci sono ceppi batterici e plancton ma soprattutto tantissima plastica, o micro-plastica. Gli esseri umani sono riusciti a inquinare queste regioni remote in assenza quasi totale di vita. Se c’è un posto che dovremmo amare, perché siamo umani, è senza dubbio questo, l’ultimo rifugio fuori di noi, che ci tiene il più lontano possibile dai nostri simili.

 

 

 

 

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Informazioni su Sabrina Masiero

Direttore Responsabile della Didattica e Divulgazione presso la Fondazione GAL Hassin-Centro Internazionale delle Scienze Astronomiche, Isnello, (Palermo) e associata INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo. Ho lavorato presso INAF-Osservatorio Astronomico di Padova e la Fundaciòn Galileo Galilei, FGG-Telescopio Nazionale Galileo, La Palma, Isole Canarie nell'ambito dei pianeti extrasolari.

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